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Foglio "Lussino" n. 20
pagina 10, 11 e 12

L’Imperatore Francesco Giuseppe a Lussinpiccolo 

di Sergio degli Ivanissevich

(continuazione e fine)
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La lancia che trasportava l’Imperatore, disposta dal Municipio, era diretta dal consigliere comunale più anziano; al timone stava uno dei capitani marittimi decorato dalla medaglia commemorativa del 2 Dicembre 1873, e la vogavano tenenti mercantili elegantemente vestiti. Precedevano Sua Maestà, il capitano distrettuale ed il podestà in una lancia guidata dal capitano di porto; seguivano imbarcazioni disposte dal Comitato per il seguito imperiale, le autorità, i funzionari consolari, la rappresentanza comunale, le deputazioni, corporazioni e società, ed un’infinità di barchette private, fra le quali fermò l’attenzione dell’Imperatore una lancia vogata e diretta da nove fanciulle dodicenni, vestite in costume da marinaio, appartenenti alle più ricche famiglie, che al passaggio della lancia imperiale, fermato il remare, si levarono in piedi, ed alzando i remi acclamarono l’Imperatore agitando i fazzoletti e gettando fiori. 
Anche durante questo passaggio non cessarono un momento gli evviva e gli
urrà, mentre dal bordo del Miramar veniva suonato l’inno imperiale. L’Imperatore sbarcò presso lo squero su d’una scalinata disposta per cura del costruttore Martinolich, che con tutto zelo e buon gusto decorò il cantiere in modo degno per il ricevimento dell’augustissimo monarca. All’arco trionfale, eretto all’entrata del cantiere, Sua Maestà venne ossequiata dal costruttore suddetto, che per un ponte costruito sopra i cordaggi disposti pel varo del naviglio accompagnò l’Imperatore al superbo padiglione collocato su d’una vasta piattaforma eretta dirimpetto al naviglio pronto al varo.    

 

 

     L’arrivo di Sua Maestà al cantiere fu salutato dagli evviva degli operaj, uniformemente vestiti e disposti a spalliera e dall’entusiastiche acclamazioni di una immensa massa di gente, di cui riboccavano il cantiere, le vie e le colline circostanti, i navigli ormeggiati presso lo squero e tutte le barchette che avevano seguito l’Imperatore, mentre la banda suonava l’Inno dell’Impero.  

     Sua Maestà degnossi accettare un esemplare stampato in raso dell’Inno dedicatogli per quest’occasione dalla maestranza del cantiere, il qual’Inno veniva nello stesso momento cantato dai fanciulli con accompagnamento della banda. 

Ecco l’inno: 
Sorga un grido, e sia l’inno di gioia 
Che prorompe dall’intimo core,
E riveli a Te, Augusto Signore,
Di Lussino l’amore, la fè.
Questa spiaggia ove ferve il lavoro
Che a’ commerci dischiude il sentiero,
Un omaggio devoto e sincero
Riverente depone al Tuo piè.
Or che, o Sire possente d’Asburgo,
Ci fa lieti Tua cara presenza,
L’Imperiale Tua grazia e clemenza
Ci fia premio a diuturno lavor.
Vedi, o Sire, qui l’opra ognor ferve;
Questa nave che sorge qui altera
Porterà Tua gloriosa bandiera
Ed un nome assai caro al Tuo cuor.
Già sul mare a un Tuo cenno si lancia
Dal benigno Tuo sguardo auspicata;
E la prora di fior coronata
Già s’appressa a sfidarne il furor.
Ma dovunque la spingano i venti,
Tocchi pur lontanissima sponda,
Un fia il grido che al nostro risponda:
Viva, viva l’Augusto Signor!
Indi dalla decenne Laura Casa venne recitata con molta franchezza e grazia l’allocuzione seguente; «Maestà! Se il mondo intero non Vi avesse già unanime proclamato il più generoso e cavalleresco dei Monarchi, basterebbe a meritarVi tale titolo glorioso nelle pagine della storia, e nel cuor dei Vostri fedelissimi sudditi, questo atto di sublime degnazione con cui voleste mostrare a questi abitanti, come dal paterno Vostro cuore siano apprezzati i loro sforzi consacrati all’industria marittima, che pur tanto concorre al progresso della civiltà ed al prosperamento delle nazionali risorse.
     Per una così segnalata Sovrana grazia, accogliete, o Sire clementissimo, i ringraziamenti più rispettosi, che a mezzo dell’umile mio labbro Vi porgono l’armatore del naviglio, 

