Precedente Su Successiva

Foglio "Lussino" n.23
pagina 3, 4
e 5

Tragici eventi a Neresine Aprile 1945 
La fossa comune di Ossero dei soldati della X-MAS

di Federico Scopinich

      Qualche anno fa durante una visita a Lussinpiccolo un’amica di mia madre mi accennò di una fossa comune dietro il cimitero di Ossero dove erano stati sepolti alcuni marò della X – Mas. 
     Ritornato a Genova ne ho parlato con un amico di famiglia, anche lui originario di Lussinpiccolo, che mi confermò il fatto. 
     Incuriosito ho letto il libro di Padre Flaminio Rocchi e ho scoperto che uno di quei marò uccisi a Neresine era di Genova e si chiamava MARIO SARTORI (nel libro è scritto Silvestri ma non è esatto). 
     Ho pensato di contattare l’Associazione Reduci X
– Mas per avere più notizie; ho trovato l’ ing. Nesi di Bologna che nel 1945 era Comandante dei mezzi d’assalto della X -MAS nell’isola di Brioni (Pola); ho letto un suo libro sulla Decima e ho trovato conferma dell’accaduto. 
     Durante successivi viaggi a Lussino e Neresine ho raccolto varie testimonianze, lettere e foto di questi marò; con questo materiale sono riuscito a trovare loro parenti a Genova e in Toscana i quali mi hanno consegnato altro materiale interessante. 
    I soldati della Decima di stanza in Istria e isole erano qualche centinaia divisi tra Pola, Laurana, Fiume e una settantina tra Cherso, Neresine e Lussinpiccolo.

     Questi reparti erano stati inviati dal Comandante Principe Borghese negli ultimi mesi di guerra per contrastare l’avanzata dei partigiani di Tito in attesa di un presunto sbarco degli Alleati nella penisola istriana (purtroppo mai avvenuto). 
     In tutto i componenti della X – MAS a Lussino erano una quarantina, distribuiti tra Neresine e Zabodaski. I venti di Zabodaski comandati dal guardia marina FOTI si arresero, furono portati in Yugoslavia e tornarono in tre o quattro. 
     Nella notte del 19 aprile una brigata intera di 4600 titini armati dagli inglesi sbarcarono a Verin: metà si diressero verso Cherso, l’altra metà verso Ossero (difesa da 38 tedeschi) che conquistarono dopo gravi perdite e furiosi combattimenti. 
    La mattina del 20 aprile 1945 investirono la ex caserma dei carabinieri a Neresine dove si erano asserragliati circa 20 marò della X-MAS comandati dal Tenente FANTECHI, armati solo di armi leggere. Si arresero solo dopo aver terminato le munizioni; nello scontro il sottocapo MARIO SARTORI di Genova per non farsi prendere prigioniero si suicidò con l’ultimo colpo del suo mitra.

 

Luogo della fucilazione e delle fosse dei Marò della X-MAS di Nerezine il 20-21 aprile 1945 - foto di Federico Scopinich

     Alla sera, scalzi e denudati, furono portati a piedi fino a Ossero e Belei e quindi di nuovo a Neresine dove furono rinchiusi nella scuola elementare. Il giorno 21 aprile 1945, ricondotti nuovamente a Ossero, dietro al muro del cimitero, furono costretti a scavare due grosse fosse. Vennero quindi massacrati e buttati dentro. 
     LÌ SONO ANCORA OGGI 
     Tutto questo è documentato da lettere dei parenti,
da testimonianze in loco e da racconti di due sopravvissuti (Nino De Venuto di Genova e Serg. Vito Durante di Padova) che si trovavano con un altro gruppo di marò a Zabodaski. 
     Tramite l’associazione X- MAS è stata inoltrata
tutta la documentazione al Ministero della Difesa a Roma, Ufficio Onoranze Caduti nel giugno del 2006. Il 10 luglio 2006, il Ministero mi ha comunicato di aver incaricato ufficialmente la nostra Ambasciata a Zagabria di contattare le autorità croate per un sopralluogo nella zona allo scopo di riportare i resti dei caduti in Italia. 
     Il sottocapo Mario Sartori di Genova che aveva 20
anni (come gli altri), l’unico morto in combattimento (suicidatosi), era stato sepolto nella tomba di famiglia del Podestà di Neresine, signor Menesini. Ho parlato con la figlia di Menesini a Genova e mi ha confermato che è stato esumato il 7 settembre ’64, insieme al Tenente aviere Carlo Bongiovanni caduto nel ‘42 sul Monte Ossero. Il tutto è stato confermato dal Prof. Oneto di Genova che sfilò il cinturone del ragazzo e lo consegnò alla madre, a Genova, in Piazza delle Erbe. 

