Da padre lussignano di origine chersina, capitano marittimo, e da madre
dalle bocche di Cattaro,discendente da una famiglia di armatori, Manlio
Malabotta nacque a Trieste il 24 gennaio 1907. Dopo aver conseguito la
maturità classica, nel 1929 si laureò in giurisprudenza all’Università
di Padova e due anni dopo superò l’esame di Stato. Fu notaio a Montona
dal 1935 fino al 1943, quando le vicende belliche lo costrinsero a
rifugiarsi a Roma. Nel 1946 gli venne assegnata la sede notarile di
Volpago del Montello e andò ad abitare a Montebelluna. Fu in quest’epoca
che iniziò a collezionare opere di Filippo de Pisis, Arturo Martini e
Giorgio Morandi, attività che si protrasse fino alla fine degli anni
Sessanta. Allo stesso periodo vanno assegnati gli studi sull’opera
grafica di de Pisis, la produzione poetica dialettale e di prosa. Fu
Ispettore onorario ai monumenti a Montebelluna. Nel 1974, desideroso di
riallacciare i suoi rapporti con la città natale, acquistò un
appartamento a Trieste sul colle di San Vito, che all’inizio dell’anno
dopo fu pronto ad accoglierlo. Ma il destino gli impedì di goderselo:
morì infatti il 1° agosto dello stesso anno.
La sua intensa attività di critico
figurativo spaziò soprattutto dal 1929 al 1935, cioè fino al suo
trasferimento a Montona. Risale al 28 agosto, al 6 e al 14 settembre 1929
la pubblicazione su “Il Popolo di Trieste” del trittico che dedicò a
Lussinpiccolo, Lussingrande e Ossero. Riproponiamo il primo degli articoli
che ci riporta le fresche impressioni di un ventiduenne su di un
Lussinpiccolo d’altri tempi.
Sergio
degli Ivanissevich
* * *
Due versi come proemio starebbero bene, stanno sempre
bene quando si parla di una città: sono come un
attestato di buona condotta in questioni di bellezza, di
fama e di arte (Te beata…). Per avere il valore necessario dovrebbero
essere stati scritti da un poeta molto celebre
o molto antico: per Lussino niente di questo, eppure
lo meriterebbe; quattro buoni versi sulla valle di Augusto
o su Cigale non stonerebbero affatto. Speravo di
trovarli in qualche libro, ma, dalla strada, ho inteso cantare…
Lussinpicolo,
ch’è molto piccolo,
dove ogni cosa è assai
piccina in verità…
e non ho
cercato più: il mio desiderio poetico, bene o male,
era stato appagato.
Lussinpiccolo, capoluogo dell’isola di Lussino, nel Quarnaro.
Se volete un po’ di etimologie, ne avete
parecchie, a scelta:
poeticamente da “luscinia” (usignolo), brutalmente da
“lossavo” (cattivo, sfavorevole, petroso), poco
a proposito da “lozine” (vite vecchia e inselvatichita), spiacevolmente
da “luscinus” (gretto, ignorante).
“Insula
Lussini” appare per la prima volta in una convenzione
del XIV secolo; prima di questo documento non
si hanno notizie né sull’isola né sui suoi abitanti, ma
che sia stata abitata in tempi remotissimi lo provano i
numerosi castellieri, ricchi di avanzi preistorici, sparsi in
tutta l’isola. Nell’epoca romana essa doveva essere disabitata
poiché mancano avanzi del tempo. La valle d’Augusto
dovrebbe testimoniare il soggiorno temporaneo nell’isola
di una flotta imperiale; ma, oltre a questo, non
c’è nessun altro indizio.
Durante il medioevo, fino al secolo XIII, scarsi devono
essere stati gli abitanti e non uniti, se Alvise da Mosto
nel suo Portolano non
nomina Lussino tra i luoghi abitati
delle isole del Quarnaro. Poi, una leggenda parla
di famiglie croate che, cacciate dagli ungheresi, si sarebbero
rifugiate nell’isola di Lussino e avrebbero, intorno
alla metà del secolo XIII, fondata Lussingrande e,
pochi chilometri più a nord, nei porti di San Martino sarebbe
sorto il primo nucleo di Lussinpiccolo. E’ difficile poter
dire quanto di vero ci sia in questa origine leggendaria
dei due Lussini; i due paesi, uniti in un solo comune,
vengon nominati da documenti appena alla fine del
XVI secolo. Essi erano soggetti ad Ossero, che riscuoteva decime
e tributi e mandava ogni festa a Lussino un
sacerdote che celebrasse la messa. La soggezione osserina
durò molto a lungo: Ossero, sempre maggiormente in
decadenza, si fece forte del proprio diritto sui due
paesi e pretese fino al 1792 che essi inviassero degli uomini
per la guardia e pagassero i tributi. I due Lussini
dovettero pensare da soli – a stento ormai Ossero poteva
bastare a se stessa – alla propria difesa e venne organizzato
sull’isola tutto un sistema di fortificazioni e
di segnalazioni per poter far fronte alle continue scorrerie
degli Uscocchi, che, da Segna, infestarono l’alto Adriatico
durante il XIV secolo. Nel frattempo i due paesi
s’erano ingranditi e già verso la metà del ‘400 il comune
unico s’era diviso in due. Gli abitanti, dapprima dediti
all’agricoltura e alla pastorizia, trovarono maggiori ricchezze
nella pesca e nella navigazione. E fu appunto la
navigazione che sviluppò Lussinpiccolo sempre maggiormente
e lo trasformò da borgo miserabile in
una cittadina bella e fiorente.
