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All’interno della nostra Comunità (di Lussignani
non più residenti a Lussino, come Giuseppe
Favrini desiderava sempre sottolinare) la
generazione dei “figli”, di quanti, nati dopo
la fine della seconda guerra mondiale, a Lussino
non sono nati ma continuano a sentire forte
il vincolo alle loro radici, comincia ormai ad
essere più numerosa di quella dei “padri” che
hanno dovuto abbandonare nel dopoguerra la
loro Isola e, con il passare degli anni, stanno iniziando
via via il loro grande viaggio verso l’Eterno...
In questa generazione di Lussignani nati nel
dopoguerra al di fuori dei confini isolani abbiamo
trovato, su segnalazione del Comandante
Eugenio Martinoli, “Mopi”: è nata
nel 1952 vicino a Milano, da padre lussignano, ha
una forte tempra lussignana, ma non è
una persona in carne ed ossa... è una barca di circa
10 metri, costruita da Pietro Tarabocchia “Violincich”
a Olgiate Olona (MI) su ordinazione dell’industriale
Dante Ceschina e varata a
Genova nel 1953.
E’ quindi una lussignana di “seconda generazione”
che, recentemente, è stata sottoposta a
un importante lavoro di refitting (che ha
avuto eco sulla stampa specializzata e sul quotidiano
“Il Tirreno”) ad opera del suo attuale
armatore, Francesco Barthel al quale siamo
profondamente grati per il materiale che ci ha messo
disposizione e per il grande amore dimostrato alla
storia di questa imbarcazione, del suo costruttore e,
in fondo, alla storia stessa della nostra Isola. Nella ricerca
delle radici, tema dell’editoriale di questo numero,
Mopi ci aiuta a ripercorrere la storia di uno di quei
Cantieri che resero Lussino famosa nella Marineria
non soltanto italiana.
Pietro
Tarabocchia nacque a Lussinpiccolo nel 1889,
iniziando la sua carriera di maestro d’ascia presso
il Cantiere Martinolich. La sua prima costruzione fu
una passera da regata di 5 m. (con 30 mq di velatura
in seta) il cui proprietario, comandante Eustacchio
Tarabocchia, cedeva il timone soltanto ad un
giovane studente dell’Istituto Nautico, Tino Straulino.
Sposato con Orsolina Nicolich ebbe cinque figli:
Giannina (1918), Mario (1919), Giordano (1922),
Giovanni (1928) e Annamaria(1931).
Pietro,
a metà degli anni ‘20, lasciò Lussino e la famiglia per emigrare in
America. Si trasferì a San Francisco ma dopo la crisi del ’29 ritornò
a Lussino per fondare il Cantiere Tarabocchia. Pare che all’inizio della
sua attività costruisse ancora da mezzo modello e non da piani su carta.
Lì appresero l’arte i figli Mario (che iniziò a trasferire su carta le
linee estratte dai modelli del padre), Giordano e Gianni e furono
costruite golette e cutter come Toosa, Franca, Kaska, Aloha, tutte con una
chiara impronta americana.
Nei primi anni ‘50 Pietro fu costretto a chiudere l’attività e
accettò di costruire una nuova barca per Dante Ceschina, industriale
milanese per il quale aveva già aveva costruito Toosa nel 1935 e Aloha
nel 1940. |

Foto di Eugenio
Martinoli
La nuova imbarcazione a vela venne costruita presso i capannoni dell’Azienda
di Ceschina a Olgiate, con la collaborazione dei falegnami addetti alla
manutenzione dei telai.
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