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Foglio "Lussino" n.23
pagina 9,
10, 11 e 12

Le sacre funzioni in Duomo

di Marì Rode

     
     Durante i quaranta giorni della Quaresima si susseguivano i momenti penitenziali: gli esercizi spirituali, la Via Crucis al Venerdì e le Omelie, in preparazione alla Santa Pasqua, tenute sempre dal pulpito, da un predicatore “foresto de via”. Le prediche attiravano i fedeli e la Celestina, in fondo alla Chiesa, non aveva più sedie (centesimi 20) per accontentare tutti. 
     La Domenica delle Palme, il piazzale si riempiva di ragazzi pronti per la Messa delle 9 e la Processione attorno alla Chiesa, tutti con il ramo d’ulivo ornato da crocette intrecciate con le foglie nastriformi delle palme. 
    Durante la settimana Santa, gli altari erano spogli,
l’organo muto e durante le funzioni si sentiva solo il gracidio della “barcaviza”. 
    La mattina del Sabato Santo l’usanza voleva che i
neonati, liberati dalle fasce, indossassero il primo vestitino e alle ore 9 con “ il Gloria “ tutti a bagnarsi gli occhi, poiché si diceva che in quel momento tutte le fonti gettavano “acqua benedetta”; noi come fonte avevamo la cisterna, ma anche quella era acqua …e acqua del cielo! 
    I mesi di maggio e di ottobre erano dedicati alla
Madonna. Il Rosario, in maggio, era recitato “in altar grande” con musica e canti, mentre in ottobre era detto davanti all’altare della Madonna. 
    Alla fine di maggio, ogni anno, venivano impartite
le prime Comunioni ai bambini; le Sante Cresime, invece, venivano celebrate a distanza anche di parecchi anni, tanto che i cresimandi erano ben cresciuti e il povero Arcivescovo Doimo Munzani, piuttosto piccolo, doveva alzarsi sulle punte dei piedi per arrivare con il Sacro Crisma alla loro fronte. 
     La processione del Corpus Domini concludeva le
funzioni del primo semestre dell’anno…ma…a metà agosto tutti lasciavano i bagni e le scampagnate per partecipare a Cigale alla Festa della Madonna. 
 

      I primi giorni di novembre erano dedicati ai Santi e ai Defunti e credo che non esista lussignano che non sia rimasto impressionato dall’alto catafalco che veniva montato in fondo alla Chiesa.
     I preparativi del Natale erano una festa. Si iniziava la Novena di preghiere con le pastorelle cantate da voci bianche: non posso dimenticare l’Alferio Cattich che espandeva per la Chiesa il suo bel timbro di voce. I giovani 
di Azione cattolica, intanto, con la guida del caro sacrestano Otocar, preparavano il Presepio nell’Altare della Grotta. 
     La Messa della mezzanotte radunava in Chiesa anche i più pigri parrocchiani e i giovani lussignani, in abito scuro e con un grande cero in mano, salivano all’Altare Maggiore a illuminare il momento della Consacrazione. 
     Accanto alla chiesa l’alto campanile, come un importante cerimoniere, con le sue campane dialogava con il paese, invitando la gente alle funzioni. 
     C’era la campana dell’Ave Maria che suonava una volta al mattino e due volte alla sera, perché la prima segnava la fine del lavoro ai cantierini degli Squeri. 
     Una campana ripeteva per tre volte l’invito alle S.Messe della domenica:”…..xè sonada la seconda volta e ancora non ti xè pronta!...” 
     Le campane davano gli allarmi al posto delle sirene durante la guerra. 
     La campanella dava notizia della scomparsa di persone, distinguendo con il numero dei rintocchi, se si trattava di un uomo o di una donna. 
     Infine il “Campanon” era una gioia per tutti i lussignani, perché spandeva a distesa le sue note per tutto il paese per annunciare la festa. 
    
“Sonè, sonè, campane…ma fin qua non ve sento…”

 


Angelo del Duomo di Lussinpiccolo foto Sergio de Luyk

 

 

 

 

 

  

  

 

 

 


