Home

Foglio "Lussino" n.7
Prima pagina

Da Lussino un segno di rispetto per la nostra Storia

           di Giuseppe Favrini

Nel Cimitero di San Martino a Lussinpiccolo il 21 giugno scorso ha avuto luogo una cerimonia che può forse considerarsi un segno di rispetto per la nostra Storia, della quale l'Esodo ha rappresentato uno dei fatti più importanti.

In ventidue secoli, infatti, non era mai accaduto che le nostre isole in così pochi anni si vuotassero dei loro abitanti. Per testimoniare la nostra identità e la nostra cultura abbiamo sacrificato il bene grande rappresentato dalla terra natia. Così noi Lussignani, ma anche i Chersini, gli altri Istriani, i Fiumani e i Dalmati. E' stata una scelta molto dolorosa connessa a rischi e a paura.

Con il coraggio e l'audacia propri della gente di mare lussignana, alcuni, con piccole imbarcazioni, hanno sfidato la bora quarnerina e la lunga ostile costa istriana per raggiungere la Patria a Trieste, la città italiana prediletta dai Lussignani.

Altri, con imbarcazioni spesso più piccole, anche a remi, si sono diretti a ovest, affrontando l'Adriatico secondo il parallelo, fidando nell'amica bora che, soffiando su vele di fortuna issate sul remo sistemato ad albero, li spingeva verso la costa dell'amata Patria Italiana.

Scelta quest'ultima culminata in tragedia per tre Lussignani e per un quarto che aveva venduto loro la barca.

Era il 10 maggio 1956. Bellissima giornata di sole. Il diciannovenne Mario Fillinich, con la sua barchetta a remi salpava dall'ormeggio sotto l'edificio della Nautica. Imbarcati a Privlaca gli amici Giovanni Zorovich e Giovanni Carcich, raggiungeva Lucizza. Tirata a terra la barchetta, presi da un magazzino sei remi, i tre, ciascuno con due remi in spalla, salivano la collina sovrastante Lucizza e scendevano a Lischi, ove li aspettava una seconda piccola barca, 4,5 metri, acquistata per raggiungere a remi l'Italia. A Lischi, invece, li accolsero i militari iugoslavi e una "gaietta sansegotta", portata lì dagli ormeggi di Cofzagna. Imprigionato, arrivava poi Giovanni Knesich, dal quale avevano acquistato la barca di 4,5 metri. Tutti e quattro venivano barbaramente uccisi, venivano saldamente legati alla gaietta e, con essa, affondati a cento metri dalla costa, direzione scoglio Garbarus, profondità quattro metri.

Il giorno 8 agosto 1996, quarant'anni dopo, il turista subacqueo tedesco Norbert Grebl rinvenne i resti che l'autorità giudiziaria fiumana, dopo esaminate le perizie mediche del 13 agosto 1997, con lettera del 7 luglio 1999 riconobbe appartenere ai quattro uccisi. La televisione di Zagabria, in un filmato di 45 minuti, ha sceneggiato tutta la vicenda, descrivendo anche, con dati di repertorio, il clima degli anni '50. La gaietta è risultata poi essere stata di tre giovani sansegotti, uccisi nei primi anni '50 da un guardiacoste iugoslavo "perché volevano fuggire in Italia", mentre, invece, sembra, stessero vogando verso l'Istria per vendere il loro vino.

L'autorità comunale di Lussino, con sua nota del 31 maggio 2001, accoglieva la nostra richiesta di concessione perpetua, alla nostra Comunità di Lussinpiccolo, della tomba che, nel Cimitero di San Martino, era destinata ad accogliere i resti dei quattro Lussignani uccisi a Lischi. Nella richiesta, predisposta in pieno cordialissimo accordo con i parenti, era riportato anche lo scritto che avevamo intenzione far incidere in lingua italiana nella lapide con la dedica: "Ai tre giovani barbaramente uccisi e fatti segretamente sparire nelle acque di Lischi assieme ad un povero vecchio che aveva dato loro una barca per fuggire verso la Patria Italiana".

Il 21 giugno si è svolta, nel Cimitero di San Martino, in forma solenne la cerimonia funebre presieduta dal Parroco di Lussinpiccolo, concelebranti Mons. Stefani e due cooperatori. All'omelia il Parroco ha detto che è doveroso un solenne riconoscimento e una decisa condanna della tirannide comunista che ha determinato i quattro omicidi. Mons. Stefani ha porto le condoglianze ai parenti ed ha accomunato tutti i presenti nel ricordo del vecchio Knesich che era ed è senza parenti. Chi scrive, presente in rappresentanza della nostra Comunità, ha così chiuso un breve intervento alla fine della Santa Messa:

""Desidero ringraziare le autorità comunali per la concessione alla nostra Associazione della tomba ove deporre i resti di questi nostri quattro compaesani uccisi per impedir loro di seguire gli altri quasi 10.000 Lussignani che per restare italiani si sono rifugiati nella loro Patria dopo che, alla metà del secolo scorso, Lussino è passata alla Iugoslavia.

Con questa concessione è stato dimostrato rispetto per la nostra dolorosa scelta di cinquant'anni orsono, è stato dimostrato rispetto per la nostra più che bimillenaria cultura latina, veneta, italiana.

Voglio sperare sia un buon auspicio per la ripresa di un confronto pacato fra due culture convissute per tanti secoli, dall'arrivo degli slavi in Dalmazia nel 648 dopo Cristo, bene accolti dalle autorità romane di allora, convissuti con i latini sotto Bisanzio prima e sotto Venezia poi per ben dodici secoli e infine per un secolo sotto l'Austria e per trent'anni sotto l'Italia. 

Culture convissute anche nelle nostre isole, a Ossero prima e a Lussino poi. Nei bastimenti a vela, nei piroscafi e nelle motonavi lussignane non si faceva distinzione alcuna fra origini italiane o slave, tutti parlavano italiano e la distinzione si riferiva esclusivamente alle capacità professionali e alle innate doti d'intraprendenza e di coraggio.

 La convivenza e il confronto fra le due culture sono stati bruscamente interrotti dall'Esodo, del quale oggi ricordiamo uno dei fatti più tragici. Ma proprio questo ricordo che ci unisce nella partecipazione al dolore dei parenti potrebbe rappresentare la ripresa del confronto.

Desidero inoltre ringraziare le autorità religiose per le Sante Messe prefestive in lingua italiana, programmate anche per quest'estate in Duomo, come pure, ovviamente, per questa cerimonia funebre.

Voglio infine sperare sia anche buon auspicio per la ripresa di una convivenza civile delle due culture, poter dire queste cose in questa Chiesa. Essa sorge ove sorgeva la Chiesa della prima Parrocchia di Lussinpiccolo nel 1300. 

Oggi è la Chiesa del nostro Cimitero che conserva ancora tante memorie della nostra storia, memorie che confido verranno custodite intatte dalle autorità a ciò oggi preposte.""Benedetta l'urna, il corteo funebre si è svolto dalla Chiesa alla tomba, sita al centro del campo a destra del viale d'entrata. E' stata infine scoperta la lapide con la dedica prima riportata.

Home