Su Successiva

Foglio "Lussino" n.21
pagina 1 e 2

La ricerca delle radici

di Licia Giadrossi-Gloria Tamaro

     E’ un fatto naturale che i ragazzi non si interessino che in piccola parte alla vita giovanile dei loro nonni, devono crescere, imparare, maturare per entrare nel mondo degli adulti, affrontando doveri e responsabilità con equilibrio e con serenità. 
     Solo dopo una certa età subentra la curiosità per il
passato, la ricerca delle proprie radici, quando la coscienza di sé e del proprio ruolo familiare e sociale prende corpo. Pochi lo fanno per professione, molti per dare un significato compiuto alla propria esistenza; conoscere il passato e la storia dei propri antenati è motivo di ricerca e di riflessione. 
     Rivivere la storia attraverso la propria famiglia,
ricercando fonti e documenti nelle cartelle degli antenati, negli archivi, nelle biblioteche... Sono studi e ricerche che tornano in auge ora che la civiltà lussignana si è dispersa nel mondo. 
     Un antesignano di queste indagini è Tullio Pizzetti
di antica famiglia lussignana, che vive a Trieste, 

è ingegnere navale e meccanico e che lasciata la professione e le perizie navali, ha dedicato dieci anni della sua vita a ricercare i rapporti tra la Serenissima e il mondo lussignano per pubblicare i tre poderosi volumi “Con la bandiera del Protettor San Marco - La Marineria delle Serenissima e il contributo di Lussino”.
Ora dopo qualche anno torna a scrivere di marineria pubblicando con il patrocinio della Comunità di Lussinpiccolo un volumetto che tratta la storia della Bandiera Rossa d’Onore conferita dall’imperatore Francesco Giuseppe ad Antonio Celestino Ivancich di Lussinpiccolo, suo antenato, e della Bandiera Bianca d’Onore conferita a Giovanni Visin delle Bocche di Cattaro, due valenti capitani dell’800, esponenti della famosa marineria adriatica, prima veneziana poi austriaca. 
     L’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano diretto dai professori Cervani e Salimbeni ha ritenuto di pubblicare anche la storia della sua famiglia, i Pizzetti, di antica origine comasca, emblema di quegli influssi che la Repubblica di Venezia ha avuto sugli abitanti delle isole del Quarnero e sullo sviluppo della loro civiltà.


Lussinpiccolo, Prico: “Mi son pricota”... Neera Hreglich


     Un’evoluzione che si è interrotta solo a seguito della seconda guerra mondiale quando, con l’avvento del comunismo titino, non solo Lussinpiccolo ha dismesso quei cantieri privati, fucine di ingegno e di capitale che facevano capo a Nicolò Martinolich, agli Scopinich di Prico, ai Piccini, a Pietro e Mario Tarabocchia trasferitisi negli Stati Uniti, ma anche la sua gente di lingua italiana e il suo dialetto. Lo stesso a Neresine e in altri paesi, chi lavorava e possedeva qualcosa diventava facilmente “nemico del popolo” e gli veniva tutto sequestrato. 
     In questa valutazione del passato è necessario allora
considerare che le famiglie lussignane di antica presenza sull’Isola, cioè autoctone, non possono essere equiparate a quelle arrivate a seguito o dopo la seconda guerra mondiale. 
     Il dialetto istroveneto - Venezia era la dominante
del mare fino al 1797 e la marineria austriaca ha iniziato e continuato su quelle orme - era parlato in famiglia, inframmezzato da terminologie slave, tedesche, francesi, ma i documenti venivano scritti in latino o in italiano, così come in lingua italiana era l’insegnamento alla Scuola Nautica. 
     Allora perché a Lussino tanti cognomi terminanti
per -ich? Questo suffisso non è così significativo allorché si consideri che l’Impero Austro-ungarico, nella sua politica del “divide et impera”, ha cercato sempre di favorire la slavizzazione dell’Istria a scapito degli abitanti veneti, tramite il clero che era sicuramente slavo per cui molti cognomi di origine francese come Favre sono diventati nei registri parrocchiali Favrich, 

altri di origine greca come Rereca e Sforzina sono diventati Rerecich e Sforzinich, altri sono stati del tutto trasformati o tradotti come Ballarin in Tanzàbelich. 
    A riprova di quanto sopra esposto invito il lettore interessato a prendere visione delle pagine finali del nostro Foglio riprodotte dal volume “1897 - Guida generale di Trieste, il Goriziano, l’Istria, Fiume e la Dalmazia” messo a disposizione dalla nostra presidente onoraria Neera Hreglich che reca notizie sulle
“Autorità e Istituzioni” e sul “Commercio e Professioni” degli abitanti di Lussingrande e di Lussinpiccolo; in pratica una fotografia del contesto sociale e professionale dell’Isola a fine ‘800; tutto il testo è in lingua italiana. Interessante notare anche come siano evidenti le differenze di grafia tra i cognomi lussignani tradizionali e altri, veramente pochi, scritti in caratteri slavi. 
     Al di là dei cognomi e dei soprannomi, però, il dato più significativo e incontrovertibile, unitamente alla lingua materna, non può essere che quello dell’Esodo nel corso del quale circa il 90% dei lussignani autoctoni se ne è andato, è scappato. La scelta è stata obbligata per moltissimi e chi è rimasto ha dovuto subire e tacere, il tessuto sociale si è disgregato, gli ultimi capitani lussignani formatisi alla Nautica sono fuggiti tanti anni fa a vela, a remi, a piedi, la marineria lussignana e i cantieri sono in altri luoghi o sono scomparsi. I più noti sono Straulino e Rode che appartengono e apparterranno sempre alla leggenda della vela italiana, ma tanti altri capitani, oltre a loro, hanno fatto la storia marinara dei Lussini.

 

Lussino, le “grote” de Punte Bianche. 

Su Successiva
Ultimo aggiornamento lunedì 01 gennaio 2007