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Foglio "Lussino" n.21
pagina 20, 21

L’Imperial Bandiera d’Onore Marittima

    Per le edizioni della Comunità di Lussinpiccolo - Trieste, l’ing. Tullio Pizzetti ha pubblicato nell’agosto ‘06, un breve lavoro dedicato a “L’Imperial Bandiera d’Onore Marittima” di cui furono insigniti due valenti capitani vissuti nell’800, Antonio Celestino Ivancich da Lussino e Giovanni Visin dalle Bocche di Cattaro. 
     Nel volumetto vengono tratteggiati il contesto storico in cui vissero e le figure dei due comandanti, eredi dell’eccellente tradizione marinara della Serenissima che, se pur caduta nel 1797, lasciò per molti anni ancora la sua impronta sulla marineria dell’Impero austro-ungarico. 
     Uno spaccato di storia dell’Austria che mira a divenire potenza marittima e istituisce nel 1850 la Bandiera d’Onore Marittima, onorificenza ideata dal barone Carlo von Bruck, ministro del commercio dell’Impero e sostenuta dal conte F. Serafino von Stadion, ministro dell’interno che convincono Francesco Giuseppe della bontà dell’iniziativa. 
     Solo due capitani riuscirono ad ottenere la Bandiera d’Onore, ambedue provenienti da luoghi che costituivano i massimi centri di marineria sin dai secoli della Repubblica di Venezia, Antonio Celestino Ivancich da Lussino e Giovanni Visin dalle Bocche di Cattaro, mentre altri tentarono, senza riuscirvi per la mancanza di prove certe e documentate della loro impresa. 

 

 

 

 

 

 

 

 La “Suprema Distinzione Marinara” spetta alla Bandiera Rossa d’Onore che Antonio Celestino Ivancich, avo dell’autore, conseguì nel 1859, per essere sfuggito alla cattura da parte del nemico, la flotta francese, durante la seconda guerra d’indipendenza italiana. 
     Il bark Eolo di sua proprietà venne sequestrato dai francesi che, preso il comando, intendevano dirigersi verso Lione ma l’Ivancich non si dette per vinto e insieme al figlio Silvio, al nostromo e ai tre soli marinai rimastigli - gli altri erano stati fatti prigionieri- si rimpadronì del suo veliero e lo condusse a Gravosa con i francesi prigionieri. 
     Il solo a meritare la Bandiera Bianca d’Onore fu Giovanni Visin nato a Persagno nelle Bocche di Cattaro, nel 1806, che fu il primo capitano della Marina Austro-Ungarica a compiere il giro del globo a bordo del suo brigantino Splendido, giunto a Trieste il 30 agosto 1859, dopo 8 anni di navigazione, portata a termine con i soli suoi mezzi personali. 
     Due magnifiche imprese di navigatori, l’uno lussignano, l’altro dell’Albania veneta, eredi della tradizione della Serenissima che per tanti secoli ha dominato i mari, “con la bandiera del Protettor San Marco”.

 

 

 

 

 

 

    


Cinquecento anni di storia di una famiglia lussignana

   Dopo i tre volumi dedicati a “La Marineria della Serenissima nel Settecento e il contributo di Lussino”, l’ing Tullio Pizzetti affronta ancora una volta la storia di Lussino ma questa volta lo fa, in modo sempre molto rigoroso, attraverso la storia della sua famiglia, i Pizzetta che da Cremia sul lago di Como, si spostarono a Venezia per esercitare la mercanzia della seta. Da qui intorno al 1600, un discendente si trasferisce a Lussingrande. 
    Qui suo figlio Antonio “il vecchio” fa il pescatore di sardelle, in consorzio con altri per la produzione del “salume” che veniva conservato in due magazzini a Rovensca, i più antichi dell’isola. La pesca, allora, era una formidabile scuola di marineria, anche se le coltivazioni della vite e dell’ulivo richiamavano i Pizzetta all’origine lariana.
    Antonio II intraprende la navigazione commerciale con i due figli maggiori con la tartana Sant’Antonio. 
  Rimangono i figli di Mattio Lorenzo: Giovanni Rocco che diventa parroco di Lussingrande e cappellano di Carolina Bonaparte, moglie di Gioacchino Murat, a Trieste dove diventa armatore del brigantino Salisburgo ma senza fortuna perché lascia molti debiti ai suoi nipoti ed eredi, figli del fratello Andrea. Anche il feudo di Santa Maura va perduto. 
     Il nipote Costantino si trasferisce nel 1870 a Lussinpiccolo dove diventa segretario del comune, suo figlio Pietro, dopo aver frequentato la Nautica a Lussinpiccolo, va a risiedere a Trieste dove si distingue per l’abilità marinara e la preparazione scientifica, e imprenditoriale perché assume la presidenza della famosa società di navigazione Topich di Lissa. 
    Nell’assedio di Dulcigno in Albania turca, nel 1718, a causa di una eccezionale libecciata che distrugge gran parte della flotta veneta assediante, Antonio II e il figlio Antonio III, assieme all’equipaggio tutto lussignano, perdono la vita e il veliero, lasciando la famiglia in povertà. Anche il fratello Rocco “ofiziale marittimo” muore poco dopo, nel 1723; rimane solo il piccolo Mattio Picetta che, nato nel 1716, dopo aver navigato col cognato Giacomo Ragusin, diventa capitano e comandante di due polacche, della nave “atta” San Demetrio e compatrone della checcia (ketch) Provvidenza Divina, al cui comando nel 1772 viene designato il figlio Mattio Lorenzo. 
     Dieci anni dopo entrambi scompaiono in mare nel Golfo Ludrino, alla foce della Drina, con tutta la nave per una tromba marina. Nel 1788 la Serenissima, a titolo di risarcimento, riconosce ai Pizzetta il feudo terriero nell’isola di Santa Maura (oggi Lefcada). 

