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Foglio "Lussino" n. 20
pagina 18 e 19

I grandi protagonisti religiosi di Cherso

di Carmen Palazzolo Debianchi

     Una delle componenti dell’animo chersino è la religiosità; lo dimostrano le numerose chiese sparse per tutta l’isola e dislocate particolarmente nel capoluogo e dintorni. A questa religiosità ha certamente contribuito la presenza a Cherso fin dall’antichità di un convento francescano e di un convento di suore benedettine che, svolgendo attività religiose ed educative a favore del paese in generale e dei bambini e giovanetti in particolare, hanno costituito un importante punto di riferimento e modello di comportamenti per i fanciulli e le fanciulle del paese. Fra queste ultime c’è la Beata Suor Giacoma Giorgia Colombis. Molto più numerosi sono però i ragazzi che, dal convento francescano di Cherso sono assurti ai massimi livelli dell’Ordine dei Frati Conventuali diventando Provinciali e Generali dell’Ordine stesso o Vescovi.
      La serie degli eminenti francescani chersini
comincia nel 1300 con Fra’ Giovanni da Cherso e Fra’ Francesco da Cherso, prosegue nel 1400 con Fra’ Vito. In tempi più vicini a noi la successione continua coi Padri Antonio Marcello de Petris, Lorenzo de Petris, Bonaventura Soldatich, Raffaele Radossi, Vittore Chialina, Bernardino Rizzi, Samuele Doimi, Placido Cortese, fra i quali si annoverano ben quattro Ministri Generali dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, cosa veramente notevole per un piccolo paese. Essi sono: P. Antonio Marcello de Petris, P. Bonaventura Soldatich, P. Alfonso Maria Orlini, P. Antonio Vitale Bommarco. Molti di noi hanno avuto modo di conoscere amare ed apprezzare quest’ultimo, perché è deceduto meno di due anni fa, perciò non vi parlerò di lui ma di un altro grande chersino, anche lui esule ma meno conosciuto fra i laici e non chersini perché più lontano da noi nel tempo del Padre Bommarco; si tratta di P. Alfonso Maria Orlini.

     Padre Alfonso Maria Orlini
      Nel luglio 1972, durante i suoi funerali, celebrati a Roma nella Basilica dei Santi Apostoli, Padre Flaminio Rocchi, anche lui esule dalle isole del Quarnero e appartenente all’Ordine dei Frati Minori Conventuali, disse fra l’altro: 
     “
E’ caduto questo vecchio ulivo di Cherso, duro ma buono e generoso. Operava a Roma, viveva per il mondo ma le radici della sua vita, radici doloranti e contorte, le teneva abbarbicate fra le case, nelle pietraie, nelle fondamenta delle 300 cappelle della sua Cherso”. 
     Nicolò, questo il nome impostogli al fonte battesimale,
era infatti nato a Cherso l’1 febbraio 1887 da Nicolò e Giovanna Petrani. Fatto il noviziato nel convento di Cherso e il corso teologico in quello di Camposanpiero, fu ordinato sacerdote nel 1909.

  
    

     Dotato di grande intelligenza - sostenuta da una memoria, grazie alla quale, letta una volta attentamente una pagina, o ascoltata una lezione, era in grado di ripeterle parola per parola - conseguì tre lauree: in teologia a Friburgo, in filosofia e in lettere a Padova.
     Possedeva inoltre grandi capacità comunicative,
che espresse come insegnante e predicatore. Come tale girò tutto il mondo, richiesto ovunque per la sua oratoria, suffragata da un’estesa e profonda cultura in molti campi dello scibile, che gli consentiva di trattare una grande varietà di temi, dai teologici agli storici, agli etico-giuridici, per i quali ultimi aveva un interesse particolare.
     Per l’intelligenza, la cultura, la personalità forte e decisa, l’Ordine gli assegnò, a partire dalla più giovane età, incarichi sempre più importanti che presero l’avvio con la nomina di direttore della Biblioteca Antoniana di Padova e poi di direttore del giornale “Il Messaggero di Sant’Antonio”.

pagina 19

     Nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, quando la prima guerra mondiale stava volgendo al termine, gli fu chiesto di mettere in salvo a Roma le opere d’arte, i codici più preziosi e gli incunaboli della Basilica del Santo di Padova. 
     Finita la prima guerra mondiale, fu nominato Guardiano del convento di Pirano d’Istria. Nel 1921, trasferito nella Basilica dei Frari di Venezia, continuò la sua attività di predicatore e tenne la cattedra di filosofia all’Istituto del Sacro Cuore. Nel 1924, a Padova, venne eletto Ministro Provinciale e due anni dopo, a Roma, a soli 37 anni, Ministro Generale del suo Ordine religioso, il più giovane dopo San Bonaventura. Come Ministro Generale risvegliò l’Ordine dal torpore succeduto alle chiusure del periodo napoleonico, recuperò conventi e in particolare quello di Assisi, facendone il centro vitale dell’Ordine; rilanciò le vocazioni tramite i Seminari Serafici, l’apostolato aprendo Missioni in Cina, Africa e Giappone. Fondò la Crociata Missionaria Francescana, costituita da un gruppo selezionato di giovani, preparati spiritualmente ed intellettualmente,alle dirette dipendenze del 
Ministro Generale, pronti e disponibili ad operare per lo sviluppo del francescanesimo nel mondo.
    
Dopo la fede e il servizio al suo Ordine religioso, veniva per lui l’amore per la Patria e per la sua natìa Cherso. Al paese natìo ritornava infatti appena possibile per trascorrervi le vacanze estive. Qui, con il nipote Nicolò, si recava in qualche località appartata in caiccio per una bella nuotata. In famiglia amava poi consumare le semplici pietanze della tradizione isolana anche se apprezzava qualunque cosa gli si mettesse nel piatto essendo persona di buon appetito. Ha scritto una storia di Cherso che, nello slancio appassionato per l’Italia e Cherso esalta fin troppo le sue antiche radici romano-venete per cui è nota agli studiosi come opera per qualche aspetto “di parte”. 
     Dopo la seconda guerra mondiale sostenne le ragioni degli istro-dalmati e partecipò alle vicende degli esuli divenendo, come primo Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, il loro punto di riferimento e sostegno.

  

Neresinoto, mani de oro

di Bruna Butkovic

       Sono due anni che Tony Matteoni si è trasferito con sua moglie Louisa nella nostra comunità di Long Island. Da quando è arrivato, non ha fatto che stupirci per la sua abilità nel lavoro manuale. 
     L’anno scorso ha costruito il modello
di una delle caravelle di Cristoforo Colombo, sempre e completamente a mano dai più piccoli dettagli agli armamenti.
     Da poco ha completato una barca più
grande e molto spettacolare, di nome Peconic Osprey, dedicata alla comunità di Peconic Island, un lavoro molto difficile che lo ha impegnato per più di un anno. Per festeggiare il “varo” di Peconic Osprey, Tony ha invitato amici e vicini di casa. 
     Abbiamo potuto ammirare la sua maestria,
la sua passione, l’attenzione e la preoccupazione di riprodurre esattamente in scala i suoi bellissimi velieri. Ogni piccolo dettaglio rappresenta una sfida e il risultato è un tesoro.  
      Per nostra fortuna, Tony non si limita a lavori in miniatura ma realizza anche manufatti molto utili, come le nuove scale per scendere a marina.



      Anche queste sono state costruite da Tony, insieme ad altri amici. E non basta perché ha realizzato oggetti in vetro colorato e più di ottanta figure in legno dipinte a mano per la scuola dei suoi nipoti.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 01 novembre 2006