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MONSIGNOR RAFFAELE RADOSSI,
UN VESCOVO ESULE
Padre Raffaele Radossi, come P. Alfonso Maria Orlini,
P. Antonio Vitale Bommarco e altri, è un altro eminente
chersino che ricevette la sua prima formazione religiosa
e culturale nel convento chersino di S.Francesco, vera fucina di giovani
che dal paese di origine
andò nel mondo rendendo onore a Cherso e all’Ordine
dei Frati Minori Conventuali cui appartenevano.
Nominato vescovo di Pola nel 1940, P. Radossi è uno
dei tre prelati chersini dell’esodo, nel senso che fu un’importante
figura di riferimento degli esuli tutti e dei
chersini ed istriani in particolare nel primo doloroso periodo
del distacco dalla terra natia.
Egli
è anche l’unico esule dei tre suddetti vescovi chersini,
in quanto sofferse personalmente l’abbandono della
terra d’origine a causa dell’occupazione titina, mentre
gli altri due erano stati da tempo chiamati sul
territorio della penisola italiana dagli obblighi del loro
ministero. Essi seguirono tuttavia le vicende dei loro
conterranei: il P. Orlini come Presidente - il primo!
- dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia e il P. Bommarco come cofondatore e presidente della
Comunità chersina dalla sua fondazione al
2001.
In Italia, a P. Radossi fu assegnata la diocesi di Spoleto,
che tenne dal 1948 al 1967, quando chiese al Papa
di essere sollevato dall’incarico per raggiunti limiti
d’età.
E, come qualche anno fa P. Bommarco, ritornò a fare
il semplice frate ai Frari di Venezia per suo desiderio e
su sua richiesta, subito soddisfatta dal conterraneo ed
ex discepolo P. Bommarco, allora Padre Provinciale
dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Si
spense nel 1972 e gli furono tributati solenni funerali nella
Basilica del Santo a Padova.
Procedendo con ordine, Raffaele Radossi nacque a
Cherso verso la fine del 1800, a Cherso e Camposanpiero
iniziò gli studi sacerdotali presso i conventi
dei Frati Minori Conventuali. Completò e perfezionò
la sua preparazione teologica a Friburgo e nel
Collegio Angelico di Roma.
Ordinato sacerdote nel 1909, fu officiatore alla
Basilica del Santo di Padova, parroco, guardiano di conventi, rettore
scolastico, insegnante a Padova, a Camposanpiero, a Roma, a Cherso. |
Fra gli incarichi più importanti che ricoperse ci fu
quello di Parroco
dell’importante
parrocchia veneziana dei Frari, Rettore del famosissimo Collegio Serafico
Internazionale di Roma, Segretario Provinciale dell’Ordine
dei Frati Minori Conventuali e vescovo di Parenzo e di Pola. Occupò
questa diocesi dal 1940 al 1946, in piena seconda guerra mondiale, in
mezzo a bombardamenti, cannoneggiamenti, rastrellamenti, infoibamenti;
vittima lui stesso di attentati e prigioniero di bande armate, visse fra
la gente e con essa lasciò la città per rifugiarsi nella madre patria
Italia, dove Pio XII gli assegnò la diocesi di Spoleto, in qualità di
Arcivescovo.
Esercitò la sua missione per qualche anno anche
nel convento chersino come rettore e professore di filosofia e di
religione. Progettò di istituire un ginnasio nel paese e, per
esperimento, lo aprì nel convento. Purtroppo
l’iniziativa, che riscosse un notevole successo iniziale, non poté
avere continuità per mancanza dell’appoggio
delle Autorità.
Di lui si ricorda, oltre alle attività menzionate, quella di
predicatore.
L’aspetto più significativo della sua
esistenza, da segnalare in quanto permeò la sua vita tutta, fu la
grande fede, grazie alla quale era in costante colloquio con Dio, e
che, unita alla disponibilità verso gli altri, ne fece un pastore
ancora ricordato da chi lo conobbe.
P. Bommarco lo ricordava durante le vacanze a Cherso, mentre “passeggiava”
sul bel mare intorno alla cittadina leggendo un libro riparato dal
sole da un telone bianco, seduto a bordo di un piccolo caiccio che
azionava pedalando. Sembra che avesse inventato egli stesso il
marchingegno, che gli consentiva di spostarsi lentamente ma
comodamente fra la curiosità dei compaesani, abituati ai remi ed
alla vela. |
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