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La
vita della nostra Comunità continua non solo per volontà di Giuseppe
Favrini che ha dato coscienza e sprone a tutti noi nella ricerca della
verità storica e culturale dei Lussini ma perché siamo proprio tutti noi
a voler continuare, a cercare di conoscere e far conoscere le
nostre radici.
Il testimone
della staffetta passa di mano ma gli ideali,
l’identità, la cultura, il nostro essere lussignani in gran parte esuli
ci arricchisce di altre prospettive, l’importante
è non perdere i contatti, mantenere vive le
tradizioni, il carattere e l’orgoglio di aver dovuto abbandonare
la sponda orientale del mare Adriatico, lasciando
là le radici più profonde.
Forse ancora
una volta il Golfo di Venezia è stata la nostra salvezza. I nostri
antenati solcavano i mari, si arricchivano di cultura, così sta
succedendo a noi in un mondo sempre più
globale.
La via è stata
aperta anche dalla nostra cara Presidente Onoraria, Neera Hreglich con i
sei volumi della collana “Ricordando
Lussino”. Le immagini colgono e fissano nella memoria momenti
significativi della vita di Lussino, testimonianze di storia, di famiglie,
di vita marinara. Rivivono episodi lontani, dimenticati, ricordi vivaci di
gente di mare, di persone attive e intraprendenti, audaci e avveduti
imprenditori, persone semplici, quasi tutti accomunati dalla proverbiale
parsimonia.
La gente lussignana è sparsa per il mondo, il nucleo
più forte vive a Trieste, capitale dell’Esodo, ma
tutti possono partecipare alle nostre iniziative perchè telefono
e posta, soprattutto posta elettronica, possono aumentare la
comunicazione. E a Peschiera ci si rivede ogni anno per il tradizionale
raduno.
Forse i giovani non
ci seguono! Scriveva Giuseppe Favrini. Neanch’io lo facevo quando i miei
erano vivi, ma ascoltavo i loro discorsi, i loro ricordi, le loro
traversie. Non posso ricordare la fuga da Lussinpiccolo con la mamma,
verso l’esilio, ero troppo piccola! Per attenuare l’angoscia di quel
ricordo, quel dolore acuto, mia madre mi raccontava della nostra
traversata in Quarnero con i delfini che ci accompagnavano a prua, con i
loro guizzi giocosi.
Poi il testimone è
passato a me e io l’ho raccolto perché le radici non si lasciano al
vento. E ho capito quante cose potevano trasmettermi i miei che io non
ho saputo cogliere e valorizzare in tempo, occupata
dagli impegni familiari e di lavoro, lontana da Trieste e dal nucleo forte
dei Lussignani.
Ma c’erano anche il pudore, la tristezza, l’infelicità,
nessuno voleva parlare, ricordare. Lo si poteva fare solo tra parenti e
amici di vecchia data. Erano sussurri! |

Il labaro di
Lussinpiccolo con il veliero, la capra simbolo dell’Istria, la
bandiera italiana e Trieste, sede della Comunità di Lussinpiccolo dei non
più residenti a Lussino. (Grafica Renata Fanin Favrini)
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Dopo molti anni,
finalmente il muro contro l’Esodo è crollato, e ho potuto rivivere il
dramma dei miei genitori, le loro difficoltà di allora. Finalmente
riappariva la verità, gli esuli non erano solo fascisti, potevano anche
esserlo, ma soprattutto erano italiani e spesso gente che aveva
conquistato con fatica e risparmi il proprio benessere.
Chi perde ha sempre torto, spesso perde anche la
vita con la proprietà, ma non per sempre.
Il fascismo, in Italia, è finito nel 1945,
siamo una repubblica da 61 anni, abbiamo avuto sempre elezioni regolari
con governi di centrodestra, democristiani, poi di centrosinistra, di
destra e ora si cambia di nuovo, siamo una democrazia imperfetta, ma pur
sempre una democrazia moderna, tipica dei paesi dell’Occidente, ma chi
è perfetto?
Perfetto come
chi ha avuto un solo partito al governo dal 1945 al 1990, quello
comunista, una dittatura che si reggeva sull’assistenzialismo americano,
che permeava di sé scuole, fabbriche,
attività, imponeva un’autogestione delle aziende irrealizzabile,
economicamente impossibile? Era
la propaganda univoca del regime a creare un’alone di perfezione intorno
ai comunismi nazionali, impedendo lo sviluppo di qualsiasi senso critico,
spesso, tramite la scuola, anche in persone colte.
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La dittatura da noi è terminata nel 1945, nella
Yugoslavia nel 1990, quando la Federativa comunista è collassata a
seguito della caduta del muro di Berlino nel novembre 1989. Nel giugno
1991 la proclamazione delle tanto agognata indipendenza da parte di
Croazia e di Serbia, poi la guerra fino al 1995. Con la scomparsa del
dittatore presidente anche in Croazia la democrazia finalmente evolve, è
una democrazia, giovane, difficile, ma una vera democrazia.
La vita
continua, Lussino è là e noi l’amiamo anche se non è quella che
vorremmo. Vorremmo, però, che, in questa nuova democrazia, un segno della
nostra lunga storia di marinai rimanga, e che la
Riva di Lussinpiccolo che ha avuto tanti nomi, non cambi più
quello attuale e rimanga dedicata ai capitani lussignani, non solo in
lingua croata, ma venga aggiunta anche la scritta in italiano, come in
Istria, un omaggio dovuto agli uomini del mare Adriatico - il Golfo di
Venezia - quegli uomini che tanto lustro hanno dato all’isola di sogno.
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