     Sono riuscito a risalire ad alcuni nomi dei fucilati : 
    - Tenente FANTECHI di Pistoia (35 anni) 
    - Marò Ermanno COPPI di La Lima (Pistoia)
    - Marò Aleandro PETRUCCI di La Lima (PT)
    - Marò Giuseppe RICOTTA di Genova
    - Marò BREDA di Milano
    - Marò Marino GESSI di Rimini (?)
    - Marò Rino FERRINI di Padova infermiere
    - Marò VENTURA
    - Marò Carlo PONTI

     La mamma di Giuseppe Ricotta aveva un negozio
di frutta in via Carrara a Genova. Nella stessa via il signor Maraspin di Lussinpiccolo negli anni tra il ’60 e il ‘70 aveva aperto una pasticceria e quando la signora ha saputo che era dell’isola di Lussino, gli ha chiesto notizie dei ragazzi ma egli purtroppo non ne sapeva niente. 
     Alla fine di questo racconto mi sento in dovere di ringraziare tutte le persone di Neresine che mi hanno fornito lettere e foto di quei ragazzi; un ringraziamento particolare alla Sig. Floriana Coppi, sorella di uno dei fucilati, per la documentazione molto interessante. 

     Ora attendiamo una risposta dalle autorità croate, sperando che l’incomprensione tra il Presidente Napolitano e il Presidente Mesic non porti a un insabbiamento della richiesta. 
     I lettori di questo scritto si domanderanno il perchè di questa ricerca: ebbene, lo scopo è di reperire altre notizie di quei tragici giorni, dei combattimenti e di altri nomi dei Marò, tutti ventenni e volontari. Qualsiasi notizia o ricordo, anche il più insignificante, può essere utile per dare una onorevole sepoltura a quei ragazzi che hanno fatto il loro dovere fino all’estremo sacrificio per difendere l’italianità delle nostre terre e per dare ai loro parenti una tomba su cui pregare. 

Prego contattare il
 Dottor Capitano Federico Scopinich
 a questi numeri: 0039 010 3731601
o 347 3651678 • e-mail: grazaina@alice.it
Via N. Fabrizi 6-14
16148 Genova Italia

Neresine, luogo della battaglia

  
Il Giorno del Ricordo a Trieste

di Doretta Martinoli


     Si è celebrato a Trieste, per la quinta volta e terza per legge, il Giorno del Ricordo per onorare tutti i caduti delle nostre terre di Istria, Fiume, Dalmazia. 
     La giornata piovosa e grigia non ha impedito a più
di mille persone di prendere parte alla cerimonia. Stretti come in un abbraccio commosso attorno alla Foiba di Basovizza, gli esuli hanno anche assistito alla presentazione del nuovo monumento che rappresenta la Croce e l’Argano che è servito a estrarre i corpi degli infoibati e che eleva la Foiba stessa a Sacrario Nazionale. 
     Erano presenti i labari di tutte le comunità istriane,
fiumane e dalmate, tra cui spiccava quello bellissimo, nuovo, di Lussinpiccolo, unico con il veliero, e i mantelli rossi dei dalmati con i tre leoni, unitamente a tutte le autorità cittadine, militari e religiose. 
     La cerimonia è iniziata con il saluto da un picchetto
in armi del Battaglione S.Giusto ai gonfaloni di Trieste e di Muggia decorate con medaglia d’oro al valor militare la prima e con medaglia d’argento la seconda. 
     E’ stata depositata una grande corona da parte del Comune
di Trieste. È intervenuto, a ricordo di questa data e di questo luogo, il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che con brevi e sentite parole ha commemorato i tragici eventi che hanno coinvolto le nostre popolazioni. Ricordando i sessant’anni dal Trattato di pace di Parigi, Dipiazza ha affermato che “un’intera regione sparì dalla carta geografica d’Italia: 350 mila persone lasciarono i propri beni e intrapresero, costretti dalle ritorsioni della pulizia etnica, un difficile viaggio verso la madre patria. Non furono degli optanti, come qualcuno ancora definisce gli esuli. Opta chi può decidere fra due alternative, ma non può optare chi deve scegliere tra la libertà e l’oppressione, tra la vita e la morte.”      

È stato molto commovente e sentito l’intervento dell’On. Menia a cui dobbiamo il riconoscimento per legge del Giorno del Ricordo. “ Di fronte a un cielo che piange –ha detto– forse vale la pena di stare in silenzio e sentire le voci di chi è qui sotto, che ha testimoniato libertà, italianità e amore. Una nazione –ha aggiunto– è grande quando sa riconciliarsi con la storia. Oggi rimettiamo un tassello alla storia d’Italia.” 
     L’avv. Sardos Albertini, presidente della Lega Nazionale, ha letto la motivazione dell’assegnazione della medaglia d’oro al Comune di Trieste. 
     È intervenuto anche il Vescovo di Trieste, Eugenio Ravignani, che ha detto :” E’ dovere di tutti ricercare la verità con onestà e rigore; è dovere ammettere lealmente errori e responsabilità; è dovere di giustizia riconoscere i diritti di chi ha sofferto per farsi operatori di riconciliazione e di pace.” 
     È stata poi letta la toccante preghiera dell’ Arcivescovo Santin per gli infoibati. Le note del “Silenzio” hanno chiuso la cerimonia. 
     Nel Giorno del Ricordo tutte le emittenti televisive italiane hanno trasmesso il discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui “ha riconosciuto che pregiudiziali ideologiche e cecità politica hanno tenuto nascosto per 60 anni i tragici eventi delle Foibe e dell’ Esodo. Per un tempo insopportabile si è
imposta una congiura del silenzio che ha coperto tutto: il dolore delle vittime e le colpe dei carnefici.” 

 

 

Precedente Su Successiva
Ultimo aggiornamento lunedì 30 aprile 2007