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Foglio "Lussino" n.19
pagina 14 e 15

Ancora sull’Istituto Nautico “Nazario Sauro”

Scrivo per dare una piccola notizia che sono certa farà piacere a tutti i lussignani, in particolare a quelli che hanno frequentato il glorioso Istituto Nautico della nostra bella isola.

IL CROCIFISSO DELLA SALA PROFESSORI
DEL VECCHIO ITALIANISSIMO “NAZARIO SAURO”
HA FINALMENTE TROVATO UNA DEGNA SISTEMAZIONE.

Quando, alcuni mesi fa, è arrivato il bel volume con la storia del nostro nautico, a me e a mia sorella Ina venne in mente che in soffitta, dentro un vecchio baule, doveva esserci il Crocifisso della Scuola e ci ricordammo di una lontana storia: nel 1945, le nuove autorità dell’isola l’avevano fatto “staccare” tra virgolette perché si tratta proprio di eufemismo, e chi allora c’era sa come vennero “staccati”. 
La sera di quel brutto giorno mio zio Stefano, che era da anni bidello della scuola, nel fare le pulizie rinvenne il crocifisso per terra, nella sala Professori, e con amore, lo raccolse e lo nascose sotto il camice. La statuetta del Cristo, in lega di stagno cava, aveva le ginocchia spezzate e le gambe pendevano attaccate al chiodo dei piedi, ma era il crocifisso della “sua” scuola e quindi un prezioso cimelio. Lo portò a casa e lo affidò a mio papà Michele che lo nascose nel baule che ci ha sempre seguite in questi sessant’anni.      Collegando i 200 anni del Nautico di Lussino con i 130 anni del Nautico di Camogli, che ricorrono quest’anno, mio marito che è Presidente della Società 
Capitani e Macchinisti Navali di Camogli di cui fanno parte numerosi Capitani della nostre terre, ha pensato di sistemare il Crocifisso nella sede della Società. E’ stato ben restaurato e sistemato al centro della parete del salone con apposto sotto un cartiglio con la scritta in oro:

 

ex ISTITUTO NAUTICO
“Nazario Sauro”
LUSSINPICCOLO
1855 - 1948

 

 

    Sono certa che la nuova collocazione pone il Crocifisso del nostro Nautico al riparo di ogni ulteriore ingiuria, presente e futura, in un ambiente caro alla marineria, tra tanti ricordi che hanno il profumo del mare.

Anita Krainz, Recco, 15 ottobre

 

 

 

 

 

 

 
 
Ecco una foto del portone della vecchia Nautica:
l'inferriata che proteggeva i vetri è deliziosa, rappresenta, per ogni anta, un'ancora Ammiragliato stilizzata, sullo sfondo di una dolce ondulazione di onde marine.
     Nella parte alta si potrebbe forse scorgere anche la stilizzazione di una imbarcazione e (forse con troppa audacia) anche un simbolo della Trinità. Povero portone, che misera fine sta facendo!!! 
     Il portone, nella sua semplice essenzialità, mi pare davvero delizioso: almeno questo si dovrebbe salvare dallo sfacelo dell'edificio.

Sergio de Luyk

 


                                                                                                                                   Pagina 15

Callisto Cosulich

    Discendente della grande dinastia di origini lussignane dei Cosulich, Callisto Cosulich è nato a Trieste il 7 luglio 1922. Fonda nel 1946 la sezione Cinema del Circolo di Cultura e delle Arti di Trieste, che dirige sino agli  inizi degli anni ’50. Tra i fondatori della Federazione Italiana Circoli del Cinema (FICC), ne diviene segretario Generale nel 1950, carica che mantiene fino al 1954. E’ stato critico cinematografico dei quotidiani “Il Giornale di Trieste”, “Paese Sera” ed “ Il Piccolo”; dei settimanali “Italia domani”, “ABC” (di cui è stato anche redattore politico e, dal 1970 al 1973, responsabile della redazione romana) e “Avvenimenti” (di cui è tuttora redattore). Collaboratore delle più importanti riviste di cinema (“Cinema”, “Cinema Nuovo”, “Cinema 60”, “Bianco e nero”,” Filmcritica”).

Ha scritto “La grande illusione”, “La scalata del sesso”, “Hollywood ‘70”, “I film di Alberto Lattuada”.  
Due volte in giuria a Venezia, una a Berlino, a Cracovia, a Mannheim, a Viareggio (Europa Cinema), a Courmayeur (Noir in Festival). Ha sceneggiato “I misteri di Roma”, “L’amore povero”, “Terrore nello spazio”, “Le sette meraviglie dell’amore”, Flashback”, “L’Isola” (film TV). Nel mese di luglio 2005 è uscito il libro “Il cinema secondo Cosulich” (Scritti di Callisto Cosulich sul “Giornale di Trieste” 1948-1953) curato da Roy Menarini pubblicato dall’Associazione di cultura cinematografica Sergio Amidei di Gorizia. Tra le prefazioni al bel volume riportiamo quella firmata da un altro triestino di origine lussignana, attivo, come Cosulich, nel campo del cinema e della cultura cinematografica, Mario de Luyk.

Un ricordo                                          di Mario de Luyk

Ho conosciuto Callisto Cosulich nei primi anni  ‘80, ai tempi in cui con Piero Percavassi organizzavo al cinema Ariston di Trieste il “Festival dei Festival”, una maratona cinematografica priva di finanziamenti pubblici ma molto amata e seguita dagli spettatori. In quell’occasione Callisto accettò di presiedere la nostra giuria. Perciò, alcuni anni più tardi, quando Callisto venne chiamato a far parte della Giuria della Mostra di Venezia, pensai con compiacimento che a quell’alto incarico era stato designato “uno dei nostri”. Sento Callisto Cosulich come “uno dei nostri” anche per svariati altri motivi, a partire dal suo cognome identico a quello della mia nonna materna, che sta ad indicare le comuni radici lussignane. Ma “uno dei nostri” Callisto lo è anche per le sue deviazioni dalle originarie tradizioni familiari, le sue come le mie saldamente legate alla marineria e all’armatoria ma lontane dal mondo delle muse, dagli impegni umanistici. E ancora Callisto come “uno dei nostri” per il suo anticonformismo critico e per la sua integrazione, sempre tendenziosa e originale, al mondo della cultura italiana rifuggendo dalle marginalità di stampo provinciale e nostalgico. Con Tullio Kezich, Tino Ranieri e Franco Giraldi, Callisto è stato uno dei ragazzi-prodigio che nella Trieste degli anni ‘40 e del G.M.A. studiavano e promuovevano il cinema al Circolo della Cultura e delle Arti, al Cinema del Mare, alla radio e sui quotidiani locali: era nata sul campo, fuori dall’università e dalle accademie, la scuola dei critici triestini. Una scuola che a sessant’anni di distanza continua ad essere viva e riconosciuta, grazie anche alla perdurante attività di questo nostro gagliardo e splendido ottantenne: el Callisto...

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Ultimo aggiornamento domenica 30 aprile 2006