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Foglio "Lussino" n.22
pagina 1, 2 e 3

Villa Tarabocchia - Villa Perla

di Licia Giadrossi-Gloria Tamaro

     Una vita travagliata quella di Villa Tarabocchia, fatta costruire nel 1903 sul terreno di proprietà della famiglia da Eustacchio Tarabocchia. Progettista ne era l’architetto Cigliani che l’aveva disegnata in uno stile liberty elegante, con la bella terrazza che si protendeva e si protende sulla Valle d’Augusto, di colore rosa allora come oggi, nonostante il trascorrere degli anni, fortunosamente conservatasi, malgrado le vicissitudini di un secolo: due guerre mondiali, l’Impero Austro-ungarico, l’Italia, l’Esodo, la Yugoslavia, la Croazia. Una storia emblematica di una famiglia di comandanti e di armatori che fa capo ad Eustacchio, nato nella prima metà dell’800, marito di Domenica Cattarinich da cui nascono, Antonio, Giulio, Eustacchio e Marino. 
     Eustacchio junior, nato nel 1864, sposa Iva Martinolich,
figlia di Marco Umile Martinolich, fondatore del cantiere omonimo e sorella di Nicolò. 

     Da loro nascono due figli: Ivetta che sposa Pierpaolo Luzzatto Fegiz, fondatore nel 1946 della Doxa, primo istituto di sondaggi di opinione e di ricerche di mercato in Italia, e NinoTarabocchia. 
     Il secondo conflitto mondiale dilaga e annienta le fortune dei Tarabocchia-Luzzatto Fegiz che trascorrono due anni, tra il ‘43 e il ‘45 nella casa di Zabodaski: qui ha origine quella biografia che Pierpaolo Luzzatto Fegiz pubblicò nel 1984 con il titolo di “Lettere da Zabodaski-Ricordi di un borghese mitteleuropeo”. Nel 1945 si trasferiscono a Neresine per poi prendere la via dell’esodo. 
     Famiglie di armatori e costruttori che a seguito della seconda guerra mondiale si ritrovano con niente a Lussino perché “nemici del popolo”!


Villa Perla, già Villa Tarabocchia e la Chiesa di San Nicolò - Foto Sergio de Luyk

    

Villa Tarabocchia e la “Mimosa”

     Le vicende della guerra non toccano la Villa Tarabocchia ma la vicina casa dei Martinolich che una bomba incendiaria americana distrusse, unitamente alla “Mimosa”, la barca a vela con cui Eustacchio bordeggiava e regatava. L’edificio rosa non subisce demolizioni come accadde al Park Hotel di Cigale che, bombardato, venne disfatto al fine di recuperare mattoni per la costruzione di una stalla a Belei. Viene invece nazionalizzato e al pianoterra diventa sede della Milizia e dell’OZNA, la famigerata polizia segreta dei titini dove si svolgono interrogatori e torture, dove nelle celle veniva custodito chi non aderiva o aveva la sfortuna di essere catturato. Dalla villa non uscivano più le voci dei proprietari e dei bambini ma le urla dei prigionieri! 
     Finito il periodo degli orrori, la villa continuò a ospitare la polizia fino a quando non venne costruito il nuovo palazzo. Il comune la vendette allora alla società Jadranka che la utilizzò per uffici. Ai tempi della guerra tra Croazia e Serbia l’azienda ne cedette la proprietà a una cittadina croata abitante in Svizzera, B. Z.
    La signora intraprese una bella e conservativa ristrutturazione, mantenendo le caratteristiche liberty e l’impronta originale della casa e le diede il nome di Villa Perla. Gli antichi proprietari vennero risarciti dalla stato italiano con pochi, pochissimi milioni di lire! 
     Nel 1990, per iniziativa di Edoardo Cavedoni venne ricostituita a Lussinpiccolo la Comunità degli Italiani residenti nell’Isola, cioè dei rimasti, Stelio Cappelli ne resse la presidenza per quattro anni. Subito sorse la necessità di una sede dove si potessero svolgere corsi di italiano dedicati ai bambini e agli
adulti, corsi che subito ebbero molte adesioni, grazie all’entusiasmo e alla cultura della maestra Noyes Piccini Abramic che nel 94 subentrò alla guida del gruppo. La stanza che era stata data loro in dotazione dal comune si rivelò subito angusta e l’impegno di Noyes venne dedicato alla ricerca di una sede adatta per poter aprire una scuola materna in lingua italiana. 
    
L’Università Popolare di Trieste, per conto del Ministero degli Affari Esteri italiano, nell’ambito della legge 19 del 1991 che finanzia le attività della Comunità Nazionale Italiana in Istria, Fiume e Dalmazia, intraprese trattative per l’acquisto di una casa. Uno dei sostenitori di queste iniziative fu il prof Giuseppe Favrini che sin dalla costituzione della nostra associazione a Trieste nel 1998, ritenne necessario tenere i contatti con i residenti per cercare di mantenere e diffondere la storia, la lingua e la cultura italiana autoctona anche nella Lussino croata. Le trattative ebbero esito positivo nel 2004 quando venne stipulato il contratto di compravendita tra la proprietaria e l’Università Popolare; venne pagata dallo stato italiano una somma di circa 750.000 euro. La proprietà doveva venire intavolata al Consolato Generale d’Italia di Fiume e non alla Unione degli Italiani, come per gli altri comuni dell’Istria, e qui sorse il problema, non ancora risolto, dell’enclave italiana. Ancora oggi la villa, già pagata, è intavolata al nome della proprietaria croata. 

