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Foglio "Lussino" n.23
pagina 32, 33
e 34

Lettere

a cura di Renata Fanin e Licia Giadrossi

     Marina Nicolich Tomasini, 30 novembre 2007
    Vorrei sapere in che lingua è stato scritto il suffisso - ich. Sull’articolo, “La ricerca delle radici”, scrive che il clero slavo cambiava i cognomi sui registri parrocchiali: e.g. Favre diventò Favrich. 
    Io penso se il clero slavo voleva cambiare i cognomi, li avrebbero scritto con l’alfabetto slavo, come c’è un esempio sulle ultime pagine del foglio di agosto. Pure penso che se la dominante lingua era l’italiano, come mai noi lussignani avevamo sempre pronunciato quel suffisso - ici? 
    Esiste una spiegazione o una ricerca su questo suffisso e in che lingua è stato scritto? 

    Anticamente le regole non erano così tassative come ora. C’era poca cura nella trascrizione dei nomi e dei cognomi anche a Venezia, da parte degli stessi notai, e ancora più dai preti di campagna che erano spesso molto ignoranti. 
    Nella Scuola di San Nicolò dei Marinai a Venezia, nei ruoli di partenza degli equipaggi uno scrivano per decenni continuò a scrivere i cognomi lussignani col suffisso –ichi, che si pronunciava -ici. Anche Tarabochia veniva pronunciato Tarabocia.

Licia Giadrossi-Gloria

    Giorgio Petrani, Ravenna, 19 dicembre 2006
   Come figlio di un lussignano approfitto dell’occasione per segnalarvi per opportuna conoscenza una piacevole circostanza che mette in risalto i “ buoni prodotti” della nostra terra che, pur invecchiando come tutto ciò che fa parte di questo mondo, godono ancora di splendore e fama. 
   Parlo del mio carissimo papà, il capitano di lungo corso,
Antonio Petrani nato il 23 gennaio 1922 a Lussinpiccolo e diplomatosi all’Istituto Nautico “Nazario Sauro”, che il giorno 16 dicembre a Ravenna nel corso di una serata a cui hanno partecipato le massime autorità cittadine e portuali è stato insignito di una prestigiosa onorificenza , il Timone d’Oro 2006. 
    Questa la motivazione: “Per una vita spesa in mare e per il mare, con qualità tecniche ed umane impareggiabili, apprezzate in tutti i porti toccati da navigante; amato da tutta la nostra comunità portuale. La sua vita e le sue esperienze sono un patrimonio storico e culturale di assoluto valore. Un profondo conoscitore dell’arte dell’andar per mare; strano a dirsi, ma cosa rara in una città di mare come Ravenna. “.

Il Comandante del porto di Ravenna Capitano di vascello Tiberio Piattelli
consegna l’onorificenza al Capitano
Antonio Petrani

 

 

     Mario Pfeifer, 20 dicembre 2006, Monza
     Carissima Lussino,
     non mi par vero di ammirare finalmente anche sulla nostra rivista (numero 22 del dicembre 2006) una delle tante foto panoramiche delle nostre isole che mio nonno, Dante Lussin, da quel buon fotografo che è stato, si era preoccupato di scattare. 
     Su qualche altro numero mi è parso di riconoscere anche qualche altra foto che avete pubblicato in forma anonima; per questo sono molto riconoscente a Sergio de Luyk che, con molta onestà, ha citato l’autore e l’uso che ha fatto della foto. E ha fatto bene. 
     Mi interessa sopratutto dirvi che, al momento dell’esodo, la mia famiglia ha salvato dalla distruzione e, sono ancora presso di me, un centinaio di lastre fotografiche scattate da mio nonno. 
     Potrebbe essere molto simpatico valorizzarle, sia per la loro bellezza, sia in omaggio al loro autore. Mio nonno aveva un carattere controverso ma si è sempre  prodigato per Lussino e avrei molto piacere di onorare la sua memoria. 
     Noto che de Luyk, Licia Giadrossi, Renata Favrini, Doretta Martinoli e altri curano sia la redazione che la parte fotografica della rivista. Potrebbe essere che abbiano piacere di valorizzare le opere di mio nonno?
     Per quanto sta in me, sono pronto a dare la mia collaborazione per il miglior successo di un’eventuale iniziativa. 

