Borsa di studio Giuseppe Favrini per gli anni 2012 e 2013

 

 

 

La Borsa di Studio intitolata a Giuseppe Favrini è stata assegnata per il biennio 2012-2013, a pari merito, a due giovani laureati che si sono distinti, per gli ottimi risultati e per il percorso di studi scelto. Essi sono: il dott. Andrea Tamaro, laureato all'Università di Trieste in Scienze Statistiche e Informatiche con il massimo voto e iscritto, sempre all'Università di Trieste, alla laurea magistrale in Scienze Statistiche e Attuariali; la dott. Giuliana Tumia, laureata in lettere moderne con la lode all'Università di Trieste e, sempre a Trieste, iscritta alla laurea magistrale in Italianistica. Le radici dei due giovani sono istriane, rispettivamente di Pirano e di Albona, e i nonni partecipano all'attività dell’Associazione delle Comunità Istriane e ora speriamo che assieme ai nonni anche i nipoti partecipino alle attività della Comunità di Lussinpiccolo Nella valutazione degli assegnatari, è stata giudicata interessante la scelta della specializzazione in italianistica della dott. Tumia, per un possibile sviluppo futuro con auspicabili ricerche sulla cultura istro-veneta, come già accaduto con la prima assegnataria della borsa di studio, la dott. Marianna Deganutti, che in Inghilterra, dove attualmente lavora, promuove incontri di studio su autori istro-veneti; si è poi considerata con particolare favore la specializzazione in scienze statistiche e attuariali scelta dal dott. Tamaro, desiderando così ricordare l'attività di studio e di lavoro di Giuseppe, che è stato per molti anni attuario alle Assicurazioni RAS di Trieste. Ora avremo da festeggiare e seguire nel loro percorso i due giovani che abbiamo saputo erano stati compagni di scuola alle elementari per poi intraprendere strade diverse. Si aggiungeranno ai tre che hanno completato il loro cammino di studio assieme a noi: la dott. Marianna Deganutti, filosofa e linguista, la dott. Manuela Socolich, specializzata in scienze tributarie, e Sara Santini, prossimo medico, che, nell'ultima riunione del 24 marzo, ci ha indirizzato un saluto tramite la mamma Livia Martinoli, sempre attiva e presente. Fa piacere ripensare a queste esperienze, ci auguriamo di continuare la strada intrapresa, scegliere giovani meritevoli e accompagnarli per un pezzetto di strada.  

 