    Sono già pronti i progetti di ristrutturazione del primo piano e della mansarda per adattarli ad aree di studio e di cultura italiana, mentre il pianoterra, destinato a scuola materna di lingua italiana, deve essere completamente rifatto, essendo il solo a recare ancora i segni della permanenza della polizia. Dopo 12 anni di presidenza Noyes Piccini ha lasciato, pochi mesi fa, il testimone ad Anna Maria Chalvien Saganic che dedica molto del suo impegno alla risoluzione dell’ormai annoso problema della proprietà della villa, affinché si possa avverare il sogno dell’asilo italiano. Attualmente due giovani maestre, Martina e Mirta, insegnano la lingua italiana, per tutta la durata dell’anno scolastico, a 140 ragazzi di cui 20 in età prescolare. 
     I programmi della nuova presidente, per continuità di indirizzo e di statuto, comprendono oltre ai corsi di lingua italiana, l’organizzazione di eventi culturali, conferenze, concerti, attività coristiche, visite a città italiane per i più interessati dei circa cinquecento associati, con l’obiettivo di ampliare la partecipazione a un nutrito gruppo di giovani, che, anche con l’ausilio di una sala computer, possano adire a una cultura di qualità. 

 

Nella ex Villa Tarabocchia una famiglia lussignana italiana cha ha dovuto abbandonare Lussinpiccolo, ha inteso lasciare un segno della sua presenza sull’Isola, donando un quadro di famiglia acquistato dal nonno. Si tratta di una grande tela risalente ai primi dell’800 di autore ignoto di scuola veneta, che rappresenta il mito di Apollo e di Dafne; al centro in basso il vecchio che tenta di fermare Dafne rappresenta il tempo nel suo scorrere inesorabile. Si tratta di un mito greco, ripreso dal poeta romano Ovidio nelle”Metamorfosi” secondo cui Febo-Apollo, dio del sole, colpito per vendetta dalla freccia d’oro d’amore scagliata da Eros-Cupido si innamorò di una ninfa, Dafne, che una freccia di piombo rese invulnerabile all’amore. Così Apollo vagò per i boschi alla ricerca della ninfa che sempre gli sfuggiva finché non la trovò e mentre stava per raggiungerla lei invocò Gea, sua madre e madre-terra, che la trasformò in alloro. Dafne, infatti, in greco significa alloro. Apollo decise di rendere sacra a lui questa pianta sempreverde: con questa avrebbe ornato la sua chioma, la cetra e la faretra; e sarebbero stati incoronati in seguito i vincitori, i condottieri e i... laureati. Un mito greco e romano molto noto e ripreso da scultori e pittori di ogni epoca. 

 

 

«Ricordando Lussino»

di Neera Hreglich

EL FIS’CIO LUSSIGNAN
Iera proprio un fis’cio nostro de Lussin, una cadenza speciale che ne consentiva de riconoserse in tutto el
mondo. Iera come una firma volante che quando ti sentivi, ti te voltavi per veder chi che te ciama, anche a New York. Dove iera lussignani se se ciamava col fis’cio perché non ghe iera telefono e anche soto casa ti venivi ciamado col fis’cio. Sulla nave se usava anche el fis’cio ma personal, e el doveva esser più forte perché con i motori in funzion se sentiva poco. Iera quindi el fis’cio lussignan per terra e quel personal in mar! Iera el nostro telefono senza fili, el cellulare de allora!

CAPITANI LUSSIGNANI
Evitando accuratamente le zone marine minate da lui conosciute in precedenza quale ufficiale della marina
austro-ungarica, il giovane sottotenente di vascello Guido Tedaldi, italiano di Lussinpiccolo, ha pilotato il cacciatorpediniere Audace a Trieste sul molo San Carlo (da allora Molo Audace) il 3 novembre 1918, giorno dell’arrivo dell’Italia a Trieste. Lo ha fatto in uniforme austriaca dicendo: «Devo redimere questa, che sono stato costretto ad indossare per tanto tempo».

CROCEROSSINE LUSSIGNANE
Nel 1954, il 26 ottobre, giorno del ritorno a Trieste dell’Italia la sfilata di tutti i corpi italiani si concludeva
con la Croce Rossa; l’ispettrice ha scelto le due infermiere volontarie di Trieste con il servizio più lungo e più difficile. Eravamo due in testa ed eravamo entrambe lussignane a iniziare la sfilata della Croce Rossa: Alcea Giadrossi e Neera Hreglich. Dalla sola Lussinpiccolo provenivano ben sette infermiere volontarie che dipendevano dall’Ispettorato della Croce Rossa di Trieste: Argia Cosulich, Nora Cosulich, Alcea Giadrossi, Ada Giadrossi, Neera Hreglich, Firmina Iviani, Laura Martinolich.

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Ultimo aggiornamento sabato 13 gennaio 2007