
Mario
Pfeifer, 20 dicembre 2006, Monza
Carissima
Lussino,
non mi par
vero di ammirare finalmente anche sulla nostra rivista (numero 22 del
dicembre 2006) una delle tante foto panoramiche delle nostre isole che mio
nonno, Dante Lussin, da quel buon fotografo che è stato, si era
preoccupato di scattare.
Su qualche altro numero mi è parso di
riconoscere anche qualche altra foto che avete pubblicato in forma
anonima; per questo sono molto riconoscente a Sergio de Luyk che, con
molta onestà, ha citato l’autore e l’uso che ha fatto della foto. E
ha fatto bene.
Mi interessa sopratutto dirvi che, al momento
dell’esodo, la mia famiglia ha salvato dalla distruzione e, sono ancora
presso di me, un centinaio di lastre fotografiche scattate da mio nonno.
Potrebbe essere molto simpatico valorizzarle, sia
per la loro bellezza, sia in omaggio al loro autore. Mio nonno aveva un
carattere controverso ma si è sempre prodigato per Lussino e avrei
molto piacere di onorare la sua memoria.
Noto che de Luyk, Licia Giadrossi, Renata Favrini,
Doretta Martinoli e altri curano sia la redazione che la parte fotografica
della rivista. Potrebbe essere che abbiano piacere di valorizzare le opere
di mio nonno?
Per quanto sta in me, sono pronto a dare la mia
collaborazione per il miglior successo di un’eventuale iniziativa.
La
redazione ringrazia, è interessata alle fotografie di suo nonno Dante
Lussin, e intende valorizzare questo suo raro patrimonio.
L. G. G.

Jonathan Cotichini, Porto San
Giorgio (AP), 20 dicembre 2006
Mio padre Athos era nato a
Lussinpiccolo nel 1926 da genitori Marchigiani. Mio nonno Italo Cotichini
morì in giovane età e fu sepolto nel cimitero di Lussinpiccolo (avevamo
una piccola tomba di famiglia).
Mio padre è morto nel 2001 e qualche anno prima aveva
avviato le pratiche per riportare i resti di suo padre in
Italia poi scoppiò la guerra e mio padre perse tutti i
contatti con l’allora custode del cimitero. Ad oggi non sappiamo
che fine abbiano fatto i poveri resti e avrei l’intenzione
di rispettare il volere di mio padre riportando in
Italia mio nonno. jocoti@aliceposta.it

Alessandro Baici, Vercelli,
20 dicembre 2006
Sono figlio di Giovanni Baici detto Nino, nato a Fiume e
fino alla fine della guerra residente a Lussino. Faccio
parte della grande famiglia dei Baicich. Mio nonno era
commerciante e possedeva la macelleria che all’inizio secolo
era nella piazzetta frontemare a Lussino.
Ho saputo della vostra Comunità e del Foglio da mio zio
Pompeo Baici, oggi John Base residente in America, e
dalla mia seconda cugina Luisa Baici in Gallinotti, residente
a Genova.
Io ho 46 anni vivo e lavoro in Piemonte, a Vercelli, dove
mio padre si trasferì negli anni 50 per lavoro.
So che ultimamente ci sono stati dei riferimenti a mio
padre (o comunque a cose e a persone che lo hanno conosciuto)
e ne vorrei sapere di più. Mio padre è morto nel
1981 e mi manca molto.
Alessandro Baici
email:
alebaici@tin.it

Konrad Eisenbichler, Toronto,
2 gennaio 2007
Ivetta Eisenbichler, Milly Rerecich, Erich
Eisenbichler, Gianni
Rerecich, Bruno e Loretta Martinolich


Carmen Palazzolo,
Trieste , 7 gennaio 2007
Cara
Licia, è da tempo che desidero esprimere a te e a
tutta la comunità di Lussinpiccolo la mia stima per il rispettoso
formale consenso sempre dimostrato dai suoi aderenti
nei confronti del dott. Favrini e, dopo la sua scomparsa
a te, che gli sei succeduta. Da portare ad esempio
è come tutti si sono stretti intorno a te per aiutarti nel
non semplice compito della conduzione dell’associazione e
del giornale, a partire da Renata Fanin, la
moglie di Favrini, che mai prima si era occupata delle faccende
della Comunità. Mi piace sempre di più anche
il vostro giornale per il suo tono pacato,
informativo, che di volta in volta si arricchisce di
contributi sulla storia e le tradizioni di Lussino.
Cara Carmen, ti
ringrazio per le espressioni di stima, la
Comunità è grande, richiede molto impegno, e spesso
il lavoro di chi collabora non è abbastanza visibile. Renata
Fanin Favrini svolge un ruolo importantissimo e
assai prezioso: la Borsa di Studio Giuseppe Favrini,e
le pagine delle elargizioni sono tutti meriti suoi!!!Non
dobbiamo poi dimenticare il progetto del labaro!
E’ valente pittrice e scultrice! L.G.G.