     La redazione ringrazia, è interessata alle fotografie di suo nonno Dante Lussin, e intende valorizzare questo suo raro patrimonio.                 L. G. G. 

     Jonathan Cotichini, Porto San Giorgio (AP), 20 dicembre 2006
     Mio padre Athos era nato a Lussinpiccolo nel 1926 da genitori Marchigiani. Mio nonno Italo Cotichini morì in giovane età e fu sepolto nel cimitero di Lussinpiccolo (avevamo una piccola tomba di famiglia). 

     Mio padre è morto nel 2001 e qualche anno prima
aveva avviato le pratiche per riportare i resti di suo padre in Italia poi scoppiò la guerra e mio padre perse tutti i contatti con l’allora custode del cimitero. Ad oggi non sappiamo che fine abbiano fatto i poveri resti e avrei l’intenzione di rispettare il volere di mio padre riportando in Italia mio nonno. jocoti@aliceposta.it 

     Alessandro Baici, Vercelli, 20 dicembre 2006 
    Sono figlio di Giovanni Baici detto Nino, nato a Fiume
e fino alla fine della guerra residente a Lussino. Faccio parte della grande famiglia dei Baicich. Mio nonno era commerciante e possedeva la macelleria che all’inizio secolo era nella piazzetta frontemare a Lussino. 
    Ho saputo della vostra Comunità e del Foglio da mio
zio Pompeo Baici, oggi John Base residente in America, e dalla mia seconda cugina Luisa Baici in Gallinotti, residente a Genova. 
    Io ho 46 anni vivo e lavoro in Piemonte, a Vercelli,
dove mio padre si trasferì negli anni 50 per lavoro. 
    So che ultimamente ci sono stati dei riferimenti a
mio padre (o comunque a cose e a persone che lo hanno conosciuto) e ne vorrei sapere di più. Mio padre è morto nel 1981 e mi manca molto. 
     Alessandro Baici 

      email: alebaici@tin.it

     Konrad Eisenbichler, Toronto, 2 gennaio 2007 
    Ivetta Eisenbichler, Milly Rerecich, Erich Eisenbichler,
Gianni Rerecich, Bruno e Loretta Martinolich 

             

     Carmen Palazzolo, Trieste , 7 gennaio 2007
   
Cara Licia, è da tempo che desidero esprimere a te e a tutta la comunità di Lussinpiccolo la mia stima per il rispettoso formale consenso sempre dimostrato dai suoi aderenti nei confronti del dott. Favrini e, dopo la sua scomparsa a te, che gli sei succeduta. Da portare ad esempio è come tutti si sono stretti intorno a te per aiutarti nel non semplice compito della conduzione dell’associazione e del giornale, a partire da Renata Fanin, la moglie di Favrini, che mai prima si era occupata delle faccende della Comunità. Mi piace sempre di più anche il vostro giornale per il suo tono pacato, informativo, che di volta in volta si arricchisce di contributi sulla storia e le tradizioni di Lussino. 

     Cara Carmen, ti ringrazio per le espressioni di stima, la Comunità è grande, richiede molto impegno, e spesso il lavoro di chi collabora non è abbastanza visibile. Renata Fanin Favrini svolge un ruolo importantissimo e assai prezioso: la Borsa di Studio Giuseppe Favrini,e le pagine delle elargizioni sono tutti meriti suoi!!!Non dobbiamo poi dimenticare il progetto del labaro! E’ valente pittrice e scultrice! L.G.G.

