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Foglio "Lussino" n.21
pagina 12,13,14,15

I Cosulich sulla cresta dell’onda... a Trieste

di Nora Cosulich Rossetti

     Era il 1890... Callisto Cosulich lasciò Lussinpiccolo per trasferirsi con la famiglia a Trieste, aveva 43 anni, la testa piena di idee, il cuore gonfio di speranza... 
      A Trieste si sistemò con la moglie Maria Elisabetta Zar e dieci figli, al pianterreno della casa “Cambon” in Androna Alice sul colle di San Vito, subito dietro il Collegio di Nôtre Dame de Sion. 
     Si diede subito da fare, tante idee e tanto da realizzare,
mille cose a cui pensare, tuttavia nel pieno delle sue forze fisiche e morali riuscì ad armonizzare i suoi cento impegni e a trasfondere ai suoi familiari e alle persone che frequentava per lavoro tutto l’ottimismo e la forza d’animo che erano in lui. 
     Lavorava senza posa e aveva trovato in Marietta la
compagna a lui più adatta, educata alle virtù casalinghe della modestia e della parsimonia. Del resto “saggio e prudente” era stato definito sulla tomba di famiglia a Lussinpiccolo anche il padre Antonio Felice. 
     Nella società lussignana, in cui gli uomini erano
quasi tutti marittimi e perciò abitualmente assenti da casa, le donne costituivano il vero fulcro della famiglia e godevano della massima considerazione. Non esisteva, infatti, alcun segno di preferenza per i figli maschi per quanto attiene la successione nella proprietà delle carature dei bastimenti. Era una “par condicio” ante litteram. 
     Ai tempi buoni della vela numerose seguirono i
mariti per qualche anno di navigazione fin dalla nascita e all’età scolare del primo figlio. 
    
Il primo piroscafo costruito in un cantiere istriano non tardò a rivelarsi un ottimo investimento, portava il nome beneaugurante del primo veliero, “Elena Cosulich”, aveva 1197 t di stazza e deteneva in seno alla flotta della marina mercantile austro-ungarica un vero primato, quello di essere il primo piroscafo acquistato non già di seconda mano, ma su commessa diretta dell’armatore. 
     Iniziò la sua carriera al comando di Marco Ottavio
Cosulich, cugino e caratista del ramo veneziano dei Cosulich. 
     Callisto trovò sostegno e collaborazione nell’amico
Clodoveo Budinich da Lussingrande, fondatore “magna pars” dell’agenzia marittima “G. Tarabochia”, tuttora esistente e in buona parte proprietà di soci lussignani. Venne raggiunto dal fratello Alberto e alcuni anni dopo dal fratello maggiore Fausto, già comandanti di velieri; essi iniziarono a occuparsi il primo del ramo assicurativo, il secondo dei settori ammnistrativo e marittimo dell’azienda. 
    
Nel 1891 i fratelli Cosulich riuscirono a costituire un secondo consorzio per la costruzione di un piroscafo.
     La commessa fu passata al cantiere Howaldwerk di Kiel. Il nuovo vapore venne battezzato “Antonio Felice Cosulich” e prese il mare alla fine dell’anno al comando del capitano Alessandro Nicolich, uno dei caratisti.
    Fu con vero sollievo che, l’anno dopo, i fratelli riuscirono a liberarsi di due velieri il Phison e il Gehon, abbandonandoli agli assicuratori, dopo il loro naufragio, uno alle Bahamas e l’altro a Giava.

 

    Quella che allora veniva definita una “buona avaria”! Nel 1893 giunse da Vienna la tanto sospirata legge a favore della marina mercantile libera a vapore che stabiliva una sovvenzione di 12 corone e di 9 corone per tonnellata di registro netto per i piroscafi e i velieri di nuova costruzione in ferro o in acciaio per la durata di 15 anni. 
     In rapida scadenza furono ordinati in Inghilterra 14 bastimenti. Antonio, figlio maggiore di Callisto, ebbe il comando del piroscafo “Anna” per il viaggio inaugura
le a Vladivostok.

 

   

  Fu un gran giorno per Callisto quello in cui vide arrivare a Trieste, al comando del figlio, l’“Anna” che era quanto di più moderno e razionale ci fosse per una nave da carico. 
     Nel 1895 i Cosulich ampliarono ancora la loro flotta, acquistando due piccoli piroscafi di seconda mano battezzati
“Isonzo” e “Duino” e due grossi clippers. Callisto perse il secondo figlio maschio che portava il suo stesso nome nel naufragio del bark “Milizza” della famiglia Di Demetrio, diretto a Cetta. Callisto junior era al suo primo imbarco e scomparve in mare con l’equipaggio e il bastimento. 
   
Il padre si tuffò ancor più nel lavoro e nel 1896 comperò un altro piroscafo di seconda mano, il “Farnley Hill”, che venne ribattezzato “Grignano”, ma il Duino, carico di materiale ferroso per New York, affondò nel golfo di Biscaglia, a seguito di una terribile burrasca;il comandante che era il figlio Antonio, e l’equipaggio di cui faceva parte anche il macchinista Virgilio Cosulich, figlio di Fausto, riuscirono a salvarsi. 
    A favorire i trasporti marittimi a fine secolo fu la spedizione anglo-egiziana nel Sudan e le insurrezioni a Creta, a Cuba e nelle Filippine e la gara tra germanici e inglesi per giungere primi a insediarsi in Cina.