Erica Migliorini Lanzingher,
Bolzano
7 febbraio 2007
Apprendo dalla “Difesa Adriatica “ di poter
richiedere una copia
del Vs. giornale di dicembre con le storie della
marineria lussignana ed articoli sull’Apoxyomenos. Come
nipote di Mario Migliorini, nato a Lussinpiccolo intorno
al 1875 e morto in mare nel 1915, sarei
molto contenta di ricevere questa pubblicazione per
approfondire la conoscenza di tutto ciò che riguarda l’isola,
per me mitica.
Vi sarei grata se poteste mandare una copia per me e una
per il Comitato dell’ANVGD di Bolzano di cui faccio parte.
Un caloroso grazie e molti cordiali saluti.

Isabella Doxon,
8
gennaio 2007, Des Moines, Wa, USA
Mio Padre Armando Stefani è nato a Lussingrande, suo
fratello e mio zio è Mons. Cornelio Stefani. Io
sono stata molte volte a Lussino e spero di tornare presto.

Nino Bracco,14
gennaio 2007,
Vengo per lamentare, anche a nome di moltissimi Neresinotti
la totale mancanza di attenzione del giornale “Lussino”,
verso Neresine e la sua, per noi
indimenticabile storia.
Le vicende storiche di Neresine si intrecciano
intensamente e indissolubilmente con la storia
di Lussino e i Lussignani, sia nei secoli passati, e soprattutto
negli anni del dopoguerra, nella nostra isola e
nel mondo.
A partire dal XIX secolo, il grande sviluppo di
Neresine, specialmente
nel campo navale, e stato ispirato, e in
qualche modo guidato, da quello di Lussino, da cui i Neresinotti
hanno appreso l’arte navale e l’intraprendenza commerciale
marittima. La nostra storia non è sconosciuta,
quindi un po’ più di attenzione a noi potrebbe essere
prestata.
Tra me e il Sig. Favrini c’è stato un intenso
colloquio collaborativo,
che ha portato anche alla pubblicazione di “qualcosa “ della nostra
storia, (guarda caso solo
le due pagine del mio libro che parlano di Lussino come
città guida per Neresine), mentre il giornale della comunità
di Cherso mi ha chiesto vari pezzi sulla nostra storia
marinara, che ha regolarmente pubblicato.
Il mio legame con Lussino e i Lussignani è intrinseco e
indissolubile, dai tempi della scuola media a Lussino, alla
Nautica a Genova, con molti compagni di studio Lussignani,
alla vita di mare. Mi ricorre assai spessonella memoria il ricordo di un
grande uomo e di un grandissimo
marinaio: il Comandante Mirto Martinoli. Il
destino mi aveva assegnato il posto alla mensa degli ufficiali
proprio di fronte a lui (io ero di macchina), ed egli
mi gratificava con la sua burbera, ma affettuosa benevolenza,
malcelando una certa simpatia nei miei confronti.
proprio perché compaesano.
Il
Comandante Martinoli era l’unico della flotta Costa,
che col “Liberty” vuoto verso Norfolk (USA) per caricare
carbone, piuttosto che “maltrattare” quel cassone vuoto
del Liberty nelle tempeste invernali del Nord Atlantico,
senza fare più di 10-15 miglia al giorno di percorso,
dava ordine di fermare le macchine dicendo: “andemo
tutti a dormir, che’ sto casson el se mete de giardin,
che gnanche se acorgemo che se forza sette, poi
quando mola, riprenderemo la navigazion”.
Arrivava a
destinazione come gli altri, senza aver “struziado
la barca e l’equipagio” e avendo risparmiato due
giorni di bunker, con l’ammirazione di tutti a bordo.
Mi
ricordo anche i Lussignani a Neresine durante la guerra:
dagli Straulino (la mia maestra Maria, la Lidia, il
Tino), i Favrini, i Luzzatto-Fegiz, don Nevio, don Ceci, che
ci aveva insegnato a cantare la messa solenne di Perosi
a tre voci, proprio per il Natale del 1944, celebrata in
chiesa da don Mario Halich alla luce dei petromas.
Del Tino Straulin ho un bellissimo ricordo: loro
abitavano in Halmaz,
e lui aveva portato nel porticciolo di Ridimutac
la sua inseparabile Lampuga. Ridimutac era il
posto da me preferito per i miei giochi da ragazzo e per
la pesca dei granchi di scoglio. Il Tino, che approfittava del
migliore maestrale del mondo (quello di Neresine) per
bordeggiare, vedendo la mia evidentissima ammirazione
per la sua bella barca, mi diceva spesso “ti
vol vegnir con mi, che ti me aiutarà a tignir el fioco”. Naturalmente
per me quelli erano momenti di pura felicità,
che poi mi indussero a “rubare” sempre il vecchio caicio
del nonno per andare a bordeggiare.
Caro Nino Bracco,
ho apprezzato e apprezzo molto di
quello che scrive, non il tono accusatorio che usa nei nostri
confronti. Il Foglio Lussino è aperto ma è la redazione
a decidere che cosa pubblicare, e sicuramente non
pubblica le offese.
LG.G.