     Erica Migliorini Lanzingher,
   
Bolzano 7 febbraio 2007 
    Apprendo dalla “Difesa Adriatica “ di poter richiedere
una copia del Vs. giornale di dicembre con le storie della marineria lussignana ed articoli sull’Apoxyomenos. Come nipote di Mario Migliorini, nato a Lussinpiccolo intorno al 1875 e morto in mare nel 1915, sarei molto contenta di ricevere questa pubblicazione per approfondire la conoscenza di tutto ciò che riguarda l’isola, per me mitica. 
    Vi sarei grata se poteste mandare una copia per me e
una per il Comitato dell’ANVGD di Bolzano di cui faccio parte. Un caloroso grazie e molti cordiali saluti. 

     Isabella Doxon,
    
8 gennaio 2007, Des Moines, Wa, USA
    Mio Padre Armando Stefani è nato a Lussingrande,
suo fratello e mio zio è Mons. Cornelio Stefani. Io sono stata molte volte a Lussino e spero di tornare presto.

     Nino Bracco,14 gennaio 2007,
    Vengo per lamentare, anche a nome di moltissimi
Neresinotti la totale mancanza di attenzione del giornale “Lussino”, verso Neresine e la sua, per noi indimenticabile storia. 
    Le vicende storiche di Neresine si
intrecciano intensamente e indissolubilmente con la storia di Lussino e i Lussignani, sia nei secoli passati, e soprattutto negli anni del dopoguerra, nella nostra isola e nel mondo. 
    A partire dal XIX secolo, il grande sviluppo di Neresine,
specialmente nel campo navale, e stato ispirato, e in qualche modo guidato, da quello di Lussino, da cui i Neresinotti hanno appreso l’arte navale e l’intraprendenza commerciale marittima. La nostra storia non è sconosciuta, quindi un po’ più di attenzione a noi potrebbe essere prestata. 
    Tra me e il Sig. Favrini c’è stato un intenso colloquio
collaborativo, che ha portato anche alla pubblicazione di “qualcosa “ della nostra storia, (guarda caso solo le due pagine del mio libro che parlano di Lussino come città guida per Neresine), mentre il giornale della comunità di Cherso mi ha chiesto vari pezzi sulla nostra storia marinara, che ha regolarmente pubblicato. 
    Il mio legame con Lussino e i Lussignani è intrinseco
e indissolubile, dai tempi della scuola media a Lussino, alla Nautica a Genova, con molti compagni di studio Lussignani, alla vita di mare. Mi ricorre assai spessonella memoria il ricordo di un grande uomo e di un grandissimo marinaio: il Comandante Mirto Martinoli. Il destino mi aveva assegnato il posto alla mensa degli ufficiali proprio di fronte a lui (io ero di macchina), ed egli mi gratificava con la sua burbera, ma affettuosa benevolenza, malcelando una certa simpatia nei miei confronti. proprio perché compaesano.
   
Il Comandante Martinoli era l’unico della flotta Costa, che col “Liberty” vuoto verso Norfolk (USA) per caricare carbone, piuttosto che “maltrattare” quel cassone vuoto del Liberty nelle tempeste invernali del Nord Atlantico, senza fare più di 10-15 miglia al giorno di percorso, dava ordine di fermare le macchine dicendo: “andemo tutti a dormir, che’ sto casson el se mete de giardin, che gnanche se acorgemo che se forza sette, poi quando mola, riprenderemo la navigazion”. Arrivava a destinazione come gli altri, senza aver struziado la barca e l’equipagio” e avendo risparmiato due giorni di bunker, con l’ammirazione di tutti a bordo.
   
