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Era il 1890... Callisto Cosulich lasciò Lussinpiccolo per
trasferirsi con la famiglia a Trieste, aveva 43
anni, la testa piena di idee, il cuore gonfio di speranza...
A
Trieste si sistemò con la moglie Maria Elisabetta Zar
e dieci figli, al pianterreno della casa “Cambon” in Androna
Alice sul colle di San Vito, subito dietro il Collegio
di Nôtre Dame de Sion.
Si diede subito da fare, tante idee e tanto da
realizzare, mille
cose a cui pensare, tuttavia nel pieno delle sue
forze fisiche e morali riuscì ad armonizzare i suoi cento
impegni e a trasfondere ai suoi familiari e alle persone
che frequentava per lavoro tutto l’ottimismo e la
forza d’animo che erano in lui.
Lavorava senza posa e aveva trovato in Marietta
la compagna a lui
più adatta, educata alle virtù casalinghe della
modestia e della parsimonia. Del resto “saggio e prudente”
era stato definito sulla tomba di famiglia a Lussinpiccolo
anche il padre Antonio Felice.
Nella società lussignana, in cui gli uomini
erano quasi tutti
marittimi e perciò abitualmente assenti da casa,
le donne costituivano il vero fulcro della famiglia e
godevano della massima considerazione. Non esisteva, infatti,
alcun segno di preferenza per i figli maschi per
quanto attiene la successione nella proprietà delle carature
dei bastimenti. Era una “par condicio” ante litteram.
Ai tempi buoni della vela numerose seguirono i mariti
per qualche anno di navigazione fin dalla nascita e
all’età scolare del primo figlio.
Il
primo piroscafo costruito in un cantiere istriano non
tardò a rivelarsi un ottimo investimento, portava il nome
beneaugurante del primo veliero, “Elena Cosulich”,
aveva 1197 t di stazza e deteneva in seno alla
flotta della marina mercantile austro-ungarica un vero
primato, quello di essere il primo piroscafo acquistato non
già di seconda mano, ma su commessa diretta dell’armatore.
Iniziò la sua carriera al comando di Marco
Ottavio Cosulich,
cugino e caratista del ramo veneziano dei Cosulich.
Callisto trovò sostegno e collaborazione nell’amico
Clodoveo Budinich da
Lussingrande, fondatore “magna pars”
dell’agenzia marittima “G. Tarabochia”, tuttora esistente
e in buona parte proprietà di soci lussignani. Venne
raggiunto dal fratello Alberto e alcuni anni dopo dal
fratello maggiore Fausto, già comandanti di velieri; essi
iniziarono a occuparsi il primo del ramo assicurativo, il
secondo dei settori ammnistrativo e marittimo dell’azienda.
Nel
1891 i fratelli Cosulich riuscirono a costituire un secondo consorzio per
la costruzione di un piroscafo.
La commessa fu passata al cantiere Howaldwerk di
Kiel. Il nuovo vapore venne battezzato “Antonio Felice Cosulich” e
prese il mare alla fine dell’anno al comando del capitano Alessandro
Nicolich, uno dei caratisti.
Fu con vero sollievo che, l’anno dopo, i fratelli
riuscirono a liberarsi di due velieri il Phison e il Gehon, abbandonandoli
agli assicuratori, dopo il loro naufragio, uno alle Bahamas e l’altro a
Giava. |
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Quella che allora veniva definita una “buona avaria”! Nel 1893
giunse da Vienna la tanto sospirata legge a favore della marina
mercantile libera a vapore che stabiliva una sovvenzione di 12
corone e di 9 corone per tonnellata di registro netto per i
piroscafi e i velieri di nuova costruzione in ferro o in acciaio per
la durata di 15 anni.
In rapida scadenza furono ordinati in
Inghilterra 14 bastimenti. Antonio, figlio maggiore di Callisto,
ebbe il comando del piroscafo “Anna” per il viaggio inaugurale
a Vladivostok. |
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