Il piroscafo Anna

L’intervento armato delle potenze europee nella guerra dei “Boxers”, in quella dei Boeri e in quella ispanoamericana offrivano agli armatori splendide occasioni per fare affari d’oro. 
    Tra il 1896 e il ‘97, l’impresa Cosulich compì un
passo importante e fortunato perché si accaparrò il monopolio del traffico merci tra Trieste e USA, allora serviti dalla società Austro-Americana del gruppo inglese Burrel & Son, con la collaborazione dei grandi spedizionieri Schenker & Co. di Vienna e che, insieme a loro, acquistarono la società e i suoi vapori. 
     Approfittando dei benefici sanciti a favore del tonnellaggio
nuovo, uno dopo l’altro finirono in altre mani due velieri e tre vapori ormai obsoleti o di troppo modesto tonnellaggio. 
    Alberto e l’amico Clodoveo Budinich si recarono
in Inghilterra e in Scozia per stipulare i contratti per la costruzione di navi più grandi e più moderne. A sorvegliare i lavori nei cantieri venne chiamato Augusto, figlio di Callisto che fungeva da ispettore marittimo nell’azienda di famiglia. 
    
Dalla fusione amministrativa della flotta Cosulich con quella dell’Austro-Americana era sorto un complesso armatoriale di notevole importanza. Alla fine del 1902 consisteva di 18 piroscafi e di un veliero in ferro. Gli uffici di Trieste furono trasferiti nel nuovo grande palazzo di fronte alle Poste. 

Un ulteriore grande passo fu quello di fondere vari consorzi in un unico ente sociale per dar modo ai caratisti delle singole navi di estendere le loro quote d’investimento all’intero naviglio. Con l’aiuto della Wiener Bank Verein e dei caratisti triestini sorse nel 1903 la nuova società per azioni che prese il nome di “Società Anonima Unione Austriaca di Navigazione” già Austro-Americana e Fratelli Cosulich. La neo costituita società anonima accettò subito di chiamarsi sia pur impropriamente con il nome abbreviato di “Austro-Americana”. Per impostare bene gli affari ed evitare eccessive concorrenze, era necessario assicurarsi la protezione delle compagnie di navigazione germaniche, Nord Deutscher Lloyd e Hamburg- America Linie, facendosi ammettere nella grande “conference”, un pool creato allo scopo di disciplinare il traffico degli emigranti continentali. L’Austro-Americana riuscì a concludere un accordo molto positivo, valido per la durata di dieci anni. La direzione triestina era composta allora da tre persone, Callisto e Alberto Cosulich e Augusto Schenker Angerer. Anima e principale esecutore delle operazioni finanziarie dell’accordo di pool fu Oscar Cosulich, figlio di Callisto, che dopo un periodo di navigazione sul “Deveron” era stato spedito a NewYork per un anno intero e, quindi padrone della lingua inglese e delle acquisizioni utili al suo avvenire, era ritornato in Europa per iscriversi all’università di Vienna insieme al fratello Ulisse.

    
Cantiere Navale Triestino

    Il 1905 segna l’inizio di una nuova era per i Cosulich con l’acquisto di nuovi cargoboats costruiti in Inghilterra. Iniziarono i servizi regolari di emigrazione con periodicità quindicinale con sette transatlantici (due vapori erano nuovi “Sofia Hohenberg” e “Francesca”) e di servizi merci con cinque cargoboats di nuova costruzione, che collegavano Tirreno e Adriatico con il Nord e Sud America e con il Canada. La flotta ammontava a 23 vapori di recente costruzione. 
     Per sopperire alla mancanza di locali adatti a servire da alloggio agli emigranti che affluivano a Trieste in attesa di imbarco, venne acquistato l’“Ospizio Marino”, adeguato dopo i necessari lavori di adattamento a
“Pensione Emigranti” (oggi Scuola Media Statale Italo Svevo). 
     I tre anni che seguirono quel fortunato 1905 videro l’Austro-Americana svilupparsi senza posa e assumere sempre più le caratteristiche di una grande società dedita ai servizi di linea nei settori merci e passeggeri. In quattro anni il capitale azionario passò dagli originali 2 milioni di corone ai 24 milioni del 1908, mentre la flotta sociale si arricchiva di ben 14 piroscafi. 
     Alla fine del 1908 l’Austro-Americana possedeva 
35 unità per una stazza lorda complessiva di 140.000 tonnellate e garantiva servizi regolari intercontinentali. 
     Trieste, la città che ai Cosulich aveva aperto generosamente le braccia, si trovava in fase di notevole evoluzione. Già da tempo l’attrezzatura portuale si era rivelata insufficiente ad accogliere tutto il tonnellaggio che il porto attirava, perciò un allargamento del “Punto Franco” appariva indispensabile. Un secondo “Punto Franco” era già sorto nel 1902 nell’area di Sant’Andrea.

