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Foglio "Lussino" n.15
pagina 25
Riflessi nei nostri confronti dell'inclusione nell'Unione Europea della Slovenia, già avvenuta, e della Croazia nei prossimi anni.
Il Segretario al Direttivo di Peschiera (22 maggio 2004) ha così descritto la situazione:
“”Il 30 aprile scorso, a Gorizia, sul piazzale della Transalpina, è stata celebrata, con toni più che entusiastici, l'inclusione della Slovenia nella Comunità Europea. Il Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, leader del centro sinistra italiano, e candidato alle prossime elezioni, ha esordito parlando in sloveno. Poi, in italiano, ha detto che si tratta della giornata più felice di tutta la Sua vita, che si tratta del felice coronamento del ponderoso lavoro svolto per anni dalla Dirigenza Europea da Lui presieduta.
Il rappresentante del Governo Italiano, il Sottosegretario agli Esteri Roberto Antonione, era stato cancellato dal programma degli interventi. Riammesso all'ultimo momento in coda è stato rumorosamente fischiato. Trieste, la città più vicina e quindi più interessata ai rapporti con la Slovenia, era assente. I media hanno detto ch'era assente la “Destra Triestina” sottacendo che questa Destra, come viene chiamata, rappresenta i sentimenti di gran lunga maggioritari a Trieste. L'ha confermato anche domenica scorsa al Raduno degli Alpini giunti in 400.000. La minuscola Provincia di Trieste, la più piccola d'Italia, conta oggi 246.000 abitanti e ha ospitato un numero di Alpini quasi doppio dei suoi abitanti. Tappezzata di tricolori, li ha accolti con travolgente entusiasmo, molto simile a quello con il quale cinquant'anni or sono ha accolto il ritorno della Madre Patria italiana. L'entusiasmo era tale che ha indotto un autorevole rappresentante del Governo, presente al Raduno, a dire: “Questa è la città più italiana d'Italia”.
Lo scenario del 30 aprile a Gorizia è stato emblematico a rappresentare le perplessità con le quali è stata accolta da Trieste e dal Governo Italiano l'inclusione della Slovenia nell'Unione Europea.
E' giusto - mi domando - limitare, per motivi diplomatici, alla sola assenza dalle cerimonie ufficiali delle principali cariche dello Stato italiano e delle rappresentanze di Trieste, è giusto, mi chiedo, evidenziare solo con questa assenza la contrarietà ad accogliere la Slovenia in Europa senza alcuna contropartita?
Si può oppure non si può dire che in effetti è stato come accogliere festosamente chi ha rubato senza aver restituito la refurtiva, riconoscendogli anzi il diritto ad appropriarsi di terre e beni, il diritto a negare la storia, a negare e falsificare l'identità di Coloro che in Istria avevano vissuto per tanti secoli, tanto da costringerli all'Esodo?
Mi sembra che la risposta a queste mie domande sia ovvia e confermata, sebbene in forma “morbida o diplomatica”, anche dalle assenze autorevoli, alla cerimonia di Gorizia, sia da parte italiana che da parte triestina. Sia confermata anche dal fatto che, nei tanti discorsi che si sono succeduti durante tutta quella cerimonia, non sia stata fatta menzione alcuna all'Esodo, evento storico di gran lunga il più importante che ha coinvolto le nostre terre. Nessuno si è azzardato a replicare alle espressioni del primo ministro sloveno Anton Rop che testualmente ha detto “...gli spostamenti di questi confini erano all'ordine del giorno come fossero scambi ferroviari nelle mani della storia capricciosa..”.
Quali conseguenze sono prevedibili?
Come ebbi occasione di dire alla riunione del Direttivo a Trieste il mattino del 20 marzo scorso, si fa sempre più dura la lotta per la difesa della nostra identità di Esuli, di Italiani che hanno tutto sacrificato per rimanere tali, per vivere nella Patria che neppure ci voleva e addirittura si vergognava di noi.
Trieste ha potuto ritornare italiana dopo sette anni grazie al sacrificio degli Esuli che hanno lasciato senza colpo ferire le Loro terre avite usate come merce di scambio: Trieste all'Italia, Istria, Fiume e Zara alla Iugoslavia. A Trieste si è fermata la grande maggioranza degli Esuli: ancora oggi due terzi dei Triestini sono di origine istriana e dalmata.
