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Foglio "Lussino" n.23
pagina 13, 14, 15 e 16

La discendenza di Mary e Leandro Ivancich
da un sonetto del 1884 ai giorni nostri

di Rita Cramer Giovannini

     Quando il 13 settembre 1884 Mary e Leandro Ivancich si sono uniti in matrimonio a Trieste nella chiesa di S. Antonio Vecchio, mai avrebbero potuto immaginare che più di 120 anni dopo una loro pronipote acquisita, navigando in Internet, avrebbe trovato le tracce del sonetto composto per quella fausta ricorrenza dagli zii della sposa. 

    Il trentatreenne Leandro Ivancich, lo sposo, era anch’egli nato a Lussinpiccolo da Massimo e Catterina Radossich. 
Certamente egli non percorse la navata al braccio della madre, che era morta quando lui aveva pochi anni, né della matrigna, e zia, Antonietta Radossich perché scomparsa dodici anni prima. 

    Lei, la ventiduenne Maria Teresa detta Mary, era la figlia primogenita, nata a Lussinpiccolo, di Giuseppina Cosulich, “siora Beppa”, e di Antonio Romano Ivancich. Quest’ultimo sei anni prima era naufragato assieme al fratello ventiquattrenne Paolo Giuseppe quando, al comando del Bark austroungarico “Proserpina”, a due giorni di navigazione da New York, sulla rotta verso casa con un carico di grano, si era imbattuto in un tremendo uragano. 
   Mi piace pensare
che a portare la sposa fulgente di beltà e candore” all’altare fu proprio lo zio materno, il cap. Giuseppe Cosulich che con tanto affetto assieme alla zia Antonietta, da poco vedova di Marcantonio Starcich, compose il sonetto augurale per gli sposi. 


Famiglia di Mary e Leandro Ivancich (1905 circa). Da sinistra, in alto:
Giuseppe, Pia, Massimo. In basso: Maria, Mary, Bruna, Leandro.

Molto probabilmente ci sarà comunque stata una folla di parenti, a cominciare dallo zio paterno, il celeberrimo Antonio Celestino Ivancich e i suoi figli, tra cui Ernesto che sarebbe diventato consuocero di Leandro, venuti per l’occasione da Fiume.
    Poi altri cugini, a decine. Di sicuro saranno arrivate da Lussinpiccolo le “Donossípovice” figlie dello zio Celestino Andrea, scomparso già da dieci anni e i loro fratelli, tra cui il ventitreenne Giuseppe che sarebbe poi diventato genero di Leandro. 
   L’unione di Mary e Leandro, che fu successivamente comandante del Lloyd austroungarico, fu benedetta dalla nascita di cinque figli. Tre nacquero a breve distanza l’uno dall’altro: Massimo nel 1885, Giuseppe nel 1887 e Pia nel 1888.

    Erano bravi ragazzi vivaci e molto uniti e Pia cresceva come un maschiaccio (sue testuali parole) insieme ai fratelli, compagni inseparabili di giochi. 
    Con il nuovo secolo, dopo sedici anni di matrimonio, nacque
Bruna, chiamata affettuosamente Brunetta, e dopo tre anni l’ultimogenita Maria Annunziata. La foto ritrae la splendida famiglia poco prima del 1910, anno in cui, il 5 di ottobre, Pia, meravigliosa creatura maestra di stile e di vita, andò in sposa al primo cugino di Leandro, capitano di vascello Giuseppe (Bepi) Ivancich

     Questo matrimonio fu celebrato a casa dei genitori della sposa, poiché la mamma del Bepi, venuta per l’occasione da Lussinpiccolo, era molto anziana (per quei tempi, infatti ora possiamo dire che aveva solo settantasette anni) e cagionevole di salute. 
     La suocera di Pia era
Giacomina Gladulich che a quarantun anni era rimasta vedova di Celestino Andrea, fratello tra gli altri di Antonio Celestino e di Massimo, padre di Leandro. “Nonna Nina” alla morte del marito si ritrovò da sola a dover tirar su undici figli, sei femmine e cinque maschi, di cui la più piccola (la famosa maestra Giuseppina di Lussino) di soli pochi mesi. Il ruolo di padre educatore di tutti questi ragazzi fu assunto dal fratello sacerdote di Giacomina don Giuseppe Gladulich, da cui l’epiteto “Donossipovice” (da Don Josip: don Giuseppe) riferito alle sei ragazze Ivancich.