che sta sotto gli augusti Vostri sguardi, e così pure il suo costruttore e tutti i marini di Lussinpiccolo, i quali nell’onore ad essi concesso vedono onorato l’intero paese. Questa nave ch’è la più grande della marina mercantile austriaca, destinata a solcare i mari più lontani, concorrerà a fare sempre più rispettato nelle più remote regioni il glorioso Vessillo Austriaco, che ormai ha sventolato dovunque da un capo all’altro del mondo; e il nome dell’Augustissima Vostra Consorte che orgogliosamente esso porta, sarà anche ai popoli lontani monumento durevole della leale e devota affezione di noi tutti, verso di Voi, o Sire, e verso tutta l’Augustissima Imperiale famiglia, che il cielo conservi alla felicità dei vostri popoli !» 
     Sua Maestà si degnò benignamente di aggradire tale omaggio e ne volle far mantenere la memoria all’intelligente fanciulla regalandola d’un medaglione d’oro portante le cifre imperiali in brillanti. Sua Maestà si compiacque quindi d’intrattenersi coll’armatore della nave Imperatrice Elisabetta, Giovanni Antonio Tarabochia, e si fece presentare Antonio Santo Cattarincich, armatore di altro naviglio in costruzione, che porterà il nome di Sua Altezza Imperiale l’ Arciduca Rodolfo. Intanto tutto era pronto pel varo, e ad un cenno di Sua Maestà tagliate le trattenute, la superba nave scese maestosamente in mare, senza il minimo inconveniente, al suono della banda e fra le entusiastiche acclamazioni di migliaia di voci. Fu un momento solenne, commoventissimo, d’indescrivibile entusiasmo, seguito da interminabili evviva all’Imperatore, all’Imperatrice Elisabetta, ed a tutta l’Imperiale Famiglia. Sua Maestà si degnò di congratularsi col costruttore e quindi esaminato un modello di bastimento che presso al padiglione era stato collocato, partì dallo squero tra gli urrà dei lavoranti, gli evviva della folla ed il suono dell’Inno dell’Impero. 
     Seguito da immensa turba di gente, in mezzo ad
una pioggia di fiori, che venivano gettati dalle finestre di tutte le case dinanzi alle quali passava, Sua Maestà si recò a visitare la chiesa. 
     Il clero, composto dai sacerdoti della città, delle
vicine parrocchie e dell’isola di Arbe, era già stato presentato in corpo da monsignor parroco protonotario apostolico Natale Morin, che indirizzava a Sua Maestà le seguenti espressioni di omaggio: 
     «Sacra Imperiale Apostolica Maestà, religiosissimo Imperatore e Re, e Signor nostro graziosissimo! 
    “Dacchè questa fedelissima città ed isola ebbero la
fortunata sorte di formar parte dei vasti Domini soggetti al paterno scettro dei gloriosi Principi d’Asburgo, a nessuno dei predecessori miei nello spirituale reggime di questa porzione del gregge di Cristo fu porta così fausta e propizia circostanza per umiliare personalmente in questa marittima città gli omaggi ed i sensi della più salda ed incrollabile fedeltà e del più rispettoso ossequio all’ottimo dei Sovrani e dei Padri suoi. Così rara e privilegiata grazia era riservata a me attuale pastore di questa parrocchia e decano di questo distretto. Io adunque mi reputo ben mille volte felice e fortunato perché in questo solenne momento della graziosissima Sovrana Vostra visita, mi venne accordato di adempiere pel primo col massimo rispetto ad un così sacrosanto dovere. Voglia dunque la clemenza di Vostra Sacra Maestà benignamente accogliere i miei ed i sensi del mio clero, e di tutto quanto il mio gregge, della più salda ed inconcussa fedeltà, dell’attaccamento, della devozione e dell’amore, che con animo giubilante unanimamente Vi professiamo
. »
   
Sua Maestà si degnava graziosamente di rispondere: 
     «Ringrazio, e sono ben persuaso dei sinceri sentimenti di fedeltà di questo clero, e di questa popolazione cattolica, e sono certo che anche in seguito li conserveranno, e sapranno mantenerli vivi nella popolazione. » 
     Quindi colla somma affabilità, ch’è propria a Lui, l’Augusto Sovrano volle trattenersi in breve colloquio con ciascuno dei venti sacerdoti, che Gli stavano dinanzi e chiese anche minute notizie particolari delle circostanze locali dei paesi, nei quali essi esercitano la cura spirituale. 
     Giunto l’Imperatore alla soglia poi della chiesa parrocchiale
sontuosamente adorna di addobbi acquistati per l’occasione, venne ricevuto da monsignor parroco e da due sacerdoti in solenni abiti sacerdotali; e tributatoGli ivi gli onori rituali del bacio della croce, dell’aspersione dell’acqua lustrale, e della triplice turificazione, si degnò accogliere benignamente quivi stesso brevi espressioni di auguri umigliatiGli in lingua latina da monsignor protonotario; e poscia, preceduto dalla Croce, portata da un sacerdote, e rivolta verso la Sua Sacra Persona, come a Re apostolico, sotto bellissimo baldacchino, fece ingresso nella chiesa. 
     All’onore di sorreggere le aste del baldacchino,
erano prescelti quattro distintissimi cittadini, i signori Giovanni Radoslovich, amministratore e tesoriere della chiesa, Nicolò Zar, Nicolò Martinolich e Giovanni Battista Suttora, amministratori della pubblica beneficenza tutti quattro capitani mercantili marittimi ed armatori. 
    
