Foglio "Lussino" n.19
pagina 14 e 15
Ancora sull’Istituto Nautico “Nazario Sauro”
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Scrivo per dare una
piccola notizia che sono certa farà piacere a tutti i lussignani, in
particolare a quelli che hanno frequentato il glorioso Istituto Nautico
della nostra bella isola. Quando, alcuni mesi fa, è
arrivato il bel volume con la storia del nostro nautico, a me e a mia
sorella Ina venne in mente che in soffitta, dentro un vecchio baule,
doveva esserci il Crocifisso della Scuola e ci ricordammo di una lontana
storia: nel 1945, le nuove autorità dell’isola l’avevano fatto
“staccare” tra virgolette perché si tratta proprio di eufemismo, e
chi allora c’era sa come vennero “staccati”.
ex ISTITUTO NAUTICO
Sono certa che la nuova collocazione pone il Crocifisso del nostro Nautico al riparo di ogni ulteriore ingiuria, presente e futura, in un ambiente caro alla marineria, tra tanti ricordi che hanno il profumo del mare. Anita Krainz, Recco, 15 ottobre
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Pagina 15
Callisto Cosulich
Discendente della grande dinastia di origini lussignane dei Cosulich, Callisto Cosulich è nato a Trieste il 7 luglio 1922. Fonda nel 1946 la sezione Cinema del Circolo di Cultura e delle Arti di Trieste, che dirige sino agli inizi degli anni ’50. Tra i fondatori della Federazione Italiana Circoli del Cinema (FICC), ne diviene segretario Generale nel 1950, carica che mantiene fino al 1954. E’ stato critico cinematografico dei quotidiani “Il Giornale di Trieste”, “Paese Sera” ed “ Il Piccolo”; dei settimanali “Italia domani”, “ABC” (di cui è stato anche redattore politico e, dal 1970 al 1973, responsabile della redazione romana) e “Avvenimenti” (di cui è tuttora redattore). Collaboratore delle più importanti riviste di cinema (“Cinema”, “Cinema Nuovo”, “Cinema 60”, “Bianco e nero”,” Filmcritica”).
Ha scritto “La grande illusione”, “La
scalata del sesso”, “Hollywood ‘70”, “I film di Alberto Lattuada”.
Due volte in giuria a Venezia, una a Berlino, a Cracovia, a Mannheim, a
Viareggio (Europa Cinema), a Courmayeur (Noir in Festival). Ha sceneggiato “I
misteri di Roma”, “L’amore povero”, “Terrore nello spazio”, “Le
sette meraviglie dell’amore”, Flashback”, “L’Isola” (film TV). Nel
mese di luglio 2005 è uscito il libro “Il cinema secondo Cosulich” (Scritti
di Callisto Cosulich sul “Giornale di Trieste” 1948-1953) curato da Roy
Menarini pubblicato dall’Associazione di cultura cinematografica Sergio Amidei
di Gorizia. Tra le prefazioni al bel volume riportiamo quella firmata da un
altro triestino di origine lussignana, attivo, come Cosulich, nel campo del
cinema e della cultura cinematografica, Mario de Luyk.
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Un ricordo di Mario de Luyk
Ho conosciuto Callisto Cosulich nei primi anni ‘80, ai tempi in cui con Piero Percavassi organizzavo al cinema Ariston di Trieste il “Festival dei Festival”, una maratona cinematografica priva di finanziamenti pubblici ma molto amata e seguita dagli spettatori. In quell’occasione Callisto accettò di presiedere la nostra giuria. Perciò, alcuni anni più tardi, quando Callisto venne chiamato a far parte della Giuria della Mostra di Venezia, pensai con compiacimento che a quell’alto incarico era stato designato “uno dei nostri”. Sento Callisto Cosulich come “uno dei nostri” anche per svariati altri motivi, a partire dal suo cognome identico a quello della mia nonna materna, che sta ad indicare le comuni radici lussignane. Ma “uno dei nostri” Callisto lo è anche per le sue deviazioni dalle originarie tradizioni familiari, le sue come le mie saldamente legate alla marineria e all’armatoria ma lontane dal mondo delle muse, dagli impegni umanistici. E ancora Callisto come “uno dei nostri” per il suo anticonformismo critico e per la sua integrazione, sempre tendenziosa e originale, al mondo della cultura italiana rifuggendo dalle marginalità di stampo provinciale e nostalgico. Con Tullio Kezich, Tino Ranieri e Franco Giraldi, Callisto è stato uno dei ragazzi-prodigio che nella Trieste degli anni ‘40 e del G.M.A. studiavano e promuovevano il cinema al Circolo della Cultura e delle Arti, al Cinema del Mare, alla radio e sui quotidiani locali: era nata sul campo, fuori dall’università e dalle accademie, la scuola dei critici triestini. Una scuola che a sessant’anni di distanza continua ad essere viva e riconosciuta, grazie anche alla perdurante attività di questo nostro gagliardo e splendido ottantenne: el Callisto...