Mi ricordo anche i Lussignani a Neresine durante la guerra: dagli Straulino (la mia maestra Maria, la Lidia, il Tino), i Favrini, i Luzzatto-Fegiz, don Nevio, don Ceci, che ci aveva insegnato a cantare la messa solenne di Perosi a tre voci, proprio per il Natale del 1944, celebrata in chiesa da don Mario Halich alla luce dei petromas. 
    Del Tino Straulin ho un bellissimo ricordo: loro abitavano
in Halmaz, e lui aveva portato nel porticciolo di Ridimutac la sua inseparabile Lampuga. Ridimutac era il posto da me preferito per i miei giochi da ragazzo e per la pesca dei granchi di scoglio. Il Tino, che approfittava del migliore maestrale del mondo (quello di Neresine) per bordeggiare, vedendo la mia evidentissima ammirazione per la sua bella barca, mi diceva spesso ti vol vegnir con mi, che ti me aiutarà a tignir el fioco”. Naturalmente per me quelli erano momenti di pura felicità, che poi mi indussero a “rubare” sempre il vecchio caicio del nonno per andare a bordeggiare. 

    Caro Nino Bracco, ho apprezzato e apprezzo molto di quello che scrive, non il tono accusatorio che usa nei nostri confronti. Il Foglio Lussino è aperto ma è la redazione a decidere che cosa pubblicare, e sicuramente non pubblica le offese.                            LG.G.

     Caterina “Riri” Radoslovich, 
    Cliffside Park, NJ, 7 febbraio 2007
     Da poco siamo ritornati da un viaggio in Sud America, eravamo in quattro i signori Malich, la mia cara amica Fides Cucich di San Francisco ed io. Il viaggio in nave iniziò a Valparaiso in Cile per continuare verso lo Stretto di Magellano e la Terra del Fuoco. Nello Stretto abbiamo incontrato maltempo, durante la cena le onde erano alte, il vento forte cosicché piatti, bicchieri, stoviglie sono volati a terra.Più volte nei nostri discorsi abbiamo ricordato quante traversie i nostri nonni abbiano passato navigando per queste acque burrascose e turbolente. A Punta Arenas abbiamo visitato il bellissimo cimitero e pregato sulle tombe dei marinai che persero la vita lontano dalle proprie case e dai famigliari. Il viaggio proseguì per Montevideo e Buenos Aires. Avevo tutta l’intenzione di incontrare a bordo il caro amico Alfeo Martinoli, dopo tanti anni che non ci siamo visti. Purtroppo la Security del porto era così stretta da non permettere ad alcuno di avvicinarsi. Alfeo, viviamo con la speranza che ci sarà un’altra occasione per rivederci, un caro saluto!

     Adriana Martinoli, 9 marzo 2007, Roma
     In riferimento al soprannome della famiglia di origine di Giuseppe Martinoli emerge quanto segue:
   
mio padre rimase orfano all’età di quattro anni per cui il ramo materno Morin rivestì il ruolo preminente (la madre: Chetti Morin dei Dumic); i miei fratelli ed io ricordiamo che nostro padre diceva di appartenere alla Carliceviza e lui stesso era soprannominato Bepi Carlich; per il soprannome della famiglia Martinoli, invece, non siamo ancora in grado di fornire dati certi e sicuri del ramo specifico in quanto, stiamo procedendo alla ricostruzione dell’ albero genealogico attraverso gli appunti e le poche foto conservate...si tratta infatti di un ambito più ampio e complesso che ha le radici nella storia e origine delle famiglie di Lussino. 

     Giovanni Musici, 13 marzo 2007, Flushing, NY
     Ho letto con piacere della nomina di Don Nevio a Monsignore, mi rallegro, congratulazioni!A Mons. Nevio voglio ricordare che il Signore ha un grande cannocchiale e dal monte “Umpiliak” dove usualmente si trova, vede tutto! Vorrei aggiungere le congratulazioni anche a Mons Mario Cosulich che nella foto appare in ottima forma. Io e mia moglie Luisa lo ricordiamo con affetto perché è stato lui a sposarci a Trieste, nella chiesa di San Giacomo, il 17 agosto 1961. È stata la benedizione di quel giorno che ci ha dato tre figlie SABINA, CLAUDIA E SANDRA e tante altre cose belle e tanta salute!

  

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Ultimo aggiornamento martedì 14 agosto 2007