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Una delle componenti dell’animo chersino è la religiosità;
lo dimostrano le numerose chiese sparse per
tutta l’isola e dislocate particolarmente nel capoluogo e
dintorni. A questa religiosità ha certamente contribuito
la presenza a Cherso fin dall’antichità di un
convento francescano e di un convento di suore benedettine
che, svolgendo attività religiose ed educative a
favore del paese in generale e dei bambini e giovanetti
in particolare, hanno costituito un importante punto
di riferimento e modello di comportamenti per
i fanciulli e le fanciulle del paese. Fra queste ultime c’è
la Beata Suor Giacoma Giorgia Colombis. Molto
più numerosi sono però i ragazzi che, dal convento francescano
di Cherso sono assurti ai massimi livelli
dell’Ordine dei Frati Conventuali diventando Provinciali
e Generali dell’Ordine stesso o Vescovi.
La serie degli eminenti francescani
chersini comincia
nel 1300 con Fra’ Giovanni da Cherso e Fra’ Francesco
da Cherso, prosegue nel 1400 con Fra’ Vito.
In tempi più vicini a noi la successione continua coi
Padri Antonio Marcello de Petris, Lorenzo de Petris,
Bonaventura Soldatich, Raffaele Radossi, Vittore
Chialina, Bernardino Rizzi, Samuele Doimi, Placido
Cortese, fra i quali si annoverano ben quattro Ministri
Generali dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, cosa
veramente notevole per un piccolo paese.
Essi sono: P. Antonio Marcello de Petris, P. Bonaventura
Soldatich, P. Alfonso Maria Orlini, P. Antonio
Vitale Bommarco. Molti di noi hanno avuto modo
di conoscere amare ed apprezzare quest’ultimo, perché
è deceduto meno di due anni fa, perciò non vi parlerò
di lui ma di un altro grande chersino, anche lui esule
ma meno conosciuto fra i laici e non chersini perché
più lontano da noi nel tempo del Padre Bommarco;
si tratta di P. Alfonso Maria Orlini.
Padre
Alfonso Maria Orlini
Nel
luglio 1972, durante i suoi funerali, celebrati a
Roma nella Basilica dei Santi Apostoli, Padre Flaminio
Rocchi, anche lui esule dalle isole del Quarnero
e appartenente all’Ordine dei Frati Minori Conventuali,
disse fra l’altro:
“E’
caduto questo vecchio ulivo di Cherso, duro ma buono
e generoso. Operava a Roma, viveva per il mondo ma
le radici della sua vita, radici doloranti e contorte, le teneva
abbarbicate fra le case, nelle pietraie, nelle fondamenta delle
300 cappelle della sua Cherso”.
Nicolò, questo il nome impostogli al fonte
battesimale, era
infatti nato a Cherso l’1 febbraio 1887 da Nicolò
e Giovanna Petrani. Fatto il noviziato nel convento di
Cherso e il corso teologico in quello di Camposanpiero, fu ordinato
sacerdote nel 1909. |
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Dotato di grande intelligenza - sostenuta da una
memoria, grazie alla quale, letta una volta attentamente una pagina, o
ascoltata una lezione, era in grado di ripeterle parola per parola -
conseguì tre lauree: in teologia a Friburgo, in filosofia e in lettere a
Padova.
Possedeva inoltre grandi capacità comunicative, che
espresse come insegnante e predicatore. Come tale
girò tutto il mondo, richiesto ovunque per la sua oratoria,
suffragata da un’estesa e profonda cultura in molti
campi dello scibile, che gli consentiva di trattare una
grande varietà di temi, dai teologici agli storici, agli
etico-giuridici, per i quali ultimi aveva un interesse particolare.
Per
l’intelligenza, la cultura, la personalità forte e decisa, l’Ordine
gli assegnò, a partire dalla più giovane età, incarichi sempre più
importanti che presero l’avvio con la nomina di direttore della
Biblioteca Antoniana di Padova e poi di direttore del giornale “Il
Messaggero di Sant’Antonio”.
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