|
Dopo il caffè Quarnero il molo protendeva la sua mole
dalla Riva sul mare. Il suo lastricato bianco, compatto, di
pietra d’Istria, poggiava sul substrato senza cedimenti e
non presentava fessure tra masso e masso.
Il molo: “Dolci gli arrivi, amare
le partenze”.
Qui arrivavano le navi: la S.
Giusto e la Morosini,
provenienti
da Trieste e da Venezia, proseguimento verso
la Dalmazia. Da Ancona approdava la Stamura
e dalla
Puglia la Città di Bari.
Tutte barche in transito.
C’era poi un piccolo vapore tutto
bianco, che aveva un
più stretto rapporto con la nostra valle, era il S.
Vito, che
instancabile percorreva la linea delle isole, Sansego, Canidole,
Unie e proseguiva per Fiume dove arrivava il pomeriggio
e ripartiva il mattino presto.
Il lussignano in partenza raggiungeva
il molo per tempo,
accompagnato dai parenti che si mettevano in cerchio
intorno alla valigia ad aspettare l’arrivo del “vapor”.
Fermi non parlavano perché “muzzeni”, non avevano
neanche voglia di ascoltarsi: “i taseva”.
Se una conoscente veniva a salutare
il partente, si poteva
sentire la frase nervosa “no la xe mai puntual, sempre
la arriva tardi, anche a messa...” e magari dalla Bocca
Vera non si vedeva ancora “spuntar el vapor”. Quando
finalmente la motonave arrivava, si spostavano un
po’, sempre in silenzio, per non prendere il pandolo in
testa. |
Come
mettevano la passerella d’imbarco, il lussignano salutava in
fretta ed entrava a bordo, aveva pagato il biglietto e aveva
paura di rimanere sull’isola e magari di perdere l’imbarco.
D’improvviso, mentre durante l’attesa tutti tacevano, il
partente ora sentiva il desiderio di dire tante cose e
altrettante gli raccomandavano amici e parenti: scene spontanee
di affetto e di amicizia.
Una lussignana salì un giorno sulla
nave portando la carrozzella con la bimba che dormiva e le
valige, ma non contenta dei brevi saluti alle amiche, che l’avevano
accompagnata, volle scendere da bordo per ripetere con più
calma i saluti. Quando sentì il fischio della partenza e vide
che i portuali stavano levando la passerella, lanciò un grido:
“la piccola!”. I marinai ebbero un bel da fare per
riportarla a bordo.
Anche i due giovani, sposi da otto
giorni, mentre attendevano “el vapor”, se ne stavano zitti
con la “mucca” in gola, perché lo sposo andava a Trieste
per imbarcarsi. Quando lo sposo fu sulla nave ebbe il coraggio
di gridare alla sposa: “e scrivi sulla lettera se ti xe
rimasta...”
Dopo il fischio i marinai mollavano gli
ormeggi, il vapore girava la poppa verso Velopin e poi puntava
la prua verso Bocca Vera: dal molo e da bordo tutti si
salutavano col fazzoletto bianco e con quella tenerezza che
spesso inumidisce gli occhi!
|