Dopo la caduta della repubblica veneta le isole passarono
all’Austria. La Francia le occupò dal 1805 al 1813,
quindi ritornarono sotto il dominio austriaco. Il
4 novembre 1918 la R. Nave “Orsini” approdava nel
porto di Lussinpiccolo.
* * *
La pastorizia e l’agricoltura furono le prime occupazioni degli
abitanti: a ricordo d’uomo moltissimiterreni, ora tutti coperti di
sterpaglia, erano coltivati a vigneto.
La navigazione ebbe in breve la prevalenza: sviluppatasi
intensamente nel XIX secolo, attrasse la maggioranza
degli abitanti e così i campi vennero abbandonati e
scomparve in breve ogni traccia di coltivazione. Molti
armatori e molti cantieri: Lussinpiccolo era uno
dei centri più fiorenti della navigazione dell’alto Adriatico.
Anche oggi gli abitanti, dediti per tradizione alla
marineria, traggono dal mare le loro ricchezze: ma Lussinpiccolo
come centro di armatori e di costruttori di
navi ha dovuto cedere di fronte a Trieste e Fiume. Il suo
cantiere si è specializzato in costruzioni di lusso di tonnellaggio
ridotto e navi di gran mole non vengono più
costruite da tempo.
La
seconda fonte di prosperità è l’industria alberghiera, ma non è
indigena. Lussinpiccolo, o meglio Cigale, quale luogo di cura venne
scoperto nella seconda metà dello scorso secolo e lo si trasformò in
breve in una importantissima stazione di villeggiatura. Non starò ad
analizzare i pregi e i difetti della presente industria alberghiera, ad
ogni modo essa è la massima possibilità di sviluppo e di ricchezza del
paese.
* * *
La valle d’Augusto, vasta e sicura, è il porto meraviglioso di
Lussinpiccolo: la città si stende sulle sue rive meridionali e si
arrampica sulle colline che la circondano. Paesaggio pittoresco che al
movimento di colori e di piani delle case oppone il rude e nervoso
svolgersi delle colline, masse di pietra grigia, rotte qua e là dalle
macchie verdi degli alberi e dei cespugli.
Il lido di Lussinpiccolo, Cigale, è un sito
incantevole. Cigale da cicala: nome appropriatissimo. Di fronte alla
montagna di sabbia dell’isola di Sansego si apre il porto di Cigale,
profonda baia dalle rive frastagliate. La baia, antico rifugio di navi
sorprese dalla tempesta nel Quarnaro e base d’approdo per le scorrerie
degli Uscocchi, è stata trasformata in un bellissimo centro climatico: le
rive pittoresche, ombrose dalle folte masse dei pini, sono animate dalle
eleganti costruzioni delle ville e degli alberghi. Una strada piana, a
pochi metri dal mare, segue le rive dell’insenatura e porta alla piccola
cappella della Madonna Annunziata, posta all’estremità meridionale di
Cigale; la passeggiata fino alla cappella è deliziosa: a destra il mare
con gli innumerevoli giochi di luci e di colori, a sinistra il verde cupo
dei pini, il rosso giallastro del suolo e,
ogni tanto, il bianco del calcare che affiora.
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E ora l’arte.
Il complesso di Lussinpiccolo è pittoresco ed
interessantissimo ma, esaminando costruzione per costruzione, si provano
delusioni: è come un mosaico bellissimo fatto di tasselli di poco pregio.
L’arte dei suoi edifici sacri è ben poca cosa.
Il duomo, costruzione antica, ampliata nel 1761 e
restaurata nel 1840, ha la facciata in un barocco semplice e piatto; l’interno,
diviso in tre navate, ricorda quello del duomo di Ossero, ma è un pallido
ricordo. Bello l’altare maggiore, marmi barocchi fastosi e complicati;
dietro a esso, sulle pareti dell’abside, due buone tele settecentesche,
un Cristo crocifisso e un S. Antonio orante, troppo trascurate e troppo
rovinate però per poter venir apprezzate. La più antica chiesa della
città, quella di S. Martino, costruzione del XV secolo, ha perduto, nei
numerosi rifacimenti e restauri, ogni traccia di antico: semplice e fredda
architettura, ornata all’interno da tre tele, tra cui una bella Madonna
settecentesca.
Ma a Lussinpiccolo c’è un finissimo
amatore d’arte: il dottor Giuseppe Piperata. Egli possiede una delle
più importanti raccolte di quadri del triestino Fittke, malioso
impressionista, innamorato di luce e di colore, e la sua quadreria è
inoltre ricca di una deliziosa Madonnina settecentesca, squisitissima
testa alla maniera di Francesco Guardi, di un raro acquarello di
Giambattista Tiepolo e di una bella tela del Solimena. Così la casa del
dott. Piperata, riccamente ornata da mobili e da oggetti antichi, è l’unico
rifugio dell’arte in tutta Lussino.
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Lussinpiccolo, capoluogo dell’isola di Lussino, nel Quarnaro.
Giambattista Giustiniano nel suo “Itinerario”
del 1553 lo chiama “il fluttuoso golfo del Quarnaro”: si direbbe che
il mal di mare lo abbia sofferto anche lui.
