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Foglio "Lussino" n.20
pagina 16 e 17

La storia di «Ricordando Lussino»

di Carlina Piperata Rebecchi

     Con questo volume appena pubblicato si conclude la serie dei nostri libri su Lussino. 
     La prima idea di “Ricordando Lussino” sorse in una delle nostre riunioni di “Carità e Lavoro” nel 1993; allora nel nostro libretto io avevo scritto: “...Neera attualmente sta finendo otto album di fotografie con didascalie e documenti: un vero capolavoro che prima o poi dovrà essere pubblicato”. “Impossibile, cosa ti viene in mente, neanche pensarci!” Fu la reazione delle nostre amiche. Intanto le idee maturavano. Neera, che aveva cominciato questa raccolta quando preparava la mostra di fotografie di Lussino del 1983 a Trieste, continuava le ricerche nelle biblioteche, presso parenti, amici, conoscenti... 
      L’interesse e il fascino della sua opera non consistono solo nelle fotografie, alcune splendide, ma anche nei brani opportunamente citati 


Pietro Budinich (1745-1782)

di scrittori antichi e moderni, nei numerosi documenti spesso inediti, nei commenti e nelle spiegazioni che fanno rivivere le varie vicende della vita di ogni giorno.
     Nel ’98 quand’ero vicina a Padova per i bagni termali,
vennero a trovarmi Leila e Fulvia Premuda (che vivono a Padova). Riprendemmo a parlare delle foto di Neera, e Leila, sempre piena di risorse, vide la possibilità, attraverso i suoi figli e amici, di contattare un tipografo. Da allora le cose proseguirono. 
     Io avevo già passato in rassegna gli otto album,
prendendo appunti, e mi ero convinta ancora una volta che la pubblicazione si poteva fare, che era “necessaria” per noi tutti. 
     Alla fine del ’98 Neera, Paola Vidoli Ratti, Fulvia ed io ci trovammo una mattina in casa di Leila a Padova e incontrammo il signor Umberto Rigoni, tipografo di Piove di Sacco che rimase un po’ stupito e perplesso di fronte a queste vecchiette molto vivaci, che parlavano tutte insieme piene di fervore. Però ci trovò simpatiche, e da allora cominciò l’avventura della pubblicazione. Non avevamo soldi, affrontammo l’avventura a rischio. Neera per prima e tutte noi e i nostri amici raccogliemmo una prima somma, fiduciosi che le cose sarebbero andate bene. 
      Gli otto album divennero cinque libri. Il primo fu
quello della “Madonna Annunziata”, nel maggio del 1999, vero capolavoro da tutti apprezzato.
      Seguirono gli altri:
    
II - I velieri, 2001. Fu pubblicato ultimo per difficoltà tecniche, anche perché tutto a colori. 
    
III - Il giro dell’Isola, maggio 1999 
    
IV - Barche, regate, pesca, squeri..., dicembre 1999 
    
V - I Lussignani, maggio 2000. Nel 1998 il nostro indimenticabile Giuseppe Favrini aveva fondato “la Comunità di Lussinpiccolo”, e ben presto fu lui a prendere contatti con Umberto Rigoni e ad occuparsi della pubblicazione dei volumi che di volta in volta venivano annunciati nel nostro “Foglio”. 
     Il 18 aprile 2001 i libri furono presentati al Cir
colo della Stampa da Luigi Tomaz. Lo scrittore chersino aveva capito subito lo spirito dell’opera. Il suo discorso intelligente e illuminante si concluse, citando le ultime righe del V volume: 
     “Ricordando Lussino è un’opera che perpetua una
grande civiltà. 

     NOTA: Quest’opera straordinaria di Neera Hreglich, insieme ai quattro libretti di Elsa Bragato (dal 1979 al 1990), a “Lussino nel passato, lettere, documenti” di Neera Hreglich, Carlina Piperata, Italo Scoppini del 1986, e ai tre volumi “Con la bandiera del Protettor San Marco” di Tullio Pizzetti del 1999, ci danno una dimostrazione esauriente sia della bellezza della nostra Isola, sia dell’intraprendenza, del coraggio, della forza d’animo, dell’apertura mentale della nostra gente, oltre che dell’italianità dei suoi abitanti.

     Alla base resta l’isola che ha fornito l’anima a questa civiltà, isola tutta di pietra che, con Cherso, D’Annunzio ha chiamato “l’isola di sasso che l’ulivo fa d’argento”.  
    
Mery Morin non sapeva in quale oceano l’aveva messa al mondo la mamma Marietta Suttora che aveva seguito in mare il marito, passato a miglior vita. Ha fatto la sarta per tutta la sua vita dedicandosi agli altri; non conosceva D’Annunzio. Esulata anche lei a Trieste, viveva di nostalgia. 
     Un giorno una lussignana le disse: “vado a Lussin,
cosa ti vol che te porto?” Lei rispose guardando lontano: “Portime un sasso!!!”” 
     L’opera non poteva chiudersi con un discorso più
eloquente: la fotografia di Mery da esule che accompagna il testo è assai espressiva. 
     Nel frattempo Neera aveva raccolto molte fotografie
di Lussingrande, convinta che fosse necessario parlare anche della “sorella maggiore”. Si arrivò così al VI volume. Ma purtroppo vicende diverse e tante difficoltà ne ritardarono la realizzazione. 
     Fondamentale è stato l’intervento di Piero Budinich,
di antica famiglia Lussingrandese. Il VI volume comprende le belle fotografie di Neera, ma la parte preponderante è la storia dei due Lussini, in particolare di Lussingrande, di Piero Budinich, corredata da molte e interessanti immagini. Molto opportuna e simpatica la presentazione di Sergio de Luyk del Direttivo della nostra Comunità. 
     Dopo tante traversie Licia Giadrossi-Gloria ha
curato il coordinamento e la realizzazione di questo volume e il nostro vecchio amico Rigoni è riuscito a realizzarne la stampa in breve tempo. 
     Questo VI volume è diverso dagli altri è un libro
vero, serio, importante, dovuto a uno storico e si differenzia dai volumi precedenti caratterizzati soprattutto dall’importanza data alla navigazione e alla marineria e dal tono familiare, poetico, scherzoso, a volte anche doloroso. Mai però retorica, né parole inutili. 
     Lussingrande ha una storia un po’ diversa da
quella di Lussinpiccolo, conserva anche l’aspetto di una vera cittadina veneta, con le sue belle case, con le sue belle chiese ricche di opere d’arte, ed ha avuto anche un ambiente di cultura rilevante, quindi è giusto far sentire questa diversità. 
     La storia di Piero Budinich è un giusto coronamento
a tutta l’opera, mancava una visione d’insieme che fosse una base per capire meglio questa nostra particolare civiltà, appunto una “storia”.

La nave Madre Amorosa del capitano Simon Budinich (1744-1815)

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Ultimo aggiornamento mercoledì 01 novembre 2006