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Foglio "Lussino" n. 20
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Quando gli alunni insegnavano al loro maestro

di Mario Vidulich Oparich

     Avevo circa nove anni e mi trovavo a “Valdarche” a Lussinpiccolo con mio fratello Bruno di undici anni. Eravamo saliti su una piccola “batela“, mentre il maestro PATUZZI, nostro insegnante elementare, ci guardava, per caso, dal molo. 
    Noi bordeggiavamo nella valle di Valdarche,
spinti da un discreto vento che soffiava verso terra. 
     A un certo punto vedemmo il maestro Patuzzi
che, facendoci segno di accostare, ci chiese di poter fare una bordeggiata con la nostra “patana”. 
     Subito, con fare da marineri, virammo contro
vento e in un attimo ci accostammo al molo dove il maestro ci aspettava. 
     Il Patuzzi salì in barca e fece alcuni giri. 
     Noi, dal molo, davamo lezioni di vela al nostro
maestro: “viri”, “poggi”, “laschi la vela”... ma il maestro non capiva i termini, e noi dovemmo cominciare a dire i comandi in altro modo: “giri a sinistra”, giri a destra”, “vadi contro vento”.  
     Il Patuzzi non riusciva a fare giuste manovre, la barchetta girava in qua e in là per la valle, come se fosse in una scena dei film di Ridolini.
    

  
La batela di Carlo Böhm simile a quella di Oparich

      Molta “mularia” si era raggruppata sulle “grotte” bianche e rideva della situazione, ma in disparte, perché a quei tempi c’era molto rispetto per i maestri e per le persone adulte in generale.
     Quando decise di tornare a terra, puntò verso di noi che lo aspettavamo a riva. 

     Aveva il vento in poppa e puntò verso il moletto... non virò contro vento per fermare la “patana”, e se noi, due ragazzini, non fossimo intervenuti afferrando la barchetta per le “sartighe”, il maestro sarebbe finito dritto sugli scogli, dato che aveva il vento in poppa... gridammo che aveva sbagliato manovra… soprattutto Bruno che si era molto preoccupato per la sorte della sua barchetta. Il maestro capì che aveva corso un brutto rischio, ci avrebbe perlomeno rovinato la batela, e chiese che cosa avrebbe dovuto fare. Così Bruno ed io gli spiegammo che, per fermare la “patana”, avrebbe dovuto virare controvento, accostandosi al molo. Comunque il maestro ci chiese:
“A parte questo
errore, sono andato bene per tutto il resto?” 
E noi imbarazzati: 
“Oh sì… signor maestro!” 

Così fu che due ragazzini “insegnarono al
loro maestro”. Ho scritto volutamente il nome dell’insegnante in questo mio racconto perché desidererei avere notizie dei suoi parenti.

 

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Ultimo aggiornamento mercoledì 01 novembre 2006