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Foglio "Lussino" n.21
pagina 3 e 4

Don Nevio Martinoli è
stato inserito tra i cappellani del Santo Padre Benedetto XVI con decreto firmato il 31 agosto. Il titolo di Monsignore gli è stato conferito dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato del Vaticano, nel corso della cerimonia svoltasi sabato 9 settembre 2006 a Genova.
Monsignor Nevio Martinoli e i fratelli Cosulich di Genova alla Messa di Peschiera 2006.

 

Ancora su mio papà el Mirto Martinoli...                                           di Don Nevio   

   

     Sono tanti i ricordi e la mia memoria cerca di farsi strada e di mettere nero su bianco…
     Mio fratello Alfeo mi aiuta e sull’episodio della nave “Unione”, salvata da mio
padre Mirto, anche se centrata da un siluro a prua, ha trovato nella rivista “Marinai d’Italia” (maggio1994, n°45) l’articolo “L’epopea dei Convogli Navali Italiani nel Mediterraneo 1940-1945” in cui è scritto:
    
“...In aprile ebbero luogo due grosse operazioni che portarono in Libia molti materiali: l’operazione Lupo che portò a Tripoli le sei motonavi Lerici, UNIONE, Allegri, Monreale, Monviso e Bixio; durò dal 2 al 4 aprile e trasferì circa 1500 tonnellate di munizioni varie, 6190 t di carburante... e l’operazione Mira che impegnò dal 10 al 14 maggio sei grosse motonavi e precisamente Giuliani, Ravello, Bertani, Reichenfels, UNIONE, tutte di stazza tra 6000 e 8000 tonnellate che portarono a Tripoli uno dei maggiori carichi, giunti con un solo convoglio.”
     Altri riferimenti che ci interessano riguardano il mese di agosto 1942 nel corso
del quale molte unità mercantili andarono perdute: tra esse l’Istria del comandante Antonino Zotti, nato a Lussinpiccolo nel 1886, che il 27 agosto affondò con la sua nave nel Mediterraneo Orientale e venne decorato con la medaglia d’oro al valor militare, anche se era un civile.
     Nel mese di settembre del ’42 sono degni di segnalazione due episodi. A me interessa
il primo:
    
“la splendida operazione per lo meno marinaresca dell’equipaggio della nave da guerra Da Verrazzano che, di scorta alla Mn UNIONE, gravemente colpita e in procinto di affondare, non volle abbandonarla. Con una difficile, pericolosa, lunga manovra, riuscì ad agganciarla e a rimorchiarla in rada a Navarrino (Grecia).”
     Vi ricordate forse come ho descritto la situazione nel precedente Foglio Lussino?
     Non è stato il comandante della nave Da Verrazzano a fare la splendida manovra,
ma sotto il comando di mio papà, si poterono salvare capra e cavoli, cioè gli uomini dell’equipaggio che erano nel pensiero principale del Mirto e la nave dei Costa, suoi armatori.
     Di papà ricordo la precisione, talvolta anche esagerata, di scrivere dettagli che
allora mi sembravano inutili ma che ora mi commuovono, trovando qualche vecchio foglietto d’appunti, vedo scritto quante scarpene, quanti scombri, quanti modrasi aveva preso in una certa settimana. Non parliamo poi degli scombri, pescati in Veli Bog a panola, mentre uno vogava, l’altro panolava... altro che gommoni e motoscafi!
     E quante perussole, finchi, verdoni, gardei, lugari, montanari... e tutto questo avveniva nel tempo dell’uselanda. Partiva al mattino prestissimo, con qualche amico e tutto l’occorrente. Naturalmente il giorno prima passava un momento dall’Attilio Catich per “el viscio”.   
     Amava tanto gli uccellini, in particolare cardellini, verdoni e lucherini. Era interessante vederlo partire da casa quando era il momento dell’imbarco: in una mano la valigia con tutto l’occorrente, biancheria, divisa berretto... nell’altra la “gheba”, tutta fasciata nei fianchi da giornali, con gli uccellini, “perché se no a bordo non sentiva il loro canto”

 NOSTRI
INCONTRI DI
SAN MARTINO
A Trieste sabato 18
novembre 2006 alle
ore 16 per la S.
Messa nella Chiesa
di Santa Rita in via
Locchi e alle 17
nella sala
dell’Associazione
delle Comunità
Istriane di via
Belpoggio 29/2
A Genova martedì
14 novembre alle
ore 12 per la S.
Messa nella Chiesa
di Sant’Eusebio e
alle 13 il pranzo al
ristorante Gesino
da prenotare presso
la signora Vera
Bracco
0108363629 o
Mariella Quaglia
010383720.


 Pag.4  
    A proposito ancora di uccellini, rammento quante volte il comandante Marco Simicich, allora Primo Ufficiale a bordo dell’UNIONE, ricordava che, in uno dei viaggi da Bari a Durazzo, alla partenza da quest’ultimo, mentre si trovava a prua per il ritiro dell’ancora, vide mio padre che si sbracciava dal ponte di comando, facendo segni verso il cielo. Lui si impaurì, perché per il rumore della catena temeva di non aver sentito il rombo degli aerei. Subito el Mirto urlò: “Ferma tutto! Non senti il canto dello stormo di cardellini che stanno passando sopra di noi?!!!”
    Avrei tante cose da raccontare ma credo di aver esagerato nei particolari di casa mia e non so se agli altri possano interessare.
    Comunque di mio padre ho un grandissimo e grato ricordo, anche se poco del suo tempo lo trascorreva in casa e moltissimo lo dedicava alla navigazione, perché ha lasciato la sua impronta nel nostro modo di vivere, di trattare gli altri, di non interessarsi alle chiacchiere che possono offendere o far nascere liti tra famiglie e tanti altri piccoli segnali che rendono disponibili verso gli altri e alieni da diatribe e discussioni. Ogni volta che a Genova ho incontrato persone che lo avevano avuto come Ufficiale o Comandante, tutti lo ricordavano come una persona squisita. Quanto alla puntualità era veramente austriaco!
“Gli orari sono orari e si devono rispettare” - diceva sempre. I minuti lasciati a se stessi possono diventare ore e non bisogna mai far attendere gli altri.

 E io, se per qualunque motivo arrivo in ritardo, soffro dentro di me in modo impressionante, e sono contento quando sono io ad aspettare, non il contrario.
     Al proposito ricordo quanto mi è successo a Rodi, nel mio viaggio fatto con lui prima di entrare in Seminario.
     Mentre eravamo all’agenzia marittima, mio padre vede un piccolo manifesto che invitava a un’
Aida all’aperto a Rodi. Gli chiedo subito: “Non possiamo andare anche noi?” Lui si informa quando la nave sarebbe stata pronta per il carico: a mezzanotte. La fine dell’opera è prevista dopo l’UNA!
     “No, non posso perdere più di un’ora. La nave deve osservare i suoi orari. E, a mezzanotte, ero sul ponte di comando con lui; appena fuori dal porto mi fa: “Veramente si poteva anche andare all’opera e partire, una volta tanto, fuori orario”. Non vi dico cosa ho pensato in quel momento ma ora gli do ragione!
     Mio fratello Alfeo può raccontare la sua avventura, quando era imbarcato con lui come Allievo e arrivò in ritardo dopo aver fatto un giro in città. Si dovette arrampicare sull’ultima cima, perché all’osservazione del timoniere: “Comandante, arriva suo figlio!” rispose: “Staccate le cime!”
     Un abbraccio lussignano, Don Nevio

 

archivio Sergio de Luyk

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Ultimo aggiornamento giovedì 04 gennaio 2007