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che sta
sotto gli augusti Vostri sguardi, e così pure il suo costruttore e tutti
i marini di Lussinpiccolo, i quali nell’onore ad
essi concesso vedono onorato l’intero paese. Questa
nave ch’è la più grande della marina mercantile austriaca,
destinata a solcare i mari più lontani, concorrerà a
fare sempre più rispettato nelle più remote regioni
il glorioso Vessillo Austriaco, che ormai ha sventolato
dovunque da un capo all’altro del mondo; e il
nome dell’Augustissima Vostra Consorte che orgogliosamente esso
porta, sarà anche ai popoli lontani monumento
durevole della leale e devota affezione di noi
tutti, verso di Voi, o Sire, e verso tutta l’Augustissima Imperiale
famiglia, che il cielo conservi alla felicità
dei vostri popoli !»
Sua
Maestà si degnò benignamente di aggradire tale
omaggio e ne volle far mantenere la memoria all’intelligente
fanciulla regalandola d’un medaglione d’oro
portante le cifre imperiali in brillanti. Sua Maestà
si compiacque quindi d’intrattenersi coll’armatore della
nave Imperatrice Elisabetta, Giovanni
Antonio
Tarabochia, e si fece presentare Antonio Santo
Cattarincich, armatore di altro naviglio in costruzione,
che porterà il nome di Sua Altezza Imperiale
l’ Arciduca Rodolfo. Intanto
tutto era pronto pel
varo, e ad un cenno di Sua Maestà tagliate le trattenute, la
superba nave scese maestosamente in mare, senza
il minimo inconveniente, al suono della banda e fra
le entusiastiche acclamazioni di migliaia di voci. Fu
un momento solenne, commoventissimo, d’indescrivibile entusiasmo,
seguito da interminabili evviva all’Imperatore,
all’Imperatrice Elisabetta, ed a tutta l’Imperiale
Famiglia. Sua Maestà si degnò di congratularsi col
costruttore e quindi esaminato un modello di
bastimento che presso al padiglione era stato collocato, partì
dallo squero tra gli urrà dei lavoranti, gli evviva
della folla ed il suono dell’Inno dell’Impero.
Seguito da immensa turba di gente, in mezzo ad una
pioggia di fiori, che venivano gettati dalle finestre di
tutte le case dinanzi alle quali passava, Sua Maestà si
recò a visitare la chiesa.
Il clero, composto dai sacerdoti della città,
delle vicine
parrocchie e dell’isola di Arbe, era già stato presentato
in corpo da monsignor parroco protonotario apostolico
Natale Morin, che indirizzava a Sua Maestà
le seguenti espressioni di omaggio:
«Sacra
Imperiale Apostolica Maestà, religiosissimo Imperatore
e Re, e Signor nostro graziosissimo!
“Dacchè questa fedelissima città ed isola ebbero la
fortunata sorte di
formar parte dei vasti Domini soggetti al
paterno scettro dei gloriosi Principi d’Asburgo, a
nessuno dei predecessori miei nello spirituale reggime
di questa porzione del gregge di Cristo fu
porta così fausta e propizia circostanza per umiliare personalmente
in questa marittima città gli omaggi ed
i sensi della più salda ed incrollabile fedeltà e del più
rispettoso ossequio all’ottimo dei Sovrani e dei Padri
suoi. Così rara e privilegiata grazia era riservata a
me attuale pastore di questa parrocchia e decano di
questo distretto. Io adunque mi reputo ben mille volte
felice e fortunato perché in questo solenne momento
della graziosissima Sovrana Vostra visita, mi
venne accordato di adempiere pel primo col massimo rispetto
ad un così sacrosanto dovere. Voglia dunque la
clemenza di Vostra Sacra Maestà benignamente accogliere
i miei ed i sensi del mio clero, e di tutto quanto
il mio gregge, della più salda ed inconcussa fedeltà,
dell’attaccamento, della devozione e dell’amore, che
con animo giubilante unanimamente Vi professiamo.
»
Sua
Maestà si degnava graziosamente di rispondere:
«Ringrazio,
e sono ben persuaso dei sinceri sentimenti di
fedeltà di questo clero, e di questa popolazione cattolica,
e sono certo che anche in seguito li conserveranno, e
sapranno mantenerli vivi nella popolazione. »
Quindi
colla somma affabilità, ch’è propria a Lui, l’Augusto
Sovrano volle trattenersi in breve colloquio con
ciascuno dei venti sacerdoti, che Gli stavano dinanzi
e chiese anche minute notizie particolari delle circostanze
locali dei paesi, nei quali essi esercitano la cura
spirituale.
Giunto l’Imperatore alla soglia poi della
chiesa parrocchiale sontuosamente
adorna di addobbi acquistati per
l’occasione, venne ricevuto da monsignor parroco e da
due sacerdoti in solenni abiti sacerdotali; e tributatoGli
ivi gli onori rituali del bacio della croce, dell’aspersione
dell’acqua lustrale, e della triplice turificazione, si
degnò accogliere benignamente quivi stesso brevi
espressioni di auguri umigliatiGli in lingua latina
da monsignor protonotario; e poscia, preceduto dalla
Croce, portata da un sacerdote, e rivolta verso la Sua
Sacra Persona, come a Re apostolico, sotto bellissimo baldacchino,
fece ingresso nella chiesa.
