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Avevo circa
nove anni e mi trovavo a “Valdarche” a
Lussinpiccolo con mio fratello Bruno di
undici anni. Eravamo saliti su una piccola “batela“,
mentre il maestro PATUZZI, nostro insegnante
elementare, ci guardava, per caso, dal molo.
Noi bordeggiavamo nella valle di Valdarche, spinti
da un discreto vento che soffiava verso
terra.
A un certo punto vedemmo il maestro Patuzzi
che, facendoci
segno di accostare, ci chiese di
poter fare una bordeggiata con la nostra “patana”.
Subito, con fare da marineri, virammo
contro vento e
in un attimo ci accostammo al molo dove il
maestro ci aspettava.
Il Patuzzi salì in barca e fece alcuni
giri.
Noi, dal molo, davamo lezioni di vela al
nostro maestro:
“viri”, “poggi”, “laschi la vela”... ma il maestro non
capiva i termini, e noi dovemmo cominciare a
dire i comandi in altro modo: “giri a sinistra”, giri a destra”,
“vadi contro vento”.
Il Patuzzi non riusciva a fare giuste
manovre, la barchetta girava in qua e in là per la valle, come se
fosse in una scena dei film di Ridolini. |
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La batela di Carlo Böhm simile a quella di Oparich
Molta “mularia” si era
raggruppata sulle “grotte” bianche
e rideva della situazione, ma in disparte, perché a quei tempi c’era
molto rispetto per i maestri e per le persone adulte in generale.
Quando decise di tornare a terra, puntò verso di
noi che lo aspettavamo a riva.
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