    Nonna Pia raccontava che all’epoca del suo matrimonio era appena iniziata la costruzione a Trieste dell’Hotel Excelsior, proprio di fronte alla casa di Mary e Leandro: gran parte degli innumerevoli vasi di fiori arrivati per le nozze, che erano stati disposti nei saloni che davano su quella che ora è la via Cadorna, andarono in frantumi a causa dei lavori di scavo per le fondamenta dell’Hotel. 
    Dopo il matrimonio di Pia, Mary e Leandro conobbero
l’incommensurabile gioia di diventare nonni. Guido e Silvia nacquero nel 1912 e 1913 a Trieste in casa dei nonni, dove Pia e Bepi avevano abitato dal giorno delle nozze. 

 

Famiglia di Paolo Giovannini sul molo di Poliana. Da sinistra: Paolo, Rita, Riccardo Chiurco (marito di Alessandra), Alessandra,

Loris Pisani (marito di Cristina), Cristina, Alberto

 

    Nuvole oscure si stavano però addensando su quel mondo e su quella famiglia. Nel 1915 la famigliola si trasferì a Laibach (Lubiana) dove Bepi era stato richiamato come ufficiale della riserva in seguito allo scoppio della guerra. Egli era rimasto in servizio attivo della Marina fino al 1909, anno in cui era andato in quiescenza per contrarre matrimonio. Fu a Lubiana che Pia diede prematuramente alla luce la terzogenita Noretta, sia per il dolore fisico dovuto all’amputazione senza anestesia della falange del dito indice a causa di un’infezione, sia per quello morale causato dalla malattia della sorellina Bruna che sarebbe morta dopo una settimana a soli quindici anni. Fu a Lubiana che il quartogenito di Pia e Giuseppe, Giorgio, morì dopo soli nove giorni di vita. Fu durante la guerra e a causa delle cattive condizioni di vita che Giuseppe, secondogenito di Mary e Leandro, si ammalò ai polmoni di quella malattia che ne causò la morte nel 1920.  

    

    Finita la guerra, Pia e Giuseppe tornarono a Trieste, dove misero finalmente casa in via del Lazzaretto Vecchio 11. 
     Nella grande casa di Mary e Leandro erano oramai rimasti solo due figli: il primogenito Massimo che andrà a nozze a Fiume nel 1923 con
Melitta, figlia di Ernesto, nonché nipote di Antonio Celestino Ivancich e l’ultimogenita Maria che il 10 settembre 1924 sposerà a Trieste nella chiesa di S. Maria Maggiore Mariano Ivancich, nato a Travnik da Nicolò Ivancich e Catterina Nasso di Lesina. Massimo si trasferì con la sposa a Fiume dove insegnò Astronomia e Navigazione nel Regio Istituto Nautico locale, del quale divenne successivamente preside. Pubblicò diversi lavori riguardanti principalmente il calcolo delle rette di posizione derivate da misure di differenze di azimut, per i quali ottenne nel 1935 un premio dal Ministero dell’Educazione Guido, Noretta, Silvia Ivancich (1917). Nazionale. Melitta non ebbe figli e visse in adorazione del marito e dedicandosi alla pittura. Il suo era un dono di famiglia: come la sorella Nives, detta Nuzzi e conosciuta nell’ambiente artistico mondiale con il nome da coniugata Chierego, era un’eccellente pittrice, specializzata in ritrattistica.  


