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Foglio "Lussino" n.21
pagina 25

Conoscere Cherso attraverso i suoi personaggi

di Carmen Palazzolo Debianchi

     MONSIGNOR RAFFAELE RADOSSI, 
   UN VESCOVO ESULE

     Padre Raffaele Radossi, come P. Alfonso Maria Orlini, P. Antonio Vitale Bommarco e altri, è un altro eminente chersino che ricevette la sua prima formazione religiosa e culturale nel convento chersino di S.Francesco, vera fucina di giovani che dal paese di origine andò nel mondo rendendo onore a Cherso e all’Ordine dei Frati Minori Conventuali cui appartenevano. 
     Nominato vescovo di Pola nel 1940, P. Radossi è
uno dei tre prelati chersini dell’esodo, nel senso che fu un’importante figura di riferimento degli esuli tutti e dei chersini ed istriani in particolare nel primo doloroso periodo del distacco dalla terra natia. 
   
Egli è anche l’unico esule dei tre suddetti vescovi chersini, in quanto sofferse personalmente l’abbandono della terra d’origine a causa dell’occupazione titina, mentre gli altri due erano stati da tempo chiamati sul territorio della penisola italiana dagli obblighi del loro ministero. Essi seguirono tuttavia le vicende dei loro conterranei: il P. Orlini come Presidente - il primo! - dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e il P. Bommarco come cofondatore e presidente della Comunità chersina dalla sua fondazione al 2001. 
    In Italia, a P. Radossi fu assegnata la diocesi di
Spoleto, che tenne dal 1948 al 1967, quando chiese al Papa di essere sollevato dall’incarico per raggiunti limiti d’età. 
     E, come qualche anno fa P. Bommarco, ritornò a
fare il semplice frate ai Frari di Venezia per suo desiderio e su sua richiesta, subito soddisfatta dal conterraneo ed ex discepolo P. Bommarco, allora Padre Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Si spense nel 1972 e gli furono tributati solenni funerali nella Basilica del Santo a Padova. 
     Procedendo con ordine, Raffaele Radossi nacque
a Cherso verso la fine del 1800, a Cherso e Camposanpiero iniziò gli studi sacerdotali presso i conventi dei Frati Minori Conventuali. Completò e perfezionò la sua preparazione teologica a Friburgo e nel Collegio Angelico di Roma. 
     Ordinato sacerdote nel 1909, fu officiatore alla Basilica del Santo di Padova, parroco, guardiano di conventi, rettore scolastico, insegnante a Padova, a Camposanpiero, a Roma, a Cherso. 


    Fra gli incarichi più importanti che ricoperse ci fu quello di Parroco
dell’importante parrocchia veneziana dei Frari, Rettore del famosissimo Collegio Serafico Internazionale di Roma, Segretario Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e vescovo di Parenzo e di Pola. Occupò questa diocesi dal 1940 al 1946, in piena seconda guerra mondiale, in mezzo a bombardamenti, cannoneggiamenti, rastrellamenti, infoibamenti; vittima lui stesso di attentati e prigioniero di bande armate, visse fra la gente e con essa lasciò la città per rifugiarsi nella madre patria Italia, dove Pio XII gli assegnò la diocesi di Spoleto, in qualità di Arcivescovo. 
     Esercitò la sua missione per qualche anno anche nel convento chersino come rettore e professore di filosofia e di religione. Progettò di istituire un ginnasio nel paese e, per esperimento, lo aprì nel convento.
Purtroppo l’iniziativa, che riscosse un notevole successo iniziale, non poté avere continuità per mancanza dell’appoggio delle Autorità.    
  Di lui si ricorda, oltre alle attività menzionate, quella di predicatore. 
     L’aspetto più significativo della sua esistenza, da segnalare in quanto permeò la sua vita tutta, fu la grande fede, grazie alla quale era in costante colloquio con Dio, e che, unita alla disponibilità verso gli altri, ne fece un pastore ancora ricordato da chi lo conobbe. 
P. Bommarco lo ricordava durante le vacanze a Cherso, mentre
“passeggiava” sul bel mare intorno alla cittadina leggendo un libro riparato dal sole da un telone bianco, seduto a bordo di un piccolo caiccio che azionava pedalando. Sembra che avesse inventato egli stesso il marchingegno, che gli consentiva di spostarsi lentamente ma comodamente fra la curiosità dei compaesani, abituati ai remi ed alla vela.



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Ultimo aggiornamento domenica 31 dicembre 2006