Giuliana Tumia 

 Sono nipote di due esuli istriani, Giuseppina Burul e Giuseppe Faraguna di Porto AlbGiuliana Tumiaona. Innanzitutto vorrei ringraziare la Comunità di Lussinpiccolo e in particolare la sig.ra Renata Fanin Favrini per avermi attribuito questa borsa di studio in memoria del marito Giuseppe Favrini. Sono molto contenta e onorata e mi dispiace profondamente di non poter essere presente oggi, in quanto impegnata in una rappresentazione teatrale nell’ambito del festival europeo “Teatro Lab” a Reggio Emilia. Ho pensato dunque di affidare la lettura della presentazione che ho scritto a uno dei miei familiari. Ho imparato a conoscere l’Istria attraverso le parole e il modo di vivere dei miei nonni e dei miei bisnonni materni. Il senso del dovere, il profondo sentimento di italianità,il valore del sacrificio e la propensione alla condivisione sono principi che ho imparato a scoprire dentro di me e a valorizzare, crescendo con questi meravigliosi nonni. Mia nonna Pina è nata e ha vissuto a Porto Albona fino al ’49: è lei che da anni, assieme al mio caro nonno Pino che non c’è più, ci ha raccontato le sue origini, le nostre origini con una capacità incredibile di descrivere un modo di vivere, un modo di essere che l’hanno resa quella che è e che sono stati trasmessi nell’educazione a mia madre e a mia zia. Se dovessi riportare tutto quello che mi ha raccontato in questi anni, non basterebbe un intero libro per racchiudere gli intensi ricordi che in questi anni ha voluto che fossero ben presenti nelle nostre menti: non mi stanco mai di ascoltare e riascoltare questi dipinti fatti di parole che, di volta in volta, assumono sfumature differenti a seconda di nuovi particolari aggiunti o di modulazioni della voce che tradiscono emozioni per niente assopite ma che si rinnovano ogni volta che ne parla. Dall’incanto di un paesaggio tra rocce e mare, dalla dolorosa scelta di abbandonare la casa natia pur di rimanere anche fisicamente nella propria Patria, dalle difficoltà di ricominciare dal nulla a costruirsi un futuro fino a quella commovente nostalgia per il suo paese e per la gente con cui è cresciuta: si conoscevano tutti, erano una grande famiglia sempre pronta a condividere con generosità e semplicità. Non esistevano le chiavi di casa tanto profonda era la fiducia che si riponeva in ciascuno. Tutti questi valori scorrono nella parole e nel sangue della mia famiglia come qualcosa che va coltivato, anche in una realtà odierna che sembra spesso dimenticare l’importanza delle esperienze condivise a favore di uno spietato individualismo. I racconti di mia nonna, i suoi insuperabili fusi istriani, i viaggi di mio nonno che era uomo di mare e lavorava con la società di navigazione Italia (e ancor prima quelli del mio bisnonno Bepi marinaio del Lloyd triestino), i loro sacrifici e il loro senso della famiglia hanno profondamente  impregnato il mio modo di essere. Fin da bambina ho sempre nutrito una reale propensione verso il mondo dei libri che per me rappresentano il piacere di una conoscenza condivisa, non solo nozionistica ma anche umana, proprio come i racconti di mia nonna. In questo momento di crisi della cultura letteraria, iscriversi ad una facoltà umanistica viene spesso vista come una scelta avventata e fuori da ogni logica economica. Proprio per ciò, a mio parere, questa non è una scelta ma una vocazione che richiede costanza ed entusiasmo. Per me leggere significa imparare ad ascoltare, aprirsi ad una pluralità di voci da padroneggiare attraverso una coscienza critica che si forma in itinere. Scrivere diventa lo strumento attraverso il quale si può comunicare qualsiasi tipo di informazione ed esperienza e nasce dalla necessità di condividere ciò che si studia, ciò che si immagina o semplicemente ciò che si vuole raccontare: è pura condivisione che si trasforma in eredità. Se nessuno si assume l’ormai troppo ripudiato onere di insegnare, di fare informazione, di raccontare arriveremo inevitabilmente ad una società muta e sorda e quindi umanamente insipida. C’è bisogno di comunicazione vera, proprio come quella con cui sono stata cresciuta. Motivo per cui mi dedico con grande passione e impegno anche al teatro, un’attività culturale che sempre di più viene posta ai margini perché concretamente poco proficua in un tale momento di crisi. Il teatro dona tanto a chi lo fa e a chi lo frequenta da spettatore. Nel mio caso il teatro è diventato attività concreta grazie al gruppo teatrale di cui faccio parte, Teatro Etoile Trieste, motivo per il quale oggi con mio grande dispiacere non posso essere con voi ma mi trovo a Reggio Emilia per una rappresentazione. Fare teatro diventa impegno per un obiettivo comune, voglia di trasmettere sentimenti e messaggi a coloro che assisteranno al frutto di mesi di lavoro, bisogno di raccontare e raccontarsi. Pertanto fermamente convinta del dovere di mantenere una comunicazione culturale e umana, da anni continuo a prodigarmi nell’attività teatrale e a perseguire gli studi umanistici animata da grande determinazione, passione e consapevolezza, fiduciosa del fatto che la nostra identità risieda in prevalenza in quello che i libri, il teatro, la memoria delle persone custodiscono.

Andrea Tamaro  

 Andrea TamaroSono nato a Trieste il giorno 12 ottobre 1989. Figlio di genitori triestini, nipote di nonni istriani da parte di padre: Anna Lubiana e Lorenzo Tamaro, rispettivamente da Cittanova e da Pirano. Due storie di vita difficili e segnate dal sacrificio e dalla voglia di realizzarsi, nonostante siano stati obbligati a ripartire da zero all’età di 17 anni. Ispirato dalla loro vita e dai loro valori, con addosso una forza di volontà che contraddistingue le popolazione istriane, fiumane e dalmate, ho raggiunto tutti gli obiettivi prefissati. Ora sto seguendo il corso di laurea magistrale in SCIENZE STATISTICHE E ATTUARIALI con ottimo profitto e spero di finire a breve il mio percorso di studi, che da oggi sarà accompagnato da una rinvigorita forza di volontà per non deludere chi, come la signora Favrini, crede e investe nel futuro di noi giovani studenti, con quel cuore e quel coraggio che contraddistinguono noi istriani, fiumani e dalmati. Un Grazie sentitissimo quindi alla signora Favrini per la sua generosità che segna quest’iniziativa in onore del professor Giuseppe Favrini. Un altro ringraziamento speciale devo farlo a tutta la mia famiglia che mi ha sostenuto negli studi e nella vita fino ad oggi e spero che continuino così.