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Cinquecento anni di storia di una famiglia lussignana
Dopo i tre volumi dedicati a “La Marineria della Serenissima nel
Settecento e il contributo di Lussino”, l’ing Tullio Pizzetti
affronta ancora una volta la storia di Lussino ma questa volta lo
fa, in modo sempre molto rigoroso, attraverso la storia della sua
famiglia, i Pizzetta che da Cremia sul lago di Como, si spostarono a
Venezia per esercitare la mercanzia della seta. Da qui intorno al
1600, un discendente si trasferisce a Lussingrande.
Qui suo figlio Antonio “il vecchio” fa il
pescatore di sardelle, in consorzio con altri per la produzione del
“salume” che veniva conservato in due magazzini a Rovensca, i
più antichi dell’isola. La pesca, allora, era una formidabile
scuola di marineria, anche se le coltivazioni della vite e dell’ulivo
richiamavano i Pizzetta all’origine lariana.
Antonio II intraprende la navigazione commerciale
con i due figli maggiori con la tartana Sant’Antonio. |
Rimangono i figli di Mattio Lorenzo: Giovanni Rocco che diventa
parroco di Lussingrande e cappellano di Carolina Bonaparte, moglie
di Gioacchino Murat, a Trieste dove diventa armatore del brigantino
Salisburgo ma senza fortuna perché lascia molti debiti ai suoi
nipoti ed eredi, figli del fratello Andrea. Anche il feudo di Santa
Maura va perduto.
Il nipote Costantino si trasferisce nel
1870 a Lussinpiccolo dove diventa segretario del comune, suo figlio
Pietro, dopo aver frequentato la Nautica a Lussinpiccolo, va a
risiedere a Trieste dove si distingue per l’abilità marinara e la
preparazione scientifica, e imprenditoriale perché assume la
presidenza della famosa società di navigazione Topich di Lissa. |
Nell’assedio di Dulcigno in Albania turca, nel 1718, a causa di
una eccezionale libecciata che distrugge gran parte della flotta
veneta assediante, Antonio II e il figlio Antonio III, assieme all’equipaggio
tutto lussignano, perdono la vita e il veliero, lasciando la
famiglia in povertà. Anche il fratello Rocco “ofiziale marittimo”
muore poco dopo, nel 1723; rimane solo il piccolo Mattio Picetta
che, nato nel 1716, dopo aver navigato col cognato Giacomo Ragusin,
diventa capitano e comandante di due polacche, della nave “atta”
San Demetrio e compatrone della checcia (ketch) Provvidenza Divina,
al cui comando nel 1772 viene designato il figlio Mattio Lorenzo.
Dieci anni dopo entrambi scompaiono in mare
nel Golfo Ludrino, alla foce della Drina, con tutta la nave per una
tromba marina. Nel 1788 la Serenissima, a titolo di risarcimento,
riconosce ai Pizzetta il feudo terriero nell’isola di Santa Maura
(oggi Lefcada).
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L’altro
figlio Rocco, nato nel 1848, docente di matematica e fisica al
Ginnasio Superiore di Fiume sposa Candida Ivancich, figlia di Maria
Cosulich e Antonio Celestino Ivancich, Bandiera Rossa d’Onore.
Abitano a Lussinpiccolo con sei figli. Rocco ha un figlio Attilio,
nato nel 1883 a Fiume che diventa ingegnere meccanico e navale,
progettista di corazzate e incrociatori e che lavora dopo la I
guerra Mondiale a Pola al cantiere Scoglio Ulivi. Ma le prospettive
sono poco soddisfacenti e allora lascia Pola per il Cantiere Navale
Triestino che i fratelli lussignani Alberto e Callisto Cosulich
avevano fondato nel 1907. Dal 1924 lavora sotto la direzione dal cap
Augusto Cosulich, nel ‘30 nascono i Cantieri Riuniti dell’Adriatico
per la fusione con il Cantiere San Marco di Trieste, il San Rocco di
Muggia e la Fabbrica Macchine S. Andrea, la collaborazione continua
per 25 anni...
Anche il figlio Tullio segue la tradizione
di famiglia, è ingegnere navale e meccanico, sposa Mariangela
Martinoli, figlia maggiore di Nicolò Martinoli, titolare dell’omonimo
cantiere...
Cinquecento anni di storia di una famiglia lussignana
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Ancora sulla visita dell’Imperatore Francesco Giuseppe a
Lussinpiccolo nel 1875
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Sono un discendente di Antonio Casa, mi chiamo Mario
Antonio Prossen, figlio di Ottone Prossen e di Adelma
Dobrillovich Prossen, nato a Lussinpiccolo il 24
ottobre 1925 e dimorante a Lussino fino al 1932, anno
in cui la mia famiglia si trasferì aTrieste, ora abito in
Brasile a Rio de Janeiro. Da bambino tornavo a Lussino
ogni estate, da giugno a ottobre, da mia nonna Concetta
Casa, vedova Dobrillovich, in via Emo Tarabocchia
5, strada che dall’Istituto Nautico, passando per
il teatro Bonetti, finiva a Cigale. Rilevo dal Foglio Lussino
dello scorso aprile l’articolo del capitano Sergio degli
Ivanissevich “L’imperatore Francesco Giuseppe a Lussinpiccolo”
in cui viene citata Laura Casa che declama l’allocuzione
ufficiale di fronte all’Imperatore. |
Si tratta di mia zia, sorella di mia nonna e figlia di Antonio Casa
che in totale aveva sette figli, tre maschi e quattro femmine. Il
discorso di Laura Casa, è stato stampato in varie
copie presso lo “Stabilimento Tipografico Apollonio
e Caprin” di Trieste, a spese del mio bisnonno Antonio Casa, copie
distribuite per la fausta occasione. Sia Antonio Casa sia Laura Casa
sono sepolti nel cimitero di San Martino a Lussinpiccolo, mentre mia
nonna e mia mamma riposano nel cimitero di Trieste. Mio padre Ottone
Prossen è scomparso in mare mentre era
al comando della pirocisterna “Sangro” della Soc. Italia, in
seguito a siluramento il 5 maggio 1941. |
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