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Foglio "Lussino" n.23
pagina 1
e 2

Giornata del Ricordo 10 febbraio 1947-10 febbraio 2007

di Licia Giadrossi-Gloria Tamaro

     A sessant’anni da quel dirompente e definitivo trattato di pace di Parigi che sanciva la perdita delle nostre terre e della nostra identità, l’espianto delle radici di 350.000 persone da Istria, Fiume e Dalmazia che sono andate disperse per il mondo a rifarsi una vita, questa Giornata vuole non solo ricordare e far conoscere la storia negata delle Foibe e dell’Esodo ma anche onorare la memoria di quanti sono caduti in guerra e nel dopoguerra. 

     Mi riferisco ai fucilati della X-Mas sul muro di Ossero, ragazzi di vent’anni ancora sepolti nella fossa comune che si erano dovuti scavare, prima dell’esecuzione e ai Caduti di Lischi. 
     Episodi di guerra (1945) e del dopoguerra (1956)! 
Fanno parte della nostra storia. Se vincitori, sarebbero stati onorati da subito, da vinti lo saranno solo ora dopo più di mezzo secolo, ma lo saranno!!!


  

 
Quaranta anni sotto il mare

di Federica Haglich

Chi ha vissuto l’esodo dall’Istria, come me, non aveva bisogno della “Giornata del Ricordo” per non dimenticare!.....Una come me non dimentica perché non vuole e non può dimenticare il profumo di quel mare, il colore di quelle terre, il sapore di quella vita sulle rive di un mare genitore. 
     Una come me, che ha lasciato la sua isola da bambina, la sofferenza dell’Esodo se la porta dentro tutta la vita. Fiera e con orgoglio vive il segno del dolore dell’abbandono dei luoghi tanto cari, degli affetti, della casa, delle abitudini e di tutto quello che possedeva. L’emozione mi provoca continuamente il nodo in gola quando parlo del luogo in cui sono nata e le lacrime scendono fluenti quando nell’aria si spandono le note dell’inno d’Italia, patria così tanto amata e per la quale la mia famiglia ed io abbiamo abbandonato tutto. 
      Non ho bisogno di un giorno per ricordare tutto ciò! Non posso dimenticare il rumore del nostro esodo silenzioso, del nostro fluire lasciando dietro di noi la nostra storia, le nostre case, i nostri averi. Ma credo che l’ufficializzazione della “ Giornata del Ricordo” sia importante per molti italiani ignari, perché dimostra che lo Stato e le Istituzioni Pubbliche hanno preso coscienza di questo periodo storico e perché ha reso di pubblico dominio parte dei soprusi, delle sparizioni, dei sequestri, degli omicidi, dei massacri perpetuati per molti anni verso gli abitanti italiani di quei territori a due passi dallo stivale (vera e propria silente pulizia etnica). Questo clima di terrore, oppressione e odio continuò per diversi anni anche dopo la firma del trattato di pace del 1947 con il quale venivano ceduti i territori dell’Istria e della Dalmazia come pagamento dei debiti di guerra. 
     A guerra ormai finita, fu impedito a tutti di uscire dai territori ceduti alla Yugoslavia per raggiungere la patria italiana. Per cui l’unica strada verso la libertà per noi che vivevamo in un’isola che ancora è meravigliosa, era quella della fuga in barca, di notte, sfidando la sorveglianza della terribile milizia yugoslava e la forza delle onde provocate dalla bora del Quarnero. 
Noi siamo stati fortunati e il nostro viaggio andò a buon fine, ma voglio approfittare di questa giornata particolare per raccontare un fatto atroce, una sofferenza del passato che riguarda la mia famiglia e che servirà ad
“allargare” la memoria per non dimenticare mai. 
     È la storia di un viaggio mai iniziato, di una speranza di libertà fatta annegare sotto il mare per volontà di potere. Era il 10 maggio 1956 quando mio zio Giovanni Zorovich, 30 anni, e altri due amici, Giovanni Carcich, 31 anni, sposato con un figlio e il giovanissimo Mario Filinich, di soli 19 anni, decisero di fuggire verso la patria italiana con una piccola barca a remi. 

Ma qualcosa non andò per il verso giusto quella notte perché prima della partenza arrivò la milizia che aveva già catturato il sig. Giovanni Knesich, colui il quale aveva venduto loro la barca, piccola zattera per fuggire dal comunismo, da un destino certo.
      Tutti e quattro furono prima barbaramente uccisi e poi legati saldamente alla loro stessa barca (triste destino…) e con essa affondati a 100 metri dalla costa nel loro mare, quel mare che avevano amato tanto e che per anni era stata la loro unica fonte di sostentamento. Di loro, malgrado le ricerche, non sapemmo più nulla per tanti anni. Furono creduti annegati, dispersi nell’Adriatico e dopo i primi anni di inutili speranze, ignari della verità, ci rassegnammo ad accettare il loro fatale destino. Ma i loro corpi erano lì a pochi passi dalla costa, sdraiati su di un fondale di sabbia e lì, immersi, rimasero per 40 lunghissimi anni, in una calma irreale, fino a quando il subacqueo tedesco Norbert Grebl, durante una immersione rinvenne i loro resti mortali. Ci sono verità che nemmeno la forza del mare e del tempo può cancellare….. 
     Tre anni dopo, e a seguito di varie perizie, l’autorità giudiziaria di Fiume (Rijeka) attribuì i resti rinvenuti come appartenenti ai quattro uccisi. Ora le loro ossa riposano tutte insieme in un’unica urna nel cimitero di Lussinpiccolo, dove una lapide, a perenne ricordo, è stata loro dedicata dai parenti e dai lussignani non più residenti nell’isola. 
     La lapide denuncia la vergogna di un gesto così crudele, gesto reso ancora più truce perché tanti sapevano e troppi tacquero. 
     È per questo che spero di essere riuscita a farli entrare nella vostra memoria e averli un po’ avvicinati ai vostri cuori, perché sono vittime innocenti che aspettano giustizia da oltre 50 anni, almeno quella che può essere attribuita loro dalla storia. 
     Meritano rispetto e onore affinché il loro sacrificio sia ricordato in maniera degna. Quando mi sono messa a scrivere questa lettera il mio obiettivo era quello di onorare dei martiri innocenti ed, al tempo stesso, auspicavo che il ricordo di questo atroce episodio della nostra storia fosse per tutti noi, italiani ed ex iugoslavi, un motivo di profonda riflessione sui “guasti” fatali dell’intolleranza, dell’oppressione e dell’odio, per una rinnovata prospettiva di fraternità, di comprensione e di pace; auspicio vano?
     Mi auguro di no, anche se le recenti dichiarazioni del presidente croato Mesic fanno capire come ci siano persone che ancora non hanno una coscienza per riflettere e temano la verità della storia! *

 

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Ultimo aggiornamento mercoledì 08 agosto 2007