Foglio "Lussino"
n.21
pagina 23, 24
La “Marionette”
di Giovanna Stuparich Criscione
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Eccola la “nostra” Marionette, piccola, 4 metri
di lunghezza, adorabile, bianca. E’ ancorata
sul moletto dello Squero, proprio di fronte
alla bella villa dei Bragato, nonni di Tullio
Morin. |
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Ma tu Marionette esisti ancora? Ti voglio pensare viva, vivissima mentre
solchi sicura le acque del Quarnero che bagna l’isola dei nostri sogni,
la pietrosa, profumata Lussino. Le vacanze a Lussino alla metà degli anni
‘30 sono state le più belle della mia vita. La prima volta che vidi l’isola
fu proprio nel ‘35: l’amico Tullio Morin
era venuto a Trieste per una regata. Finita la regata ci aveva proposto di
accompagnarlo nella sua patria. L’idea fu accolta con entusiasmo, ma ci
volevano due permessi e cioè quello dei genitori e quello della
Capitaneria di Porto. Allora Pola aveva il porto minato; quindi c’era un
grosso pericolo e noi eravamo minorenni. Mio padre ci diede il pemesso,
persuaso che il capitano del porto di Trieste non ce l’avrebbe dato. Ma
si sbagliava. Io corsi come un piccolo bolide
alla Capitaneria, in Riva; non chiesi nessun permesso per
entrare a Palazzo Carciotti e andai direttamente dal
simpatico capitano che ricordo con grande stima
(aveva la faccia completamente rovinata, non so da
che, forse dal sole?). Egli, fermo sulla sedia, mi guardò: “Chi te ga portà qua?” Agitatissima chiesi subito: “Ci dà il permesso per andare a Lussino?” “Non è possibile, il porto di Pola è minato. E voi siete troppo giovani”. Io incominciai a supplicarlo, a raccontargli che ancora non conoscevo la mia vera patria, la patria del mio adorato nonno Marco Stuparich che era morto sei anni prima e di mio padre Giani... E poi dissi che ero certissima che nulla ci sarebbe accaduto, nessun male, nessuna difficoltà... Il capitano continuò a fissarmi scotendo la testa: “Come faccio a negarti questo permesso? Andè fioi. E che Dio ve accompagni”. Prese un foglio dattiloscritto e firmò. Partimmo col “Tonneador”, una piccola imbarcazione che serviva per la pesca dei tonni ed era diretta a Fiume. Naturalmente credo che avesse una rotta obbligata e quindi doveva passare al largo di Pola e poi girare lungo le isole del Quarnero. Malvolentieri ci presero a bordo. Oltre a noi tre fratelli Stuparich e a Tullio c’erano anche i due fratelli Suttora. Si navigava molto lentamente e quindi fu necessario sostare per una notte. Approdammo a Fasana di fronte alle isole Brioni. I maschi dormirono in coperta sul Tonneador, mentre noi due ragazze chiedemmo ospitalità al parroco di Fasana. Che notte! Uno stanzone enorme, un lettone con bianchissime lenzuola ci accolse; che buon odore di legno e di pulito, ma quanta umidità! Io e mia sorella ci addormentammo subito felici. Al mattino ci svegliò, oltre a un gallo, una donnetta con un fazzoletto nero in testa che ci offrì tre uova fresche per pochi centesimi; mai merenda mattutina fu più buona per me e per Giordana! |
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Arrivammo felicemente a Lussino e trovammo ospitalità presso la signora
Böhm, mamma del Carli, splendido ragazzo della mia età dagli occhi di un
azzurro indefinibile simile a quello del mare quando arriva il neverin,
che morì durante
la guerra, al largo di Biserta su una motozattera che lo trasportava in
Italia. Anche Hellmuth perse la vita quando era imbarcato sulla motonave
Roma che nel ’43 fu colpita nel Tirreno, al largo del porto di Livorno.
Fulvio Toniatti morì a Trieste per un male incurabile.
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