I Cosulich...la crisi...la chiusura...la rinascita

di Noretta Cosulich Rossetti

     Nel settembre 1927 la motonave “Saturnia” compì il suo viaggio inaugurale verso il Sud America, seguita l’anno seguente dalla gemella “Vulcania”. Le due ammiraglie della flotta (24000 tsl) recavano sul fumaiolo i colori bianco e rosso emblema della Cosulich Line. 
      Nei primi mesi del 1928 la Banca Commerciale Italiana cedette alla Cosulich Line il pacchetto azionario del Lloyd Triestino e in tal modo la società riuscì a impossessarsi della quasi totalità delle azioni lloydiane:
Guido Cosulich ne diventò il direttore generale e continuò ad esserlo fino al 1960.
     Le iniziative dinamiche dei Cosulich erano promesse di futuro sviluppo ma la tremenda crisi che sconvolse nel 1928-29 l’America e l’Europa ebbe una deleteria ripercussione nel mondo amatoriale e nell’industria cantieristica privata. 
     A risentirne gli effetti fu anche il Cantiere Navale Triestino di Monfalcone che, pur avendo in corso la costruzione di tre motonavi da carico, tre piroscafi misti e due grosse petroliere con motori Diesel tipo Fiat, a causa dei bilanci 1919-1929 sempre in passivo, aveva perduto il controllo finanziario del complesso. Questo era stato assunto dalla potente Banca Commerciale Italiana che, dopo aver assorbito la “Banca Commerciale Triestina”, abbattè radicalmente i capitali sociali del Cantiere Navale Triestino dei Cosulich, e degli altri cantieri di Trieste, lo “Stabilimento Tecnico Triestino” e la S.p.A.
Cantiere San Rocco, operandone la fusione sotto la nuova ragione sociale di “Cantieri Riuniti dell’Adriatico” (CRDA). Era il 16 giugno 1930. Alla presidenza venne chiamato l’ammiraglio Umberto Cagni, alla direzione generale due superesperti, il cap. Augusto Cosulich e l’ing. Cesare Sacerdoti.
     Invano anche la Cosulich Line tentò di contenere l’onda lunga della crisi. Ne vennero coinvolte pure le altre compagnie transatlantiche di Genova: la Navigazione Generale Italiana e il Lloyd Sabaudo.
     Nel ’31, un primo accordo fondato sull’equa ripartizione dei traffici ebbe vita breve per cui un ulteriore rimaneggiamento delle tre società condusse, anni dopo, alla nazionalizzazione e alla creazione di una grande compagnia di navigazione unica sotto la ragione sociale
ITALIA FLOTTE RIUNITE” manovrata da Roma. Di conseguenza le aziende preesistenti sovvenzionate vennero assorbite e i loro nomi scomparvero. 
     Nel 1936, il 30 dicembre, ebbe luogo l’ultima assemblea generale della Cosulich Line
. La relazione del consiglio d’amministrazione si concluse con una valutazione sintetica dell’ operosa esistenza trascorsa dalla società al servizio del progresso economico di Trieste e della Venezia Giulia:” …

...così la nostra società procede con fermezza ad ammainare la sua gloriosa bandiera, dopo 33 anni di vita, alla distanza di un secolo da quando il capostipite Antonio Felice iniziò la sua lotta  contro il mare. 
     In questo momento l’animo nostro sente imperioso il dovere di inviare a Callisto e Alberto Cosulich, fondatori della società, ad Oscar che impresse all’opera da essi iniziata la sua fervida passione creatrice, alla famiglia Cosulich il nostro riverente e riconoscente pensiero.”
     Ministro delle Comunicazioni era a quel tempo Costanzo
Ciano, e presidente della società Italia era Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi. 
     La Cosulich, essendo decentrata a Trieste, riuscì a mantenere una sua fisionomia distinta sotto la guida dei suoi amministratori: saranno ancora i capitani lussignani Antonio, Augusto, Guido, Alberto e Giuseppe a dirigere la Società Italia, i cantieri di Monfalcone e di Trieste e il Lloyd Triestino, ma non più da proprietari. 
     Nel capoluogo giuliano la sede da piazza Vittorio
Veneto venne trasferita in Piazza Unità d’Italia al palazzo del Lloyd, ora sede della regione Friuli Venezia Giulia. La società gestiva 16 navi tra cui Saturnia e Vulcania trasferite alle rotte del Nord America  mentre Neptunia varata nel 1931, e Oceania varata nel 1933, collegavano Trieste al continente sudamericano. 
    In queste gli equipaggi erano formati per gran parte
da lussignani: comandanti, ufficiali di coperta e di macchina, allievi, nostromi, marinai, cuochi, camerieri…... 
    Risaliva ad antica data l’esperienza dei navigatori
lussignani. Ricordo che nel 1899 lo stato maggiore del piroscafo “Anna” era composto da ufficiali giovanissimi: comandante era Antonio Cosulich che aveva 24 anni, come il primo ufficiale Roberto Stuparich, il secondo ufficiale era Antonio Hreglich che ne aveva 22. Tra i comandanti della Cosulich Line ricordiamo il commodoro della flotta Roberto Stuparich, Aristide Cosulich, Antonio Hreglich, Antonio Ivancich Iviani, Nestore Martinoli tutti famosi per perizia e capacità di gestire situazioni imprevedibili e difficili. Il più abile era Antonio Hreglich, padre della nostra Presidente onoraria Neera Hreglich, che attraccava a Trieste, sulla riva, sotto bora senza l’ausilio dei rimorchiatori, mentre gli impiegati della Società Italia si affacciavano alle finestre per godersi la manovra. 
    La storia della grande famiglia armatoriale di Callisto
finisce quindi nel 1936. 
    Non finisce quella dei Cosulich. Dopo la fine della
seconda guerra mondiale e la sconfitta, Giuseppe Cosulich diede inizio a Genova a nuove attività sempre legate al mare, diventando agente generale della società di navigazione Home Line del greco Eugenides.  