     Le imprese costruttrici avevano reperito i materiali necessari, sabbia e ghiaia, nei terreni della baia di Panzano, vicino a Monfalcone, creando contemporaneamente due grandi bacini in comunicazione diretta col mare. 

     I fratelli Cosulich fin dall’inizio di quei lavori avevano buttato l’occhio su quella zona del Monfalconese e avevano cominciato a concepire l’idea di estendere la loro attività al campo delle costruzioni navali. 
     Lo “Stabilimento Tecnico Triestino”, i cantieri navali San Marco, San Rocco e Arsenale del Lloyd di Trieste non erano più sufficienti a fronteggiare la crescente richiesta di nuovo tonnellaggio. 
     Era dunque giunto il momento per i Cosulich di realizzare la grande idea di impiantare un nuovo cantiere navale, sfruttando anche i provvedimenti legislativi per il sovvenzionamento della marina mercantile. 
     La zona di Monfalcone garantiva una vasta disponibilità di mano d’opera. Gli appezzamenti di terreno occorrenti furono acquistati nel 1907 per la somma di 3 milioni di corone sottoscritta quasi interamente nella regione Giulia. 
     Per la gestione della nuova impresa fu costituita una società per azioni denominata “Cantiere Navale Triestino”, soci fondatori i fratelli Callisto e Alberto Cosulich. Il capitale di base fu diviso in 15.000 azioni da 200 corone l’una così suddivise: 8156 dei fratelli Cosulich, 1500 dell’Austro-Americana, 1500 della Banca Commerciale Triestina, 1000 del Wiener Bank Verein, 1844 dei cittadini residenti in regione, 1000 di cittadini ed enti italiani. 
     Il “sior” Callisto e il “sior” Alberto sovrintendevano in accordo fraterno tutti gli affari commerciali, marittimi, navali e amministrativi. Callisto per effetto della sua spiccata personalità era da tutti considerato il vero rappresentante dell’Austro-Americana nel mondo degli affari. Alberto pareva, invece, piuttosto teso a frenare certi slanci un po’ arditi del fratello maggiore: si  occupava della parte amministrativa relativa ai bordi e agli uffici, obbedendo all’atavico senso dell’economia e del risparmio. Insieme al fratello Fausto curava con competenza il ramo assicurativo.
    In Giuseppe Francovich, genero di Callisto, Alberto aveva trovato un cassiere centrale modello, ben degno del soprannome “non pago” che questi si era meritato. 

  Il terzo direttore Augusto Schenker Angerer manteneva a Vienna i necessari contatti col Wiener Bank Verein. 
     Non tutto però filava liscio perché nel 1908 a seguito di una piccola depressione dei traffici mondiali i fratelli Cosulich posero in disarmo 8 piroscafi, ma la convenzione stipulata con il Lloyd Austriaco e l’Adria di Fiume contribuì a sanare assai presto la difficile situazione. 
     Determinante fu in questo momento il successo riportato da Oscar Cosulich, figlio di Callisto, presso la Mediterranean Conference che accolse nel suo seno l’Austro-Americana, garantendole una buona quota di partecipazione.   

 

 

  Il transatlantico Kaiser Franz Joseph

   A seguito di questi accordi i Cosulich riuscirono a concretizzare il progetto per la costruzione di un transatlantico che doveva essere la più grande, la più moderna e la più veloce nave di quante servivano il Mediterraneo. 
     L’obiettivo era ambizioso: emancipare la marineria adriatica dall’industria cantieristica britannica. 
     Ma non solo, il governo di Vienna concedeva all’Austro-Americana un prestito di 4 milioni di corone al 2% per la costruzione di un cantiere nazionale. Ovvio che i Cosulich ne approfittarono. Acquistati i terreni, ben presto cominciarono a delinearsi gli scali, a sorgere le prime tettoie, le prime officine e le prime case operaie. A un anno dall’inizio dei lavori il “Cantiere Navale Triestino” potè dirsi ultimato. Nei primi mesi del 1909 ebbe inizio la costruzione del nuovo transatlantico che venne chiamato col nome dell’Imperatore per espresso desiderio della corte di Vienna: “Franz Joseph”. La crociera inaugurale venne riservata ai soci della Lega Navale. In coppia con il “Martha Washington” furono destinati al trasporto di passeggeri e merci al Brasile e all’Argentina. Quale rappresentante della società armatrice fu mandato in Sud America Antonio Cosulich e il capitano Augusto Hreglich lo sostituì nell’azienda, anche il fratello Giuseppe Cosulich lo raggiunse nel 1912. 
     L’ufficio passeggeri fu trasferito, a seguito dell’acquisto dell’immobile, al piano terra dell’Hotel de La Ville in Riva a Trieste. 

(Continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La tomba e la lapide nel cimitero di San Martino a Lussipiccolo, di Antonio Felice Cosulich, fondatore della dinastia (foto Sergio de Luyk). Il transatlantico Kaiser Franz Joseph

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Ultimo aggiornamento mercoledì 03 gennaio 2007