 

 

 

 

    L’altro figlio Rocco, nato nel 1848, docente di matematica e fisica al Ginnasio Superiore di Fiume sposa Candida Ivancich, figlia di Maria Cosulich e Antonio Celestino Ivancich, Bandiera Rossa d’Onore. Abitano a Lussinpiccolo con sei figli. Rocco ha un figlio Attilio, nato nel 1883 a Fiume che diventa ingegnere meccanico e navale, progettista di corazzate e incrociatori e che lavora dopo la I guerra Mondiale a Pola al cantiere Scoglio Ulivi. Ma le prospettive sono poco soddisfacenti e allora lascia Pola per il Cantiere Navale Triestino che i fratelli lussignani Alberto e Callisto Cosulich avevano fondato nel 1907. Dal 1924 lavora sotto la direzione dal cap Augusto Cosulich, nel ‘30 nascono i Cantieri Riuniti dell’Adriatico per la fusione con il Cantiere San Marco di Trieste, il San Rocco di Muggia e la Fabbrica Macchine S. Andrea, la collaborazione continua per 25 anni... 
     Anche il figlio Tullio segue la tradizione di famiglia, è ingegnere navale e meccanico, sposa Mariangela Martinoli, figlia maggiore di Nicolò Martinoli, titolare dell’omonimo cantiere... 

Cinquecento anni di storia di una famiglia lussignana

 

 

Ancora sulla visita dell’Imperatore Francesco Giuseppe a Lussinpiccolo nel 1875

   Sono un discendente di Antonio Casa, mi chiamo Mario Antonio Prossen, figlio di Ottone Prossen e di Adelma Dobrillovich Prossen, nato a Lussinpiccolo il 24 ottobre 1925 e dimorante a Lussino fino al 1932, anno in cui la mia famiglia si trasferì aTrieste, ora abito in Brasile a Rio de Janeiro. Da bambino tornavo a Lussino ogni estate, da giugno a ottobre, da mia nonna Concetta Casa, vedova Dobrillovich, in via Emo Tarabocchia 5, strada che dall’Istituto Nautico, passando per il teatro Bonetti, finiva a Cigale. Rilevo dal Foglio Lussino dello scorso aprile l’articolo del capitano Sergio degli Ivanissevich “L’imperatore Francesco Giuseppe a Lussinpiccolo” in cui viene citata Laura Casa che declama l’allocuzione ufficiale di fronte all’Imperatore.     Si tratta di mia zia, sorella di mia nonna e figlia di Antonio Casa che in totale aveva sette figli, tre maschi e quattro femmine. Il discorso di Laura Casa, è stato stampato in varie copie presso lo “Stabilimento Tipografico Apollonio e Caprin” di Trieste, a spese del mio bisnonno Antonio Casa, copie distribuite per la fausta occasione. Sia Antonio Casa sia Laura Casa sono sepolti nel cimitero di San Martino a Lussinpiccolo, mentre mia nonna e mia mamma riposano nel cimitero di Trieste. Mio padre Ottone Prossen è scomparso in mare mentre era al comando della pirocisterna “Sangro” della Soc. Italia, in seguito a siluramento il 5 maggio 1941. 

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Ultimo aggiornamento lunedì 01 gennaio 2007