    Dopo la seconda guerra mondiale Massimo e Melitta si trasferirono a Milano: a quell’epoca però il loro cognome era stato trasformato in Vanni.
    Maria e Mariano dopo il matrimonio andarono ad abitare in via Duca d’Aosta a Trieste. Neppure questa coppia ebbe figli. Si dedicarono pienamente alla fondazione della sottosezione di Trieste dell’ Unitalsi, di cui Mariano fu primo presidente. Nello stesso anno, 1928, Mariano fu assunto dalla Banca d’America e d’Italia e nel 1933 entrò nella sezione legale delle Assicurazioni Generali. Mariano Ivancich fu molto legato al vescovo Santin e nel 1945 con lui e l’ing. Gianni Bartoli andò in delegazione al comando tedesco per proporre lo sgombero da Trieste delle forze naziste. 
     Non ho conosciuto zio Mariano, che assieme alla moglie fu padrino di battesimo di mio marito Paolo, ma ricordo benissimo zia Maria. Non aveva la “regalità” di nonna Pia, ma mi ha sempre colpito la sua aria fresca e giovanile, con quella pelle liscia priva di rughe, e la determinatezza a vivere una vita intensamente votata alle opere pie, libera com’era da vincoli famigliari. Era sempre in giro e mal si vedeva costretta alla gestione di casa. Amava crogiolarsi nei ricordi d’infazia, specialmente del periodo scolastico a Notre Dame de Sion, con la sua grandissima amica contessina Elena Smecchia e la cugina Olimpia, figlia di Antonio Giusto, fratello di Mary. Con loro parlava sempre francese. 
  Nel 1931 Mary e Leandro, e Pia, dovettero affrontare il dolore della perdita del genero, e marito, Bepi. Come abitudine, Pia e Giuseppe erano a Lussino per le vacanze e fu lì che il 29 luglio lui improvvisamente morì. Nonno Giuseppe è sepolto a S. Martin, nella tomba scavata per sua nonna Antonia Tarabocchia (Favetta), moglie di Celestino Venanzio, già podestà di Lussinpiccolo. 
   L’improvvisa morte di Giuseppe deve esser stata straziante anche per le sue sorelle “Donossipovice” che rivissero un evento altrettanto tragico avvenuto nel 1919. Un altro fratello, l’ingegner Alberto, dopo un periodo di vacanza nell’isola natale si era imbarcato sul battello per far ritorno a Pola. Le sorelle, che erano andate a salutarlo al molo, videro che dopo pochi minuti la nave virava per riaccostarsi. Ebbero un inquietante presentimento che fu purtroppo confermato quando dettero loro la notizia che Alberto era morto per un infarto. 
    Nonna Pia, a quarantatre anni, rimaneva sola con i tre figli di cui per fortuna Guido e Silvia già in grado da provvedere a sé stessi. Orgogliosa, determinata e costruttiva come è sempre stata, non voleva in alcun modo gravare sulle spalle degli anziani genitori. Pertanto si rimboccò le maniche e ottenne un posto come insegnante di francese presso la scuola Bergamas. Potè fare ciò unicamente grazie a un diploma aggiuntivo che aveva conseguito dopo i suoi studi al Liceo femminile, agevolata dai lungimiranti genitori consci della sua spiccata attitutine allo studio e alla matematica in particolare, ma fortemente contrastata dalle future cognate che vedevano ciò molto disdicevole per una signorina di buona famiglia. Anche se la disciplina insegnata per parecchi anni è stata la lingua francese, il suo grande talento fu la matematica. Mi ha raccontato come, quando insegnava al “Volta”, i ragazzi ricorressero sempre al suo aiuto in prossimità dei compiti in classe, per cui lei in quei giorni faceva mettere via il libro di francese e impartiva spiegazioni di matematica. 

  Il 1933 fu un brutto anno. Dopo quasi cinquant’anni di vita in comune, “nell’alterna fortuna che a’ viventi rende or la vita esagitata, or lieta”, il 10 ottobre Leandro morì. Mary non poteva restare sola in una casa tanto grande, così andò a vivere con Pia e i ragazzi nell’appartamento di via Lazzaretto fino alla sua morte il 18 ottobre 1944. 
     In questi ultimi undici anni fu circondata sempre dall’affetto e dalle attenzioni dei figli, nuora, genero e nipoti.
  E’ curioso che in una famiglia in cui per generazioni i membri, nonostante i matrimoni, si erano sempre chiamati Ivancich, i tre figli viventi di Mary e Leandro si ritrovassero ora ad avere tre diverse versioni dello stesso cognome: Pia e la sua discendenza, Giovannini; Massimo e Melitta, Vanni; Maria e Mariano invece, come Mary, mantennero il cognome Ivancich. 
     Anche senza il suo Leandro accanto, e nel suo ricordo, Mary ebbe infine la gioia di continuare a veder germogliare il seme piantato con la loro unione. Potè
infatti tenere in braccio il pronipotino Paolo, figlio di Guido, che in quell’epoca aveva già iniziato la prestigiosa carriera che lo avrebbe infine portato alla direzione del ramo trasporti delle Assicurazioni Generali.   
    Marina
, secondogenita di Guido, che Mary non ha conosciuto in quanto nata due anni dopo la sua scomparsa, sposata con Massimiliano, non ha avuto figli. 
    Ed ora eccoci qui ai giorni nostri. Come ogni anno passiamo le vacanze estive a Lussino, nel campeggio di Poliana, e con la nostra barca non ci stanchiamo di andare in giro per le valli e respirare l’odore del mare, del mirto, del marghis… In questa ultima fotografia ci siamo
Paolo, io e i nostri tre figli: Alessandra e Cristina con i mariti e Alberto
     Con loro la storia di Mary e Leandro continua...

Marina Giovannini con il marito Massimiliano Marocchi



 

  

 Famiglia di Paolo Giovannini sul molo di Poliana. Da sinistra: Paolo, Rita, Riccardo Chiurco (marito di Alessandra), Alessandra, Loris Pisani (marito di Cristina), Cristina, Alberto

 

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Ultimo aggiornamento mercoledì 08 agosto 2007