Quasi ogni giorno nel periodo che ha preceduto e seguito il 10 febbraio 2004, riconosciuto quest'anno come giornata della Memoria, nei media, agli interventi sull'Esodo e sulle Foibe, per ridurne l'importanza, sono stati sempre abbinati altri interventi su stragi, spesso ingigantite o presunte, delle quali sarebbero responsabili gli Italiani. Sono stati anche abbinati interventi sull'Emigrazione triestina in Australia, assimilandola all'Esodo, mentre si è trattato in effetti di una fuga dall'Italia, di un non riconoscimento dell'italianità di Trieste. Dal 1954 al 1961 sono emigrati in Australia 18.647 Triestini, la grande maggioranza simpatizzanti del Movimento indipendentista e Suoi votanti. Questo Movimento indipendentista, su “Il Piccolo” del 27 febbraio scorso, definiva “nefasto” il cinquantenario 2004 di quella che chiamava “l'occupazione italiana di Trieste” determinata, secondo quel Movimento, “soprattutto dalle centinaia di milioni di lire che l'Italia mise a disposizione di politici prezzolati e provocatori per colonizzare Trieste e il suo popolo”.
Si cerca, non solo in Australia ma anche negli U.S.A e in Canada, di non distinguere più fra Emigrazione in generale ed Esodo. Fare questa distinzione non è sempre facile all'Estero, e a farla sembra non collabori l'Associazione Giuliani nel Mondo. Non è però assolutamente accettabile che codesta distinzione non venga fatta in Italia e soprattutto a Trieste.
Come se tutto questo non bastasse adesso si aggiunge l'accoglimento della Slovenia in Europa. Che cosa significa ciò per Trieste? Significa che il confine verrà eliminato, che gli Sloveni potranno con tutta tranquillità e senza alcuna formalità trasferirsi a Trieste, da Loro considerata fermamente, ancora oggi, facente parte del Litorale sloveno come Loro lo chiamano.
E' possibile che in pochi anni la minoranza slovena della città, oggi del 5%, divenga maggioranza.
Il Direttivo è stato più ottimista il 20 marzo. Paventava un eventuale pericolo solo dopo che anche la Croazia verrà accolta in Europa.
In effetti per divenire maggioranza dovrebbero trasferirsi nella Provincia di Trieste 221.401 sloveni, cioè l'11,3% dell'intera Slovenia che oggi conta 1.963.000 abitanti. Ritengo probabile che ciò avvenga E' comunque sicuramente più probabile che la maggioranza della Provincia di Trieste divenga slava dopo che sarà, fra qualche anno, accolta in Europa anche la Croazia: infatti basterà che si trasferisca a Trieste il 3,5% tra Sloveni e Croati, assommanti oggi a 6.245.000. Ma se ciò avverrà, com'è fortemente probabile, ne risulteranno vanificate e umiliate le furibonde lotte dei Triestini per la Loro italianità e l'immane sacrificio degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati che, in effetti, hanno tutto sacrificato perché almeno Trieste restasse italiana.
E' prevedibile che in pochi anni Trieste divenga come Bolzano, con la differenza che l'Alto Adige è stato sempre di cultura e lingua austriache mentre Trieste non è stata mai di cultura e lingua slave.
La Lega Nazionale, le Associazioni degli Esuli e i Partiti italiani neanche paventano o considerano questo pericolo. Anziché approntare un piano per affrontarlo le Associazioni degli Esuli si occupano quasi esclusivamente dell'indennizzo o della restituzione dei beni abbandonati e di organizzare riunioni per ricordare i Patroni e le tradizioni istriane. Di poco conforto sarà per gli Esuli la Giornata della Memoria se nonostante i tanti Caduti e gli immani sacrifici anche Trieste dovesse seguire la sorte dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia.
Noi Lussignani abbiamo il diritto e il dovere di fare tutto il possibile per difendere la nostra identità di Esuli e per denunciare il pericolo che corre l'identità di Trieste italiana, trattandosi di una città nella quale vive la maggior parte di noi e il cui sviluppo è stato determinato soprattutto dai Lussignani con le Compagnie di Navigazione marittima e aerea, con le Compagnie di Assicurazione e con i Cantieri.
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