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Foglio "Lussino" n.21
pagina 23, 24

La “Marionette”

di Giovanna Stuparich Criscione

         Eccola la “nostra” Marionette, piccola, 4 metri di lunghezza, adorabile, bianca. E’ ancorata sul moletto dello Squero, proprio di fronte alla bella villa dei Bragato, nonni di Tullio Morin. 
    Tullio ha ricevuto in consegna
Marionette dallo zio Leone Bragato. 
 ...Ma ora il moletto non c’è più e neanche
la villa. Sono rimaste solo le palme. E la scalinata dove passavamo intere serate a giocare a poker con i fagioli, al posto dei soldi! Che tristezza! 
     Restano però i meravigliosi ricordi di
quegli anni ormai tanto lontani: le splendide piccole avventure “de mar”, accompagnati e cullati dalla Marionette, come se lei non fosse di legno, ma un essere umano, una madre affettuosa. Oh mia Marionette! 
  
Ti sarò sempre riconoscente per tutto il bene che mi e ci hai dato! Queste foto che ho davanti agli occhi, mi emozionano. Mi sembra d’essere ancora lì a Lussino, a Coludarz, in Crivizza, in Val d’Argento, a Cigale. 
 
E non sono sola: sono con me i miei fratelli Giordana e Giancarlo, Fufi “Tricheco”(Fulvio Toniatti), inseparabile amico di Tullio Morin, Fredi Chiappelli, il toscano, ospite nostro per un’estate, Sergio, il romano e Helmuth Geier Favorke, il primo fidanzatino di Giordana, bellissimo ragazzo alto, biondo dal sorriso affascinante... 



Giordana Stuparich e Tullio Morin sulla Marionette



 Giordana Stuparich sulla Marionette

    Ma tu Marionette esisti ancora? Ti voglio pensare viva, vivissima mentre solchi sicura le acque del Quarnero che bagna l’isola dei nostri sogni, la pietrosa, profumata Lussino. Le vacanze a Lussino alla metà degli anni ‘30 sono state le più belle della mia vita. La prima volta che vidi l’isola fu proprio nel ‘35: l’amico Tullio Morin era venuto a Trieste per una regata. Finita la regata ci aveva proposto di accompagnarlo nella sua patria. L’idea fu accolta con entusiasmo, ma ci volevano due permessi e cioè quello dei genitori e quello della Capitaneria di Porto. Allora Pola aveva il porto minato; quindi c’era un grosso pericolo e noi eravamo minorenni. Mio padre ci diede il pemesso, persuaso che il capitano del porto di Trieste non ce l’avrebbe dato. Ma si sbagliava. Io corsi come un piccolo bolide alla Capitaneria, in Riva; non chiesi nessun permesso per entrare a Palazzo Carciotti e andai direttamente dal simpatico capitano che ricordo con grande stima (aveva la faccia completamente rovinata, non so da che, forse dal sole?). 
    Egli, fermo sulla sedia, mi guardò: “Chi te ga
portà qua?” Agitatissima chiesi subito: “Ci dà il permesso per andare a Lussino?” “Non è possibile, il porto di Pola è minato. E voi siete troppo giovani”. 
     Io incominciai a supplicarlo, a raccontargli che
ancora non conoscevo la mia vera patria, la patria del mio adorato nonno Marco Stuparich che era morto sei anni prima e di mio padre Giani... E poi dissi che ero certissima che nulla ci sarebbe accaduto, nessun male, nessuna difficoltà... 
    
 Il capitano continuò a fissarmi scotendo la testa: “Come faccio a negarti questo permesso? Andè fioi. E che Dio ve accompagni”. Prese un foglio dattiloscritto e firmò. 
     Partimmo col “Tonneador”, una piccola imbarcazione che serviva per la pesca dei tonni ed era diretta a Fiume. Naturalmente credo che avesse una rotta obbligata e quindi doveva passare al largo di Pola e poi girare lungo le isole del Quarnero. 
     Malvolentieri ci presero a bordo. Oltre a noi tre fratelli Stuparich e a Tullio c’erano anche i due fratelli Suttora. Si navigava molto lentamente e quindi fu necessario sostare per una notte. Approdammo a Fasana di fronte alle isole Brioni. I maschi dormirono in coperta sul Tonneador, mentre noi due ragazze chiedemmo ospitalità al parroco di Fasana. 
    Che notte! Uno stanzone enorme, un lettone con bianchissime lenzuola ci accolse; che buon odore di legno e di pulito, ma quanta umidità! Io e mia sorella ci addormentammo subito felici. 
     Al mattino ci svegliò, oltre a un gallo, una donnetta con un fazzoletto nero in testa che ci offrì tre uova fresche per pochi centesimi; mai merenda mattutina fu più buona per me e per Giordana! 

     Arrivammo felicemente a Lussino e trovammo ospitalità presso la signora Böhm, mamma del Carli, splendido ragazzo della mia età dagli occhi di un azzurro indefinibile simile a quello del mare quando arriva il neverin, che morì durante la guerra, al largo di Biserta su una motozattera che lo trasportava in Italia. Anche Hellmuth perse la vita quando era imbarcato sulla motonave Roma che nel ’43 fu colpita nel Tirreno, al largo del porto di Livorno. Fulvio Toniatti morì a Trieste per un male incurabile. 
     I miei fratelli sono deceduti a Trieste nel 1985 e nel 1993. Ma non pensiamo a queste cose tristi. Ricordiamo solo la felicità e la bellezza delle vacanze passate a Lussino. 
     Rividi l’isola insieme a mio marito circa dieci anni fa. Prendemmo in affitto una barchetta a motore, pilotata da un croato, che parlava discretamente l’italiano. Egli mi chiese come mi chiamassi. Io dissi solo il cognome: “Stuparich”. Si tolse il berretto ed esclamò:
“Alora Lei xe una dei veri lussignani, no come noi, vegnudi dopo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Coludarz, Villa Smallbones, 1936. 
In alto da sinistra: Sergio
(Roma), Giovanna Stuparich, Fredi Chiappelli (Viareggio); sotto: Tullio Morin, Helmuth Favorke Geier, Giordana Stuparich, Giancarlo (dietro). 

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Ultimo aggiornamento domenica 31 dicembre 2006