Su Giornata della Memoria Ultime Memorie di.. Riflessi Unione Europea
Foglio "Lussino" n.15
pagina 7

    ULTIME MEMORIE DI NICOLO' MARTINOLICH (Nicoletto Proto)   
       nato a Lussinpiccolo nel 1828, morto a Lussinpiccolo nel 1888    
(dei Martinoli “Colonich”)

Principierò col dire che ad una parte del mio cantiere hanno diritto tutti gli eredi del defunto mio padre, e che, sebbene egli morisse senza lasciare testamento, egli più volte mi dichiarò che nel cantiere nessuno doveva avere alcuna ingerenza all'infuori di me; che se si voleva che il cantiere continuasse e progredisse sotto il nome di un Martinolich, bisognava evitare che sorgessero troppi pretendenti quando non c'era posto che per uno solo, e che gli altri eredi dovevano venir tacitati in altro modo. Così si sono regolati i defunti proti Cattarinich: il loro cantiere venne lasciato all'erede costruttore, il quale dovette ricompensare gli altri eredi per patto convenuto.

Purtroppo non mancheranno coloro che criticheranno il mio agire, se non altro per quello spirito maligno d'invidia e cattiveria che regna nel cuore dei fratelli dacché il mondo esiste: e sono certo, anzi, che più strilleranno coloro ai quali intendo fare il maggior bene.

Lussinpiccolo intera sa che mio padre iniziò la sua carriera di costruttore quale semplice capomistro nello squero dei Cattarinich. Così pure non manca chi possa testimoniare che io stesso incominciai il mio garzonato nello stesso cantiere nel 1840 all'età di dodici anni; che a quindici io percepivo i due terzi della paga di un mistro, e che a diciotto anni ( nel 1846 ) ero già un valente operaio lodato e stimato dai miei padroni. Le paghe da me percepite fra i dodici e i diciotto anni d'età andavano settimanalmente nelle mani di mia madre senza dar luogo alla minima detrazione in mio favore, né per tabacco, né per caffé od altri svaghi. Tutta la mia esistenza era dedicata al lavoro di giorno e di notte.. Molti devono infatti ricordare come io in quegli anni costruivo delle imbarcazioni per mio conto, lavorando nei ritagli di tempo delle giornate piovose, e nei giorni festivi, o durante la notte.

Compiuti i diciotto anni mi imbarcai (1846) in qualità di mistro sul bark “Emulazione” col capitano Cosulich; indi feci alcuni viaggi sulla nave “Unità” col capitano Stefano Vidulich, finché, ritornato in Patria, consegnai ai miei genitori le paghe guadagnatemi sul mare, che avevo deciso di abbandonare per sempre.

Ripresa l'ascia e la mannaia, mi misi al lavoro con mio padre su un piccolo squeretto che a quei tempi esisteva presso la casa Garzancich, in località allora chiamata “Velarivina”, e che oggi viene a stare davanti alle case dei Gerolimich. Nel 1848/49 si costruirono in “Velarivina” alcune belle imbarcazioni, qualche pieleghetto e, ciò che più conta, si fecero alcune sostanziali riparazioni su bastimenti di lungo corso. Le mie paghe continuavano ad andar confuse con quelle di mio padre, ed io, da quel caro e buon figliuolo che ero, non miravo ad altro che ad aiutare la famiglia, che intanto andava crescendo sotto i miei occhi.

Nel 1849 , a ventun anni, andai dal maestro di nautica, signor Baldini. Avevo un estremo bisogno di fare la conoscenza con l'abaco e l'abbecedario, e studiavo giorno e notte con vero accanimento. Alla fine del dicembre di quell'anno mi accomiatai dal mio buon maestro il quale, a dire il vero, mi prese per matto.....

Nel 1850 i miei genitori si cercarono uno squero più spazioso, e lo trovarono in Sardoceva. Col tempo e a forza di spese, spese e sempre spese, ne fecero l'attuale cantiere Martinolich. Siccome in quegli anni si guadagnava appena quel tanto che bastava per campare, vendemmo la casa situata in Kalk al fine di costruirci, col denaro ricavato dalla vendita, un'altra presso lo squero, casa che fu realmente costruita e che è quella in cui morirono i miei genitori.