Il Monarca, fatta l’adorazione al Santissimo Sacramento, salì nel presbiterio, prese posto sotto il trono preparato dal lato del Vangelo, ed assistette al canto di brevi preci innalzate al Signore per implorare la copia delle celesti benedizioni sopra di Lui, e sopra tutta la Sua Augusta Imperiale e Reale Famiglia. 
     Compite le preci, Sua Maestà nel dipartirsi dal
tempio, si compiacque di esprimere al parroco i Suoi ringraziamenti. Dalla chiesa passò a visitare la scuola nautica, e nell’uscire da quella si compiacque esternare ripetutamente al Direttore Dr. Nazor la Sovrana sua soddisfazione. Si diresse indi alla piazza, per la partenza, seguito da tutta la popolazione che in una fitta massa si accalcò per le rive, ed alla scalinata d’imbarco Sua Maestà, complimentata dal Capitano provinciale, dal Capitano distrettuale e dal Podestà, si compiacque rivolgere loro benigne parole di soddisfazione e ringraziamenti per l’avuta accoglienza. Allo staccarsi della lancia Imperiale dalla riva la banda intuonò l’Inno dell’Impero, gli evviva e gli urrà di nuovo si rinnovarono entusiastici più che mai e non cessarono un momento fino che la lancia Imperiale non fu di molto lontana. Le barche tutte si avviarono verso il piroscafo, che alle ore sette ed un quarto, con bellissimo tempo, si allontanò fra le acclamazioni partenti dalle rive, dalle barchette, dai navigli, e dai cantieri; fra il suono delle campane, lo sparo dei mortaretti, il rimbombo dei cannoni del Forte. Sua Maestà dal ponte del Miramar degnavasi di corrispondere alle acclamazioni salutando. 
     Appena seguita la partenza dell’Imperatore, il
Capitano provinciale pregò il Podestà a convocare nei locali della Podesteria i rappresentanti comunali, ai quali comunicò la soddisfazione espressagli da Sua Maestà per la spontanea dimostrazione di fedeltà ed attaccamento ricevuta in Lussinpiccolo, ringraziando a nome della Giunta provinciale il Comune, il Comitato, e tutti i cittadini per la solenne accoglienza fatta all’Augustissimo Monarca. 

     La popolazione festeggiò tutta questa memorabile giornata. Al dopopranzo fu improvvisato un ballo al suono della banda sulla piattaforma del cantiere Martinolich. Alla sera sfarzosa illuminazione, che risaltava ancor di più per gli addobbi delle case lasciati intatti fino al giorno seguente. La banda suonò sulla piazza in mezzo a folla di popolo che volle ripetuto l’Inno dell’Impero ogni volta che veniva suonato, e prorompeva ogni momento in entusiastici evviva a Sua Maestà l’Imperatore, all’Augustissima Imperatrice, ed a tutta l’Imperiale famiglia, ritirandosi soltanto a tardissima ora. 

Dal diario storico del viaggio di S.M.I. e R. Ap. Francesco Giuseppe I, Imperatore d’Austria, Re d’Ungheria, ecc. ecc. ecc. a Trieste, Gorizia, Venezia, in Istria, in Dalmazia ed a Fiume nei mesi di Aprile e Maggio del 1875. Zara, Tip. Edit. Vitaliani e Jankovic, 1877.

     Alle ore nove la Deputazione comunale telegrafò l’esultanza della popolazione al signor Luogotenente barone de Pino a Fiume, pregandolo di rinnovare a Sua Maestà l’Imperatore l’omaggio e le proteste della fedeltà inconcussa della popolazione, il quale atto procurò al Comune la suprema soddisfazione di ricevere in via telegrafica dall’illustrissimo sig. Luogotenente, assieme alle sue cortesi congratulazioni, la partecipazione bene lusinghiera che Sua Maestà erasi graziosissimamente degnata incaricarlo di esprimere alla Deputazione comunale la piena sovrana riconoscenza per le manifestazioni di lealtà contenute nel telegramma del Comune. 
    Così finì festosamente e nell’ordine più perfetto
questa giornata d’imperitura memoria, che sarà registrata a caratteri d’oro negli annali di Lussinpiccolo, e con quelli, forse ancora più indelebili, dell’amore il più rispettoso e della fede la più incrollabile nel cuore dei viventi e dei più tardi nepoti.

RINGRAZIAMENTI

     La Comunità di Lussinpiccolo ringrazia sentitamente i suoi sostenitori e in particolare la Fratelli Cosulich S.p.A. di Genova, la presidente onoraria Neera Hreglich, la famiglia Ferretti di Trieste, Renzo Cosulich di Parigi, Sergio Cosulich di San Paulo, Cristiana Martinoli e Marco Bortoletto di Padova.

 

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Ultimo aggiornamento domenica 27 agosto 2006