Foglio "Lussino"
n.21
pagine 32, 33 e 34
La mia piazza
di Mari Rode
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La
mia piazza era un triangolo con la base in Riva Nova
e i due lati, formati dal susseguirsi delle case che
si congiungevano a un vertice immaginario, dove sboccava
la Strada Nova, tra il negozio del signor Attilio
e la casa delle signore Catuzze. La mia piazza assomigliava
alla prua di una nave. L’altezza di questo triangolo
era un “liston” che andava dalla Riva Nova alla
Vecchia Fontana, qui le contadine di mattina esponevano
cassette piene di varie verdure. Erano donne
che arrivavano da Lussingrande con i prodotti dei
loro fertili orti. Di prima mattina superavano di buon
passo i pochi chilometri che separavano Lussingrande
da Lussinpiccolo, seguendo la merce che
caricavano su un carro, sempre lo stesso, prima guidato
dal “Passareta”, chiamato così perché con il suo
carro trasportava a Lussingrande le bibite, le “passerete”, che
arrivavano col vapore al molo di Lussino; poi
al trasporto provvedeva il signor Majerich con la Nina,
cavalla che non aveva bisogno di guida, perché conosceva
bene il percorso. |
La piazza era accogliente, disponibile con i suoi negozi che offrivano ogni genere di necessità, dal “ciodo” del signor Nereo alla collana d’oro del signor Winter, dalle scarpe del signor Udina agli indumenti del signor Darpich, dal bottone della signora Sfigalo al fornimento di piatti del signor Sordo. Senza parlare dei forniti negozi di alimentari e della pescheria, piena di massaie, attente a scegliere il pesce fresco specialmente di venerdì. Dopo mezzogiorno la piazza si svuotava, rimaneva vuota, e se qualche “sporchezzo” restava, pensava il primo refolo di bora a portarlo via. Con le sue pietre lustre e la sottile ghiaia “giarina” sulla parte carrozzabile, ancora la vedo tutta bianca. Nei pomeriggi d’estate, quando era battuta dal sole d’agosto, non sentivi che il rumore del silenzio, la mia piazza sembrava addormentata, tanto che non osavi risvegliarla col rumore del tuo passo, e preferivi passare “sa cantuni”. Quanti nomi ha cambiato la mia piazza, e ogni nome è una pagina di storia della mia Isola.
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Il Teatro Bonetti di Firmino Seni |
| Molte sono le reminiscenze della mia giovanile esistenza passata a Lussino e tra queste vorrei includere l’attività del Teatro “Bonetti”, che, oltre alla sua funzione di cinema, allestiva anche spettacoli di prosa e di arte varia. Tra i primi ricordo la commedia “Scampolo” di Nicodemi, brillantemente interpretata dalla Meri Facchini e dall’Aldo Francisco (Vaialo). Dei secondi ricordo una rivista, con ospite Germana Paolieri (diventata poi nota attrice di cinema e di teatro), che cantava “C’è la luna che porta fortuna...” e, in una suggestiva atmosfera esotica, “Marilù, sotto il cielo di Singapor...” Ma lo spettacolo del quale ho un particolare ricordo - forse perché in parte coinvolto - è stato quello in cui si doveva rappresentare una scena dell’opera “Norma” di Bellini. Bisognava preparare il fondale rappresentante una foresta. A me e al mio amico Marchetto Morin (ambedue con un’attitudine per il disegno e la pittura) fu dato l’incarico di preparare lo scenario. Armati di pennellesse e di vasi di pittura di diversi colori lavorammo di buona lena, portando a termine il lavoro in un paio di giorni. La scena era quella in cui la protagonista dell’opera esegue la nota aria “Casta Diva”, che, nel caso, venne mirabilmente cantata dalla soprano Anita Huber, accompagnata dal coro dei sacerdoti (di cui facevo parte anch’io) vestiti con un manto bianco e con tanto di barba bianca. |
Un’altra scena operistica rappresentata fu quella del coro degli zingari, che precede la romanza “Stride la Vampa” del “Trovatore” di Verdi. Ricordo che il capo degli zingari, nel suo breve intervento, era interpretato da Antonio Bonaldo con il suo vocione da basso. Gli spettacoli proseguivano con altre esecuzioni artistiche, fra le quali rammento una esibizione del tango Figurato (coreografa era la signora Adorni, ex ballerina russa) con due giovanissimi ballerini, di cui, purtroppo, non ricordo i nomi; il debutto lirico dell’Oscar Piccini (della Biela), che interpretò con la calda voce di basso-baritono la romanza “Vi ravviso, o luoghi ameni” della Sonnambula di Bellini; l’esecuzione di alcune canzoni melodiche da parte di Stelio Cappelli, e infine, una grottesca esibizione del Giovanni Bacalarich ne “La famiglia dei Gobbettini”. Sono frammenti di ricordi, che mi riportano, però, ai tempi della mia spensierata giovinezza, vissuta in quell’oasi di pace e di serenità che era Lussino.
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Messe estive 2006 di Anna Maria Chalvien Saganic |
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