Al tempo in cui si stava sistemando il nuovo squeretto (marzo 1850) arrivava a Lussinpiccolo dalla Russia, l'ora defunto Melchiorre Vidulich. Saputo che egli era un dilettante in fatto di costruzioni navali, subito mi presentai chiedendogli di dedicarmi qualche oretta al giorno allo scopo di insegnarmi il disegno ed altre cose. Egli possedeva alcuni ottimi trattati francesi, e con l'aiuto di questi pervenne ben presto a snebbiare la mia zucca; anzi, per far meglio e presto - perché io volevo che ogni cosa procedesse a tutto vapore - fu deciso di disegnare uno scafo di 25 piedi francesi, scafo che effettivamente fu compiuto sei mesi dopo la sua impostazione.

Quantunque lo scafo fosse riuscito discretamente, pure nessuno - compreso lo stesso maestro - diede allora importanza all'opera del giovane e focoso Martinolich. Allora, congedatomi dal Signor Melchiorre, così come tempo addietro mi ero congedato dal Signor Baldini, io mi ritirai in casa (quella nuova in Sardoceva allora allora ultimata) e, relegatomi nella abbastanza spaziosa soffitta, non mi feci più vedere ad anima viva: in quella soffitta non facevo che disegnare, calcolare, scrivere e leggere, e intanto non cessavo di acquistar libri e tutto quanto mi occorresse per lo studio. Facevo una guerra spietata e ostinata alla mia ignoranza, né di altro mi curavo, limitando le mie spese ai pochi fiorini che mi occorrevano per provvedermi di carta da disegno, penne, libri ed altre cose del genere. Altre cose non gravavano sul bilancio familiare per quanto mi riguardasse, a meno che non si vogliano aggiungervi i due piatti di minestra, il pezzetto di carne e quel po' di pane che consumavo al giorno: non si poteva negare che il costruttore in erba costasse un gran che alla famiglia. Quale enorme differenza fra quelle spese e le spese che, più tardi, ebbi a sostenere io stesso per mantenere la mia famiglia!

Nel 1850 fu varato il “PRIMOGENITO” (1), brigantino di tonn. 99 di registro vecchio; nel marzo 1853 il brigantino “TELL” (2) di tonn. vecchie 337; lo schooner “SOLLECITO” (3) di tonn. 72 in maggio ed il brigantino “VIKA” (4) di tonn. vecchie 370 in luglio.

Nel 1854 furono varati: in luglio lo schooner “JULIA” (5) di tonn. 49 ed in febbraio il bark “EGIDA” (6) di tonn. vecchie 525. Era questo un bastimento davvero superbo, e il giovane costruttore (all'età di ventisei anni) si ebbe non soltanto regali in oro, ma anche un bell'articolo elogiativo dell'Osservatore Triestino. Nell'agosto del 1854 furono varati inoltre il trabaccolo “SAN GIOVANNI” (7) di tonn. 50 ed il brig “UZROK” (8) di tonn. 444; e nel novembre dello stesso anno lo schooner “DOROTEA” (9) di tonn. 69.

Nel 1855 seguirono i vari della nave “AUSTRIA” (10) di tonn. 605 in marzo e della polacca “ASIA” (11) di tonn. 456 in agosto.

Nel 1856 si vararono: in maggio il bark “URANIA” (12) di tonn. 534; in giugno il bark “PRODE” (13) di tonn. 525, ed in luglio il brigantino “ROMA” (14) di tonn. 392.

Nell'agosto del 1857 scese in acqua il bark “LIBURNO” (15) di tonn. 500.

Indi seguì un periodo di stasi,........causato più che altro da gravi dissapori sorti fra mio padre e l'armatore commitente dell' “URANIA”, il quale si dimostrava malcontento dell'opera di mio padre e minacciava di buttare in rovina la nostra famiglia. Era costui ancora debitore del cantiere per l'importo di fior. 10.000.- quando, anziché saldare il debito, egli mise le mani su alcune cambiali di mio padre che questi non riusciva ad estinguere per mancanza assoluta di mezzi. Con questa terribile arma in mano, l'armatore si valse dei tribunali per dare il colpo di grazia al nostro squero screditandolo in maniera da dissuadere chiunque ad entrare in rapporti d'affari con mio padre. Eppure...........(continua)

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