Callisto Gerolimich Cosulich con l’antica bandiera della società

      La famiglia Cosulich si ricompatta alla ricerca di altre attività in cui si inseriscono le nuove generazioni. I nipoti Paolo e Mario, figli di Antonio, Oscar, figlio di Alberto, e Callisto Gerolimich Cosulich, figlio di Teresa, fondano a Trieste nel 1946 con Giuseppe la nuova Fratelli Cosulich S.p.A.” attivando un servizio merci, noleggiando navi e rappresentando compagnie di navigazione libere sulle rotte del Sud America, Mar Rosso e Mediterraneo.
     Tentano anche di far rivivere la vecchia SISA (Società Italiana Servizi Aerei) ma l’iniziativa non ha successo.
    
Come agenti generali della Home Line e della Gdynia America Line attivano dal 1947 anche un servizio passeggeri da Genova per le Americhe, i Caraibi e l’Australia.
     In tempi più recenti le attività si allargano ai settori di spedizioni, bunkeraggi, catering crociere, linee aeree, viaggi, informatica e trading di prodotti finiti. 
     Il 2005 una nuova svolta e la decisione di tornare al mare, dove tutto era cominciato nel lontano 1857 con il bark Fides. Di nuovo armatori! 
     Ordinano la costruzione di quattro piccole navi in Cina. Le prime due, già varate, portano come tradizione,
i nomi di personaggi femminili della famiglia: Maria Cosulich e Teresa Cosulich. 
    
Presidente della società è Callisto Gerolimich Cosulich, l’ultimo patriarca della generazione dei nipoti del primo Callisto che iniziò l’avventura a Trieste nel 1890, mentre i pronipoti Antonio Felice, Andrea e Augusto e il figlio di un pronipote Matteo ampliano i loro interessi, acquistando partecipazioni in settori diversi. 
     La sezione bunkeraggio che opera dal 1969 sotto la
direzione di Antonio Felice, il maggiore dei “giovani”, possiede oggi sedi a Genova, New York, Singapore, Hong Kong e Tianjin ed è perfettamente in grado di controllare una vasta area di rifornimenti petroliferi in tutto il mondo. 
     Antonio Felice è stato presidente dell’Assoagenti di Genova ed è internazionalmente conosciuto come ex chairman della Internat. Bunker Industry Association. 
    
Il fratello Andrea, ingegnere, è oggi supervisore alla costruzione dei quattro tankers nei cantieri cinesi Sopo sulle rive del fiume Yangtze e si occupa pure di ship management e di reperire e organizzare equipaggi. 
     Il cugino
Augusto, figlio di Paolo, è il più conosciuto
dei quattro “giovani”, ricopre importanti cariche ed è l’anima delle nuove iniziative, in gran parte legate ai suoi rapporti con la Cina. 
     In Italia da parecchi anni opera la COSCO, una delle prime compagnie mercantili al mondo, nata dalla joint venture tra la Fratelli Cosulich e la Cosco Europe. Presidente della società è il cinese Yang Bing, vicepresidente e amministratore delegato è Augusto Cosulich. 
    Nel settembre 2001 era venuto a Trieste per avviare un nuovo collegamento con la Cina: “Abbiamo una grande voglia di fare qualcosa a Trieste, visto lo storico rapporto tra la mia famiglia e la città; da parte nostra tendiamo una mano ma, per raggiungere un accordo, ci vuole un’altra mano che la stringe.” 
     Purtroppo l’intesa non fu raggiunta perché giudicata troppo onerosa dall’Autorità Portuale di allora oppure a causa dell’abituale “No sè pol”, cioè la volontà che a Trieste la situazione del porto non cambi mai. 
    La sede della COSCO venne realizzata a Napoli e attualmente la società cinese ha in progetto un’espansione in Adriatico. L’attuale Autorità Portuale pare interessata a riallacciare i contatti, favoriti anche dal fatto che rappresentanti e partner della COSCO sono i Cosulich. 
    
Il più giovane, Matteo, si dedica al ramo informatico della società e ai settori turistico e immobiliare, con particolare riferimento allo sviluppo di software marittimi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento martedì 01 maggio 2007