All’onore di sorreggere le aste del
baldacchino, erano
prescelti quattro distintissimi cittadini, i signori Giovanni
Radoslovich, amministratore e tesoriere della
chiesa, Nicolò Zar, Nicolò Martinolich e Giovanni Battista
Suttora, amministratori della pubblica beneficenza
tutti quattro capitani mercantili marittimi ed
armatori.
Il
Monarca, fatta l’adorazione al Santissimo Sacramento, salì
nel presbiterio, prese posto sotto il trono
preparato dal lato del Vangelo, ed assistette al canto
di brevi preci innalzate al Signore per implorare la
copia delle celesti benedizioni sopra di Lui, e sopra tutta
la Sua Augusta Imperiale e Reale Famiglia.
Compite le preci, Sua Maestà nel dipartirsi dal tempio,
si compiacque di esprimere al parroco i Suoi ringraziamenti.
Dalla chiesa passò a visitare la scuola nautica,
e nell’uscire da quella si compiacque esternare ripetutamente
al Direttore Dr. Nazor la Sovrana sua soddisfazione.
Si diresse indi alla piazza, per la partenza, seguito
da tutta la popolazione che in una fitta massa
si accalcò per le rive, ed alla scalinata d’imbarco Sua
Maestà, complimentata dal Capitano provinciale, dal
Capitano distrettuale e dal Podestà, si compiacque rivolgere
loro benigne parole di soddisfazione e
ringraziamenti per l’avuta accoglienza. Allo staccarsi della
lancia Imperiale dalla riva la banda intuonò l’Inno
dell’Impero, gli evviva e gli urrà di nuovo si rinnovarono
entusiastici più che mai e non cessarono un
momento fino che la lancia Imperiale non fu di molto
lontana. Le barche tutte si avviarono verso il piroscafo,
che alle ore sette ed un quarto, con bellissimo tempo,
si allontanò fra le acclamazioni partenti dalle
rive, dalle barchette, dai navigli, e dai cantieri; fra
il suono delle campane, lo sparo dei mortaretti, il rimbombo
dei cannoni del Forte. Sua Maestà dal ponte
del Miramar degnavasi di corrispondere alle acclamazioni
salutando.
Appena seguita la partenza dell’Imperatore, il Capitano
provinciale pregò il Podestà a convocare nei locali
della Podesteria i rappresentanti comunali, ai quali
comunicò la soddisfazione espressagli da Sua Maestà
per la spontanea dimostrazione di fedeltà ed attaccamento
ricevuta in Lussinpiccolo, ringraziando a
nome della Giunta provinciale il Comune, il Comitato, e
tutti i cittadini per la solenne accoglienza fatta
all’Augustissimo Monarca.
| La
popolazione festeggiò tutta questa memorabile giornata. Al
dopopranzo fu improvvisato un ballo al suono della banda sulla
piattaforma del cantiere Martinolich. Alla sera sfarzosa
illuminazione, che risaltava ancor di più per gli addobbi delle
case lasciati intatti fino al giorno seguente. La banda suonò sulla
piazza in mezzo a folla di popolo che volle ripetuto l’Inno dell’Impero
ogni volta che veniva suonato, e prorompeva ogni momento in
entusiastici evviva a Sua Maestà l’Imperatore, all’Augustissima
Imperatrice, ed a tutta l’Imperiale famiglia, ritirandosi soltanto
a tardissima ora. |
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Dal
diario storico del viaggio di S.M.I. e R. Ap.
Francesco Giuseppe I, Imperatore d’Austria, Re
d’Ungheria, ecc. ecc. ecc. a Trieste, Gorizia, Venezia,
in Istria, in Dalmazia ed a Fiume nei mesi
di Aprile e Maggio del 1875.
Zara, Tip. Edit. Vitaliani
e Jankovic, 1877. |
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Alle ore nove la Deputazione comunale
telegrafò l’esultanza della popolazione al
signor Luogotenente barone de Pino a Fiume,
pregandolo di rinnovare a Sua Maestà l’Imperatore
l’omaggio e le proteste della fedeltà inconcussa
della popolazione, il quale atto procurò al Comune
la suprema soddisfazione di ricevere in via telegrafica
dall’illustrissimo sig. Luogotenente, assieme alle
sue cortesi congratulazioni, la partecipazione bene
lusinghiera che Sua Maestà erasi graziosissimamente degnata
incaricarlo di esprimere alla Deputazione
comunale la piena sovrana riconoscenza per
le manifestazioni di lealtà contenute nel telegramma del
Comune.
Così finì festosamente e nell’ordine più perfetto questa
giornata d’imperitura memoria, che sarà registrata a
caratteri d’oro negli annali di Lussinpiccolo, e con
quelli, forse ancora più indelebili, dell’amore il più
rispettoso e della fede la più incrollabile nel cuore dei
viventi e dei più tardi nepoti. |