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Foglio "Lussino" n.16
pagina 14
LA BATELA di Mino Prossen
L'ultimo numero del nostro bel Foglio (quadr.14-febbr.2004), in prima pagina, riporta una bella foto della baia di Lischi. Sopra la bitta in pietra si trova il m.te Crischiza, mentre il monte S. Nicolò è poco più a destra del m.te Ossero. Ma voglio esternare sulla "batela", piccola barca a fondo piatto che faceva parte della nostra vita quotidiana. In primo piano a destra di detta foto si vede in bella mostra una vecchia batela, oramai adibita a deposito di vecchie reti, vecchi remi, zime, fòssine, ancore, ancorotti, rampini e così via. Insomma tutto vecchio. In definitiva, una batela pensionata e a dir la verità un po' bruttina. Come del resto la nostra vita. Chi nasce bel e chi nasce brutto, chi fortunà e chi impegolà. Ma a Lussino c'erano anche le belle batele da diporto o da divertimento fatte quasi esclusivamente per noi muli, così apprendevamo fin da bambini l'arte della navigazione.
Io, nato e vissuto fino ai tredici anni a Prico, ricorderò, sul filo della memoria, la storia delle batele di quei circa 500 metri di riva. Caldo d'estate e freddo d'inverno. Sull'angolo tra piazza Dante e Prico (davanti alla Nautica) era ormeggiata la piccola flottiglia della dinastia Pezzella, pescatori pugliesi con alterne fortune. Il loro dialetto era un misto di pugliese e lussignano. Una battuta tra padre e figlio: “Carlett.. non far lo mon.., vien accà che te struc lo brusc”; la traduzione non è indispensabile. Sul giornale “Il Dalmata" ho appreso che il Carletto Pezzella è un buon marinaio presso il marina di Bari. 70 anni suonati come me.
Andiamo avanti: c'era la batela dei Rizzi, poi del Marchetto Martinoli (Zuaco), poi la nostra ammiraglia Nivanna (5 metri fuori tutto) e attaccata dietro la nostra piccola batela FALU' (due metri). Andando avanti lungo la riva erano ormeggiate le varie barche, tutte tra i 5 e i 7 metri, dei fratelli Straulino, dei fratelli Faresi Renato e Manlio, poi la batela, questa sì dà lavoro, del sig. Antonio (Tonci) Fetter, calzolaio per necessità ma grande pescatore di orate. La sera con la sua batela andava a Velopin e con pazienza prendeva 2 o 3 vermi di Rimini. La mattina dopo ormeggiava la batela alla riva, davanti la casa Cobau e la Casermetta, e noi muli in riva (muli ziti e non moverse) e così tirava su belle bestiuzze da quattro o cinque chili che poi vendeva al miglior offerente. Tiriamo avanti; una batela l'aveva Camillo Cobau. Dopo la Caserrnetta c'era, anzi c'è, la villa el Chalesito del senor Noè Martinoli (argentin fortunà) con il suo bel barcone di circa 10 metri. Grande pescatore di branzini che spediva agli amici di Trieste con l'idrovolante che arrivava a Lussino da Zara . Si arriva alla chiesetta del Sacro Cuore e all'Ospedale. Le barche dei "Poca Voia", la batela con la quale i frati P. Lino e P. Doroteo attraversavano il porto da S. Nicolò al Sacro Cuore. Poi la passera del dottor Cleva seduto tutto curvo a poppa. Riguardo Padre Lino posso assicurare che la sua Messa durava meno di 15 minuti!
Dopo l'hangar ricordo la batela del sig. Mariano Cherubini, dei suoi nipoti Dario e Renzo. Mi fermo qui. L'ultima casa bianca era quella della maestra Dora Dessilla Giordani. In fondo la baietta de Velopin ormai scomparsa.. . Ritorno indietro anzi indrio. Voglio parlare della nostra batela "Falù" e della sua breve storia. Costruita da nostro padre in soffitta (400 metri quadri de cassoni, bauli dall'odore esotico, samovar, rotoli di sete, cotone ecc. ma soprattutto gabbie per uccelli di tutte le dimensioni che i nostri avi portavano dai viaggi in Russia, Americhe, Estremo Oriente). Dunque si chiamava Falù (Fabio e Luciana, miei fratello e sorella) mentre io Mino sono rimasto escluso. Costruita evidentemente nel 1933. Io che sono del '34 nisba. Queste batele da divertimento erano dei mostri di velocità con remi surdimensionati per la lunghezza della batela. Si andava benissimo fino Coludarz, fuori Bocca Falsa o fuori lo stretto di Privlaca. Insomma, una navigazione fuori gli stretti come i capitani di lungo corso. Loro, fuori Gibilterra e Suez. Noi muli fuori Bocca Falsa e Privlaca. A questo proposito, ricordo mio fratello Fabio ed Enrico Inversini, con la piccola Falù, fuori Privlaca avevano pescato un centinaio di sgombri e siccome la batela non era a tenuta stagna, i pesci sguazzavano tra le gambe dei due ragazzi. Poi arrivò il '47. In quel freddo inverno del '47, noi ragazzi delle medie con la direzione della prof. Marucci Rade e del maestro di musica Milan Sincich facemmo una rappresentazione, diciamo musicale, al teatro Bonetti. Cantammo "Stride la vampa" dal Trovatore di Verdi, e, dati i tempi, ci imposero di cantare una canzone croata che più o meno diceva: Vinto volà scabei, vinto volà scabei, niemaschi fascisti vasalei. Capito? La nostra batela Falù attraversò il palcoscenico al suono della canzone: vieni sul mar, vieni a cantar.....
Venne il settembre del '47 e il giorno prima di partire consegnai la nostra bella Falù al nipote della Ucci, figlio di un lussignano de Monfalcon. Prima di partire il padre ci disse: “cosa andate via, qui è il vero paradiso dei lavoratori”. In effetti ha poi lavorato tanto a Goli Otok a spaccar piere.
Negli anni '70 ho parlato con questo nipote della Ucci, ormai uomo fatto (un armeron de 2 metri), ricordandogli la nostra vecchia Falù. Non si ricordava di me, e tanto meno della Falù. Penso che la batela di Lischi abbia fatto una fine migliore. Così è la vita. Ciao veci muli e mule de Lussin !!!
Ultimo aggiornamento domenica 05 dicembre 2004