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A
seguito dell’articolo pubblicato sul Foglio “Lussino” di aprile 2007
ho ricevuto nuove e decisive testimonianze che
fanno luce su quanto realmente accaduto in quell’aprile 1945:
La prima è questa lettera che è stata scritta
nel 1954 dal marò FAUSTO SCALET di Egna Bolzano (deceduto nel
2003) all’ex comandante della X-MAS. Egli faceva parte della contraerea
del presidio di Zabodaski a Lussino, reparto
comandato dal Guardiamarina CESARE FOTI, morto a Chiavari negli anni ’90.
Ecco quanto scrive:
Il
19 aprile 1945 aerei inglesi bombardarono l’isola pesantemente; noi a
Zabodaski ci salvammo buttandoci in
mare.
Il 20 aprile alle ore 04.30 gli inglesi con i gommoni
sbarcarono migliaia di titini; combattemmo fino alle 14, quindi
i Tedeschi si arresero, avendo ricevuto l’ordine da Pola, anche il Foti
trattò la resa e consegnò viveri e munizioni.
I titini ci portarono verso Ossero insieme a 6 militi
su 7 della Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.). Lì ci
spogliarono di tutti i nostri averi e ci misero nella caserma della G.N.R..
Il giorno dopo, 22 aprile, andammo verso
Neresine e, a una nostra domanda su dove fossero i militi della G.N.R., ci
dissero testualmente:<< li abbiamo fucilati
assieme ai vostri commilitoni di Neresine>>.
Siamo rimasti tre giorni a Neresine, nelle scuole
elementari, senza mangiare: ci avevano detto che la popolazione del
posto ci avrebbe sfamato e così fu, con polenta fredda, latte e pane
secco.
Successivamente fummo condotti a Lussino e con
pescherecci al campo di concentramento a Tivat nelle Bocche
di Cattaro con soste intermedie: a ogni sosta qualcuno veniva prelevato e
fatto sparire. Dopo vari lavori forzati
sulla ferrovia in Jugoslavia, fummo rimpatriati da Spalato ad Ancona il 23
dicembre 1946 e qui ancora una volta
discriminati al Comando Marina di Venezia.
Tutti gli spostamenti da una località all’altra sono
stati fatti a piedi, quasi scalzi, e col vestiario inadeguato. Per
questo motivo tanti di noi non sono tornati.
Fausto Scalet
Il
secondo documento è la lettera che ho ricevuto il 26 aprile 2007 dal sig.
GIOVANNI BALANZIN abitante in Canadà:
è una testimonianza diretta del massacro. Ecco le sue testuali parole:
In
quei giorni di aprile 1945 Ossero era pressoché deserta perché quasi
tutti i suoi abitanti erano sfollati in paesi
vicini e nelle campagne circostanti: il paese era presidito da 38
Tedeschi che hanno combattuto fino alla fine
e da alcuni militi della Compagnia “Tramontana” di Cherso della G.N.R.
I marò di Neresine sono stati portati il 21 aprile a
Ossero nella residenza del Parroco, poi verso le 01.30 del 22
aprile sono stati fucilati: si sono sentiti i colpi della mitragliatrice.
Hanno
scavato due fosse, una piccola e una grande, dietro il muro Nord del
cimitero di Ossero.
Come so queste cose? In quei giorni io ero a Ossero con
mio padre e con il macellaio Giovanni Strogna , quindi
posso raccontare il vero.
Il 21
aprile io e mio padre abbiamo calato la rete in “Scaline” e, siccome c’era
bora, abbiamo lasciato la barca in
“Vier ”. Rientrando, vidi nella casa del parroco tanti soldati
italiani. Un titino, vedendomi curiosare, gridando
in slavo, mi cacciò via col fucile; a casa raccontai tutto a mio padre.
La mattina del 22
aprile alle 6, mentre andavamo in “Vier”, incontrammo 4 titini. L’ufficiale
ci chiese dove andavamo ma noi non
capivamo lo slavo. Poiché uno di loro parlava un po’ di italiano, l’ufficiale
ci fece accompagnare da questi.
Mentre passavamo vicino al Cimitero il partigiano disse: “gli italiani
pregavano la S. Croce e piangevano”.
Non ci abbiamo fatto caso. Al ritorno il titino disse: “là dietro la
olta ci sono gli italiani” (dietro il muro
“Nord” del Cimitero).
Essendo un ragazzo curioso, ritornai a vedere e notai
due mucchi di terra e sul mucchio grande vidi giacche e
corpi. Scappai a casa a raccontare tutto a mio padre.
Giovanni Strogna disse a
mio padre: “prendiamo i badili e andiamo a ricoprire tutto”. Così
fecero. Sul muro del cimitero c’erano
i fori dei proiettili della mitragliatrice: io ne ho preso uno.
Giovanni Balanzin
Questi
importantissimi documenti li ho inviati al Maggiore SORBINI a Roma al
MINISTERO della DIFESA ONORCADUTI,
che segue la pratica e ha assicurato che si farà tutto il possibile per
andare in loco a cercare i resti.
Ho contattato telefonicamente il sig. Balanzin in
Canadà, il quale mi ha confermato tutto a voce. A lui un ringraziamento
particolare da parte dei familiari dei marò trucidati che io sono
riuscito a trovare in questi anni.
Da
ultimo la testimonianza dell’eroica morte a Neresine del sottocapo MARIO
SARTORI, da parte della Signora NIVES
ROCCHI PICCINI di Ancona e di MARIA e GISELLA, maestre elementari di
Neresine, le quali abitavano vicino
al luogo dell’accaduto e sentirono e videro tutto.
Quando
i marò finirono le munizioni, si arresero ai titini i quali dissero le
testuali parole: “non ci basta la vostra
resa, vogliamo il vostro sangue”. Allora Mario Sartori, per salvare i
suoi compagni, si fece avanti e disse: “prendete il mio!” E si
suicidò con l’ultimo colpo che aveva in canna.