Caterina “Riri” Radoslovich,
Cliffside Park, NJ, 7 febbraio 2007
Da
poco siamo ritornati da un viaggio in Sud America, eravamo
in quattro i signori Malich, la mia cara amica
Fides Cucich di San Francisco ed io. Il viaggio in nave
iniziò a Valparaiso in Cile per continuare verso lo Stretto
di Magellano e la Terra del Fuoco. Nello Stretto abbiamo
incontrato maltempo, durante la cena le onde erano
alte, il vento forte cosicché piatti, bicchieri, stoviglie sono
volati a terra.Più volte nei nostri discorsi abbiamo
ricordato quante traversie i nostri nonni abbiano passato
navigando per queste acque burrascose e turbolente.
A Punta Arenas abbiamo visitato il bellissimo cimitero
e pregato sulle tombe dei marinai che persero la
vita lontano dalle proprie case e dai famigliari. Il
viaggio proseguì per Montevideo e Buenos Aires. Avevo tutta
l’intenzione di incontrare a bordo il caro amico Alfeo
Martinoli, dopo tanti anni che non ci siamo visti. Purtroppo
la Security del porto era così stretta da non permettere
ad alcuno di avvicinarsi. Alfeo, viviamo con la
speranza che ci sarà un’altra occasione per rivederci, un
caro saluto!

Adriana Martinoli, 9
marzo 2007, Roma
In
riferimento al soprannome della famiglia di origine di
Giuseppe Martinoli emerge quanto segue:
mio
padre rimase orfano all’età di quattro anni per cui
il ramo materno Morin rivestì il ruolo preminente (la
madre: Chetti Morin dei Dumic); i miei fratelli ed io
ricordiamo che nostro padre diceva di appartenere alla
Carliceviza e lui stesso era soprannominato Bepi
Carlich;
per il soprannome della famiglia Martinoli, invece, non
siamo ancora in grado di fornire dati certi e sicuri
del ramo specifico in quanto, stiamo procedendo alla
ricostruzione dell’ albero genealogico attraverso gli appunti
e le poche foto conservate...si tratta infatti di un ambito
più ampio e complesso che ha le radici nella storia
e origine delle famiglie di Lussino.

Giovanni Musici,
13 marzo 2007, Flushing, NY
Ho
letto con piacere della nomina di Don Nevio a Monsignore,
mi rallegro, congratulazioni!A Mons. Nevio voglio
ricordare che il Signore ha un grande cannocchiale e
dal monte “Umpiliak” dove usualmente si trova,
vede tutto! Vorrei aggiungere le congratulazioni anche
a Mons Mario Cosulich che nella foto appare in ottima
forma. Io e mia moglie Luisa lo ricordiamo con affetto
perché è stato lui a sposarci a Trieste, nella chiesa di
San Giacomo, il 17 agosto 1961. È
stata la benedizione di quel giorno che ci ha dato tre
figlie SABINA, CLAUDIA E SANDRA e tante altre cose
belle e tanta salute!